venerdì 18 maggio 2012
FINTE OFFERTE PER I MALATI DI SCLEROSI:FINANZA SMASCHERA TRUFFA A PERUGIA
Svelata truffa a Perugia. Avrebbero chiesto offerte per i malati di sclerosi multipla davanti ad ospedali e a centri commerciali di varie città d'Italia, raccogliendo 60 mila euro in tre mesi di attività illecita (a fronte di donazioni di 900 euro), secondo la guardia di finanza di Perugia, che ha arrestato undici persone (cinque le ordinanze in carcere, 6 ai domiciliari) e sequestrato decine di finte ricevute. «Una raccolta abusiva e truffaldina di offerte in denaro» - così l'hanno descritta le fiamme gialle perugine stamani in una conferenza stampa - che ha consentito anche di denunciare oltre cento collaboratori dell'organizzazione che, invitati dai promotori - come si evince da conversazioni telefoniche - ad agire «senza scrupoli», avvicinavano anziani ed altre persone nei pressi di vari ospedali, ottenendo offerte con la falsa motivazione di fare della beneficenza.
Fonte: http://www.leggo.it/news/cronaca/finte_offerte_per_i_malati_di_sclerosi_finanza_smaschera_truffa_a_perugia/notizie/180127.shtml
ROBERTA RAGUSA, RICERCHE DISPERATE:I SUB NEL POZZO A CASA DEL MARITO
I sub dei carabinieri stanno ispezionando il pozzo che si trova nel giardino della casa di Antonio Logli, il marito di Roberta Ragusa, la donna scomparsa la notte del 13 gennaio scorso, e indagato per omicidio volontario. La perlustrazione iniziata in tarda mattinata è tuttora in corso.
Proseguono, ma finora non hanno avuto esiti significativi, anche le ricerche nelle campagna e sulle montagne intorno a Gello di San Giuliano Terme (Pisa). I subacquei ieri hanno anche scandagliato i fondali del lago di Massaciuccoli ma non hanno trovato nulla di interessante, così come esito negativo hanno dato le perlustrazioni degli altri corsi d'acqua della zona.
In giornata i carabinieri del Tuscania hanno anche battuto a lungo la zona di Santallago sul Monte Serra, concentrandosi sulle aree più impervie. Intanto, sul fronte investigativo c'è da registrare un nuovo interrogatorio, effettuato ieri, di Sara Calzolaio, la giovane amante di Logli ed ex baby sitter dei figli, nonchè segretaria dell'autoscuola di famiglia, sentita come persona informata sui fatti.
L'esame, secondo fonti investigative, non avrebbe prodotto tuttavia elementi nuovi per le indagini. La donna avrebbe ribadito ciò che aveva già rivelato nei mesi scorsi, confermando di «essere innamorata» dell'uomo ma che la relazione clandestina, che durava da 7 anni, era sconosciuta a Roberta, la quale aveva sì dei sospetti sui possibili tradimenti del marito, ma non sulla ex baby sitter.
Fonte: http://www.leggo.it/news/cronaca/roberta_ragusa_ricerche_disperate_i_sub_nel_pozzo_a_casa_del_marito_foto/notizie/180129.shtml
Tagli sullo stato sociale: "Si toccano sempre i più deboli"
Tagli sullo stato sociale: "Si toccano sempre i più deboli"
„"Il problema va a colpire drasticamente tutti i disabili senza distinzione di gravità, di età, ne di categoria di invalidità (lavoro, per servizio militare e civile), presenti anche nel nostro territorio". L'Associazione Provinciale mutilati ed invalidi, venuta a conoscenza della decisione presa dal Governo Monti in merito ai tagli sullo stato sociale, sostiene la posizione assunta unitariamente dalla C.G.I.L., F.A.N.D., e F.I.S.H. Nazionale.
ANMIC a livello Nazionale si sta adoperando con tutti gli sforzi possibili per avere contatti con i Ministri competenti, nonché le forze Politiche Parlamentari che si metta fine ai tagli previsti. L'ufficio disabili della Cgil nazionale, la Fand (la Federazione delle associazioni dei disabili) e la Fish (Federazione italiana per il superamento dell'handicap) si schierano nettamente contro l'ipotesi di riforma dell'Isee, circolata in questi giorni.
Viene definita "inaccettabile qualsiasi ipotesi di ulteriore taglio allo stato sociale e alla dignità delle persone con disabilità. I tagli - spiegano - sono messi in conto con il pretesto di una riorganizzazione di tutto il sistema del Welfare italiano, ma è incomprensibile e inaccettabile che si parta sempre dai più deboli. In realtà, siamo alle solite: si continuano a tutelare le componenti più forti della società e nello stesso tempo si continuano a indebolire i cittadini già duramente colpiti dalla vita e che compiono veri e propri miracoli ogni giorno per assicurare a loro stessi e alle loro famiglie una vita dignitosa"
Tagli sullo stato sociale: "Si toccano sempre i più deboli"
„"In particolare - concludono Fand e Fish e Cgil - le nuove ipotesi di riforma dell'Isee prevedono di includere assegni, pensioni e indennità di accompagnamento nel computo generale dei redditi, infliggendo l'ennesimo durissimo colpo ai diritti di cittadinanza faticosamente conquistati in anni di lotte. Si tratta, infatti, di prestazioni economiche che garantiscono livelli essenziali di vita a persone che hanno perso la capacità di produrre reddito o non sono autosufficienti".
„"In particolare - concludono Fand e Fish e Cgil - le nuove ipotesi di riforma dell'Isee prevedono di includere assegni, pensioni e indennità di accompagnamento nel computo generale dei redditi, infliggendo l'ennesimo durissimo colpo ai diritti di cittadinanza faticosamente conquistati in anni di lotte. Si tratta, infatti, di prestazioni economiche che garantiscono livelli essenziali di vita a persone che hanno perso la capacità di produrre reddito o non sono autosufficienti".
Fonte:
http://www.forlitoday.it/cronaca/tagli-sullo-stato-sociale-si-toccano-sempre-i-piu-deboli.html
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Parto sbagliato, nasce cieca e disabile L’Usl risarcisce 1,5 milioni di euro
Il ginecologo aspetta troppo tempo per eseguire il taglio cesareo provocando alla nascitura una «asfissia cerebrale grave» che l’ha resa per sempre invalida. A dieci anni di distanza, l’Usl 7 ha risarcito i famigliari della piccola con un milione e mezzo di euro, dopo una causa civile che si è protratta per oltre cinque anni. Sotto accusa per grave errore medico, il ginecologo che quel giorno dell’ottobre 2002 aveva assistito la madre della piccola durante il travaglio. Un parto che si prospettava sereno quello della donna, dopo una gravidanza tranquilla e senza problemi. «Ma il travaglio si è improvvisamente complicato e il medico - secondo l’accusa dei genitori -, invece che ricorrere tempestivamente al taglio cesareo, aveva preferito protrarre i tentativi per far nascere la piccola per via vaginale, senza rendersi conto che il feto stava presentando una sofferenza fetale acuta a causa della grave asfissia provocata dal mancato afflusso di sangue al cervello».
Alla fine il medico aveva allertato la sala e, lui stesso, in pochi minuti aveva eseguito il cesareo. La nascitura però, ha subito un danno cerebrale irreversibile che le ha provocato la totale inabilità. La piccola è infatti tetraplegica e cieca, e ha bisogno di assistenza 24 ore su 24. La causa civile è iniziata nel luglio del 2007, ed è andata avanti per cinque anni con perizie e controperizie l'esito delle quali non lascia dubbi: «Da parte dell’ostetrico vi fu un ritardo di attivazione della sala operatoria, ritardo che può aver causato il protrarsi della asfissia "acuta" neonatale ». Un ritardo che, secondo i genitori della piccola e dei suoi legali Giacomo Caldart e Stefano Arrigo, va imputato ad errore del ginecologo che seguì il parto: il tempestivo ricorso al taglio cesareo avrebbe, con ogni probabilità, evitato la «sofferenza fetale acuta ». Una causa civile difficile per la famiglia, per le pesanti implicazioni psicologiche che ha comportato e che si è conclusa, a pochi giorni dall’ultima udienza, con un accordo tra i genitori della piccola e l’assicurazione dell’Ulss 7. «Non c’è somma che possa adeguatamente risarcire danni di questa portata e di questo genere - commenta l'avvocato Caldart -. La piccola, che oggi ha quasi dieci anni, viene amorevolmente accudita dalla mamma e dal papà, ha frequentato la scuola di infanzia, risponde con il sorriso a qualsiasi stimolazione uditiva e sonora. E’ una bella bambina, affettuosa e dolce. Ma non potrà mai, purtroppo, parlare, giocare, studiare e vivere come gli altri suoi coetanei».
Milvana Citter
giovedì 17 maggio 2012
COSTRINGE LA CONVIVENTE A GUARDARE UN PORNO, POI LA STUPRA. CONDANNATO
GROSSETO - Un ventottenne di Orbetello è stato condannato a sette anni e quattro mesi per violenza sessuale continuata nei confronti della convivente di 26. La coppia ha un figlio e l'uomo è stato interdetto dalla patria potestà per tutta la durata della pena alla quale lo hanno condannato i giudici grossetani.
Il rapporto tra i due si era deteriorato anche a causa della gelosia dell'uomo. Al ritorno da un periodo di assenza da casa lui ha cercato più di avere rapporti sessuali usando la forza.
Il culmine della violenza nel gennaio scorso quando l'uomo ha preso a schiaffi la giovane e l'ha costretta a vedere un film porno prima di violentarla. La donna non ha denunciato subito l'uomo, ma quando è andata al pronto soccorso per farsi medicare le ferite ha ceduto e ha raccontato tutto.
Fonte:http://www.leggo.it/news/cronaca/costringe_la_convivente_a_guardare_un_porno_poi_la_stupra_condannato/notizie/180053.shtml
LA DISABILITÀ DIMENTICATA
‘Mio figlio è grave e non può restare a casa. Già abbiamo moltissimi problemi da affrontare e i tagli non possiamo piangerli noi che siamo i più deboli’. E’ l’accorato grido di aiuto e di protesta di un genitore per l’improvvisa interruzione del servizio di trasporto disabili in due grossi centri di riabilitazione (Aias e Villa Nave) del palermitano.
Non ci sono più fondi per retribuire gli operatori e il Comune, in attesa del prossimo bilancio, chiude i battenti! Nel frattempo un centinaio di disabili, privati di questo prezioso servizio, saranno costretti a rimanere a casa e ad interrompere la loro terapia (per molti di essi indispensabile).
‘Non abbiamo i soldi per accompagnare i nostri figli’ riferisce tra le lacrime la mamma di un giovane disabile; e un altro genitore dichiara con grave amarezza: ‘Senza queste cure mia figlia morirà’. Una situazione davvero drammatica per queste persone bisognose di cure sanitarie e per gli operatori rimasti senza lavoro.
‘Purtroppo – afferma Rossella Mancuso, dirigente del servizio Interventi socio assistenziali ed integrazione sociale – nel bilancio sono stati disposti pochi fondi che sono finiti. Bisogna aspettare che il nuovo consiglio comunale approvi il prossimo bilancio’.
In questa e in tantissime altre circostanze è possibile comprendere quanto sia importante per una città come Palermo poter contare su un’amministrazione comunale efficiente e vicina ai bisogni concreti dei cittadini, soprattutto per quelle persone che vivono in condizioni svantaggiate.
I palermitani, proprio in queste settimane, invocano un Sindaco degno di portare questo nome, un amministratore della città capace di omettere i propri interessi economici per far fronte alle emergenze (per lungo tempo trascurate) di una Palermo sempre più vergognosamente abbandonata a se stessa.
Fonte: http://www.medeu.it/notizia.php?tid=2085
Bologna, lettera aperta di una giornalista disabile/ Valeria Alpi racconta l’esperienza con i T-days: distanze eccessive, piazzole temporanee non a misura, fermate scomode
BOLOGNA - Dal 12 maggio la pedonalizzazione della T (via Ugo Bassi, via Rizzoli, via Indipendenza) sarà permanente nei fine settimana. Fin dall’annuncio della decisione da parte dell’amministrazione comunale, le associazioni dei disabili hanno fatto sentire la propria voce per lamentare le difficoltà di accesso al centro. Per sabato 19 maggio dalle 11 alle 15 è in programma una protesta dei disabili con possibile sciopero della fame. Ma c’è anche chi sabato scorso ha deciso di andare in piazza e provare di persona la pedonalizzazione, verificando i servizi messi a disposizione dal Comune e le difficoltà. Valeria Alpi, giornalista disabile di Bandiera Gialla, ha provato i T-days e ha scritto una lettera aperta in cui “cerco di riportare le informazioni e le richieste alla loro giusta posizione: sono stati fatti diversi sbagli, come nel caso delle piazzole, ma si può migliorare e, anche se ci vorrà del tempo, credo che i T-days potrebbero essere un’occasione per migliorare la città anche negli altri giorni”. Il tema è complesso, viste anche le diverse esigenze delle persone disabili. “Credo vada migliorata la comunicazione tra famiglie, associazioni e istituzioni – scrive – I problemi delle persone disabili sono tanti e non è stato piacevole non trovare ascolto da parte delle istituzioni: è anche vero che finché questi T-days non si provano sul campo, come possiamo effettivamente dire quali problemi ci sono e proporre delle soluzioni?”. È per questo che la giornalista invita i disabili a uscire e a fare un resoconto delle difficoltà che incontrano. “Protestare e basta non ci rende più ‘ascoltabili’ da parte delle istituzioni – precisa – Che dovrebbero comunque avere un orecchio più sensibile…”.
Non tutti i disabili sono uguali. “Nella preparazione dei T-days, l’assessore alla Mobilità, Andrea Colombo, ha fatto alcune valutazioni tipiche di chi non conosce appieno la disabilità – continua Valeria Alpi nella lettera – dando per scontato, ad esempio, che i disabili abbiano sempre un accompagnatore o che si spostino sempre su sedia a ruote”. Non tutti i disabili hanno una persona che li accompagna, che spinge la sedia a ruote o guida la macchina per loro: ci sono disabili autonomi che spingono da soli la propria sedia a ruote o che camminano. Come nel caso di Valeria Alpi. “Ma per me 600 metri in più equivalgono a mezz’ora di cammino”. Perciò anche se i luoghi di sosta accessibili sono vicini al centro, distanze e tempi si allungano. “Alcune associazioni hanno fatto sentire la loro voce durante la programmazione dei T-days sulle distanze, ma non sono state ascoltate – continua la lettera – e credo che la comunicazione di tutti, sia di Colombo che dei disabili, abbia commesso degli errori”. Alpi suggerisce, quindi, di non calcolare le distanze in metri ma in tempo di percorrenza e verificare quanto questo tempo incide sulla fatica di una persona disabile.
Un altro servizio verificato da Valeria Alpi è stato quello delle piazzole handicap. Il Comune aveva, infatti, annunciato di crearne 12 nuove in piazza Roosevelt. Ma, come fa notare la giornalista, “non si tratta di piazzole handicap, ma dell’area riservata alla fermata dell’autobus che durante i T-days è libera perché gli autobus non circolano”. Si tratta però di “piazzole” non a misura, senza contare, che “non essendoci i contrassegni sull’asfalto, come si fa a dire che sono 12?”. Alpi segnala, inoltre, che questi spazi hanno difetti di accessibilità: non hanno lo spazio regolamentare per far scendere una pedana dal retro dell’auto per scaricare le sedie a ruote, sono scomode dal lato passeggero essendoci il gradino del marciapiede e il portico che intralciano. Si tratta di parcheggi improvvisati per il weekend. “Il lunedì successivo, Colombo si è detto soddisfatto delle sue 12 nuove piazzole perché non sono mai state riempite del tutto per cui sufficienti per i disabili – continua la lettera – ma la smettiamo di chiamarle piazzole?”.
“Ho controllato le navette che durante i T-days caricano le persone dal parcheggio sotterraneo del Sant’Orsola per portarle in centro – spiega Alpi – Ne ho aspettate 3 e tutte avevano la pedana per le sedie a ruote”. Ma anche se si è scelto di far circolare mezzi accessibili, i problemi rimangono: le fermate sono scomode, hanno dislivelli, paletti di ferro che impediscono il passaggio, gli autisti non sempre fanno scendere la pedana nel modo e nel punto giusto. E gli stessi parcheggi sotterranei non sono accessibili a tutti. “Come faccio a spiegare alla cassa automatica che ho il contrassegno handicap?”. Insomma, continua Alpi, “ho girato in tutta Europa e ho sempre trovato mezzi pubblici accessibili, in Italia e a Bologna purtroppo sono costretta a prendere la macchina: se gli autobus fossero davvero accessibili anche in autonomia dai disabili, non sarebbe un problema parcheggiare fuori dal centro e poi spostarsi con i mezzi pubblici, ma non è così e in molti casi la macchina non è solo un lusso che ci vogliamo concedere o una forma di pigrizia, spesso è il nostro unico mezzo”.
Un altro servizio verificato da Valeria Alpi è stato quello delle piazzole handicap. Il Comune aveva, infatti, annunciato di crearne 12 nuove in piazza Roosevelt. Ma, come fa notare la giornalista, “non si tratta di piazzole handicap, ma dell’area riservata alla fermata dell’autobus che durante i T-days è libera perché gli autobus non circolano”. Si tratta però di “piazzole” non a misura, senza contare, che “non essendoci i contrassegni sull’asfalto, come si fa a dire che sono 12?”. Alpi segnala, inoltre, che questi spazi hanno difetti di accessibilità: non hanno lo spazio regolamentare per far scendere una pedana dal retro dell’auto per scaricare le sedie a ruote, sono scomode dal lato passeggero essendoci il gradino del marciapiede e il portico che intralciano. Si tratta di parcheggi improvvisati per il weekend. “Il lunedì successivo, Colombo si è detto soddisfatto delle sue 12 nuove piazzole perché non sono mai state riempite del tutto per cui sufficienti per i disabili – continua la lettera – ma la smettiamo di chiamarle piazzole?”.
“Ho controllato le navette che durante i T-days caricano le persone dal parcheggio sotterraneo del Sant’Orsola per portarle in centro – spiega Alpi – Ne ho aspettate 3 e tutte avevano la pedana per le sedie a ruote”. Ma anche se si è scelto di far circolare mezzi accessibili, i problemi rimangono: le fermate sono scomode, hanno dislivelli, paletti di ferro che impediscono il passaggio, gli autisti non sempre fanno scendere la pedana nel modo e nel punto giusto. E gli stessi parcheggi sotterranei non sono accessibili a tutti. “Come faccio a spiegare alla cassa automatica che ho il contrassegno handicap?”. Insomma, continua Alpi, “ho girato in tutta Europa e ho sempre trovato mezzi pubblici accessibili, in Italia e a Bologna purtroppo sono costretta a prendere la macchina: se gli autobus fossero davvero accessibili anche in autonomia dai disabili, non sarebbe un problema parcheggiare fuori dal centro e poi spostarsi con i mezzi pubblici, ma non è così e in molti casi la macchina non è solo un lusso che ci vogliamo concedere o una forma di pigrizia, spesso è il nostro unico mezzo”.
martedì 15 maggio 2012
Violenza sulle donne,dati allarmanti VIDEO La casa di Ester
Dall'inizio del 2012 (si parla di soli 5 mesi!) sono 59 le donne uccise dal partner o dall'ex partner. Il dato è in vertigionoso aumento: nel 2011 sono state 100 (significa che quest'anno, a maggio, hanno già superato la metà del numero dello scorso anno), mentre cinque anni fa, nel 2007, il numero era "fermo" a 29.
Senza contare che l'omicidio è solitamente l'ultima fase di un percorso fatto di abusi e maltrattamenti. Secondo i dati diffusi dall'Istat nel dicembre 2011, lo scorso anno sei milioni di donne hanno subito violenze fisiche e sessuali. La maggior parte delle violenze accadono tra le pareti domestiche: il 69,7% degli stupri è opera del partner, il 17,4% da un conoscente e "solo" il 6,2% è invece opera di estranei. Il rischio di subire uno stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima.
Ma uno dei dati più allarmanti è senza dubbio la percentuale delle donne che non denunciano uno stupro o un maltrattamento: sempre secondo l'Istat, il 95% delle vittime non denuncia la violenza subita.
I dati sono davvero allarmanti. E la tragedia delle donne vittime di violenza non andrebbe mai dimenticata. Per questo oggi vi proponiamo il trailer di La casa di Ester, un cortometraggio che si occupa proprio di questo tema.
Diretto e sceneggiato dal regista toscano Stefano Chiodini (già vincitore di diversi festival con altri lavori) e interpretato da Sergio Albelli e Cecilia Dazzi, il corto è stato prodotto da Mood Film e realizzato in collaborazione con Olympia de Gouges, un centro antiviolenza con sede a Grosseto. In 15 minuti, il regista racconta la storia di una donna maltrattata dal partner.
«Il tema della violenza sulle donne è ancora troppo poco trattato nel mondo cinematografico», ha dichiarato Stefano Chiodini. «Fortunatamente io non ho avuto esperienze dirette con queste tematiche, ma quando sono entrato in contatto con l'associazione Olympia de Gouges ho capito che era importante porre l'attenzione su questo problema che purtroppo riguarda ancora troppe donne».
«Inizialmente il centro antiviolenza di Grosseto mi chiese di realizzare un documentario a scopo didattico per sensibilizzare gli studenti sul problema», ha raccontato il regista. «Nella mia testa, però, ha subito preso forma l'idea de La casa di Ester, così l'ho proposta all'associazione e abbiamo iniziato a lavorare insieme al progetto. Durante la realizzazione del corto sono entrato in contatto con questa realtà, comprendendo che il problema è profondo e radicato».
«Molto spesso la violenza sulle donne è primariamente psicologica», ha detto Chiodini. «Il legame tra la vittima e il partner violento sembra quasi indissolubile. Per spezzarlo e scrollarsi di dosso il giogo psicologico ci vuole un'enorme forza di volontà e, spesso, l'aiuto di realtà come Olympia de Gouges. Spero davvero che La casa di Ester possa aiutare chi lo guarda a riflettere su quest'emergenza».
Di Francesca Porta
Caso Orlandi, analisi sull'ossario. Si cercano tracce di Emanuela
Duecento cassette e un sacco di juta pieni di ossa, conservati dopo un restauro avvenuto nel 2005. Una sorta di grande cimitero sotterraneo, che ha costretto gli uomini della polizia scientifica a un surplus di lavoro. Ci vorrà almeno una settimana per analizzarle tutte. E gliesperti della questura dovranno controllarle una per una, perché se è stato immediatamente accertato che nel sarcofago alto quasi due metri, c’era il corpo mummificato di Enrico De Pedis, non si sa a chi quelle ossa potrebbero appartenere.
NELLA TOMBA IL CORPO DI DE PEDIS
Ossa in un sacco. E soprattutto come mai alcune ossa siano custodite dentro un sacco e non nella cassetta. La basilica di Sant’Apollinare ospitava un cimitero prenapoleonico e potrebbero risalire a 2-300 anni fa. Ma quando si parla di Emanuela Orlandi e della sua misteriosissima scomparsa, ogni cosa diventa un giallo. E così la scoperta dell’ossario ha lasciato tutti per ore con il fiato sospeso, anche perché, in un primo momento, sembrava che la cassetta fosse stata recuperata all’interno della bara di Renatino. Poi è arrivato il chiarimento: si trovavano dietro un tramezzo che è stato abbattuto e che era stato costruito con il restauro. L'ossario, infatti, è stato risistemato e bonificato per riparare ai danni del tempo e dell'umidità. E in quell'occasione i resti sono stati collocati in cassette zincate.
L'ossario nella basilica di Sant'Apollinare. La sua presenza in quest'area della chiesa sarebbe legata al fatto che un tempo nella zona attigua all'edificio sacro c'era il collegio germanico-ungarico. Molti seminaristi, studenti o sacerdoti che studiavano nel collegio, ma anche esponenti di famiglie facoltose che pagavano per questo, vennero sepolti proprio lì. Ma quando intervennero le leggi napoleoniche, che ai primi dell'Ottocento vietarono le sepolture nelle chiese, i resti furono trasferiti nella cripta. L’ambiente è preceduto da un'area adibita a magazzino dopo la quale c'era un muro tirato di recente. Il muro che è stato abbattuto ieri.
Per avere risultati precisi bisognerà aspettare gli esami macroscopici, anche se a occhio nudo è già possibile stabilire quali siano le ossa più antiche. I test del dna verranno effettuati solo su alcune, di cui sembra dubbia la datazione. Tutti gli accertamenti verranno eseguiti sul posto, «fatta eccezione per quelli molecolari».
La decisione della Procura di perquisire la basilica. A far decidere alla procura che era arrivato il momento di andare a vedere cosa ci fosse dentro quella bara, è stata una telefonata arrivata alla trasmissione «Chi l’ha visto?» a settembre del 2005. Già nel ’97 Il Messaggero aveva dato la notizia della sepoltura di De Pedis in quella chiesa, ma a far muovere i pm furono le dichiarazioni di un uomo che diceva anonimamente al telefono: «Per trovare la soluzione al caso di Emanuela Orlandi andate a vedere chi è sepolto nella cripta della basilica di Sant’Apollinare, e del favore che Renatino fece al cardinal Poletti, all’epoca». In seguito anche l’ex amante del boss, Sabrina Minardi, decise di parlare con i magistrati e rivelò che a sequestrare la figlia del commesso vaticano era stato proprio De Pedis.
Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, circa due anni fa, ha effettuato un sopralluogo nella cripta. Una visita che è stata organizzata in maniera informale, dopo l'audizione come persona informata sui fatti, di don Pedro Huidobro, attuale rettore della basilica che ha collaborato all'iniziativa. A costruire la tomba, simile a quelle papali, era stato proprio uno dei marmisti della Santa Sede. L’inchiesta è ripartita con interrogatori e sopralluoghi e tuttora risultano indagati Sergio Virtù, Angelo Cassani, detto Ciletto, Gianfranco Cerboni, detto Gigetto, tutti ex componenti della gang che ha infiammato la capitale tra gli anni Settanta e Ottanta. Durante il sopralluogo, il pm ha anche scoperto che dalla cripta, attraverso dei cunicoli sottostanti ora chiusi, si poteva raggiungere la vicinissima scuola di musica frequentata da Emanuela. Quella dove è stata vista per l’ultima volta.
Fonte: http://www.ilmessaggero.it/roma/caso_orlandi_analisi_sulossario%20si_cercano_tracce_di_emanuela/notizie/196118.shtml
IN ITALIA UN BIMBO SU 4 È A RISCHIO POVERTA'
Secondo l’ong “Save The Children”, 1 minore su 4 oggi in iTalia, pari al 22,6% dei bambini, è a rischio povertà, vive cioè in famiglie con un reddito troppo basso per garantirgli ciò di cui avrebbe bisogno . Un dato che è il più alto degli ultimi 15 anni, con una crescita del 3,3% rispetto al 2006, con un differenziale rispetto agli adulti a rischio povertà dell’8,2% (gli over diciotto in condizione di forte disagio economico sono infatti il 14,4% della popolazione italiana). Un dato che schizza a livelli mai registrati finora nel caso di bambini figli di madri sole - per i quali l'incidenza di povertà sale al 28,5% - e nel caso in cui il capofamiglia abbia meno di 35 anni: in questi nuclei 1 figlio su 2 è a rischio povertà.
Il Sud e le Isole sono le aree del paese a più alta incidenza di povertà, che raggiunge rispettivamente quasi il 40% (con quasi 2 minori ogni su 5 a rischio povertà) e il 44,7%.
Italia agli ultimi posti in Europa per risorse alla famiglia
A fronte di ciò l’Italia è agli ultimi posti in Europa per finanziamenti a favore delle famiglie, infanzia e maternità con l’1,3% del Pil contro il 2,2% della media europea. Mentre purtroppo vanta altri primati negativi - dall’evasione fiscale alla corruzione - che, negli anni hanno sottratto risorse preziose alle centinaia di migliaia di minori che ne avrebbero avuto diritto e bisogno. «Mentre si parla tanto e giustamente dello spread fra i titoli pubblici italiani e quelli tedeschi mai si sente parlare di quest’altro spread che riguarda la povertà e in particolare, la povertà minorile. I dati ci dicono infatti che negli ultimi 15 anni, con un intensificarsi del fenomeno fra il 2006 e il 2010, la povertà ha colpito più di tutti e con crescente intensità i bambini», dichiara Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. «Ciò significa che non è stato fatto il necessario per evitare questa terribile deriva che colpisce proprio coloro - i bambini e gli adolescenti - che rappresentano il presente e il futuro del paese. Basti pensare che fino ad oggi, non solo l’Italia non si è data obiettivi mirati circa la riduzione della povertà minorile, ma non esiste nessun piano di intervento al riguardo», prosegue.
La campagna "Ricordiamoci dell'infanzia"
«Per questo abbiamo deciso di lanciare per tutto il mese di maggio “Ricordiamoci dell’infanzia”, una nuova campagna in aiuto all’infanzia a rischio in Italia che si rivolge prima di tutto al Governo ma intende coinvolgere anche singoli cittadini, imprese, il mondo della cultura e dell’informazione. Perché è necessaria una inversione di rotta. Abbiamo elaborato delle proposte concrete e sostenibili dal punto di vista finanziario, anche in tempi di crisi. Anzi, proprio perché c’è la crisi è indispensabile attivare subito un piano nazionale di lotta alla povertà minorile. Save the Children, dal canto suo, opera da anni in Italia a favore dell’infanzia e dal 2011 ha avviato un programma quinquennale che prevede il rafforzamento delle attività, con interventi nel settore della povertà minorile, della protezione dei minori a rischio di sfruttamento - come i minori stranieri non accompagnati -, dell’educazione e la scuola, dell’uso delle nuove tecnologie, della tutela dei minori nelle emergenze»,
Fonte: (Metro)
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