lunedì 21 maggio 2012

ROMA, ANCORA UN SUICIDO PER LA CRISI:SESSANTENNE SI IMPICCA IN CASA



Ancora un suicido dettato dalle difficoltà economiche esasperate dalla crisi. Un romano di circa 60 anni si è impiccato all'interno della sua abitazione, nella Capitale. Alla base del gesto ci sarebbero problemi economico-finanziari del 60/enne. L'episodio è avvenuto in via Giuseppe Arimondi, alla periferia di Roma.

Fonte: Leggo 

PISA, ADESCAVA RAGAZZINI SU FB:ARRESTATO L'AUTISTA DELLE GITE


 Un autista di una ditta di autotrasporto specializzata in gite scolastiche, pisano di 38 anni,  è stato arrestato per pedofilia al termine di un'indagine condotta dalla polizia postale e durata più di un anno che ha permesso anche di rintracciare 8 vittime che hanno confermato le violenze subite. L'uomo, utilizzando diversi profili registrati su Facebook, adescava le vittime su internet (ragazzini tra i 13 e i 17 anni) e poi abusava di loro in parcheggi o altre aree appartate della zona. L'uomo era già stato processato in passato per lo stesso genere di reati, ma fu prosciolto. Questa volta gli inquirenti gli hanno sequestrato a casa, sul suo computer e sui suoi telefonini, centinaia di immagini pedopornografiche scattate alle vittime, tra queste anche immagini dei nipotini (figli di sua sorella) che convivevano nello stesso appartamento. Il pedofilo entrava in contatto con i ragazzini fingendo di essere un loro coetaneo registrando account falsi sul social network e ben presto si rivelava chiedendo e ottenendo prestazioni sessuali promettendo in cambio 'regalì: ricambi di motorini, ma anche Iphone e Ipad, in realtà mai consegnati. Le vittime accertate e rintracciate dai poliziotti sono 8, tutti maschi dell'hinterland pisano e in età compresa tra i 13 e i 17 anni, ma il sospetto è che l'aguzzino, ora rinchiuso in isolamento nel carcere Don Bosco di Pisa, abbia abusato di molti altri ragazzini. In un caso aveva addirittura intrapreso una relazione sentimentale con la madre di un sedicenne, proprio per avvicinarsi a lui e poterlo molestare più facilmente.

Fonte: Leggo news

Terremoto Emilia, 4.500 gli sfollati. Notte di paura nelle tendopoli



Notte di paura nelle tendopoli allestite in Emilia Romagna per il tremendo terremoto che ha colpito il Nord est nella notte tra sabato e domenica scorsa. In tanti hanno dormito in macchina e nei parcheggi dei supermercati. Salgono intanto a 4.500 gli sfollati.

Notte di paura per gli sfollati. Il maltempo e le temperature che a Modena e a Ferrara sono scese fino a 12 gradi non hanno aiutato gli sfollati e non aiuteranno gli uomini della Protezione civile, i Carabinieri, i vigili del fuoco e le altre forze dell'ordine che si stanno occupando incessantemente di mettere in sicurezza i cittadini nelle aree più colpite, allestendo tende, cucine da campo e punti di accoglienza.

A RISCHIO 5.000 POSTI DI LAVORO

Tra i paesi più in difficoltà ci sono Sant'Agostino, nel ferrarese, e Finale Emilia, piccolo Comune modenese il cui centro storico è stato letteralmente raso al suolo. Ma in tutta la campagna emiliana gli edifici più vecchi si sono sbriciolati, trasformandosi in cumuli di mattoni. La priorità ora è offrire un riparo, cibo, acqua e assistenza ai circa 3 mila sfollati che non possono tornare nelle loro abitazioni perchè crollate o dichiarate inagibili. Secondo i primi calcoli almeno 900 le persone che stanotte hanno dormito fuori casa.

ARRIVANO GLI SCIACALLI

Messi a disposizione tre alberghi. Circa 400 le persone residenti in alcuni comuni della Bassa modenese che hanno dormito in tre alberghi di Modena, grazie alla solidarietà e alla collaborazione della Feralberghi modenese. Molti quelli che nelle città hanno dormito in auto per strada, mossi anche dalla paura rinnovata dal cosiddetto sciame di assestamento.

LA TERRA TREMA ANCORA: 100 SCOSSE

Aiuti da tutte le regioni. «Nei comuni più colpiti, Mirandola, Finale Emilia, San Felice sul Panaro, Cavezzo e Camposanto, tutti in provincia di Modena, siamo intorno alle 4mila richieste di aiuto. Noi stiamo allestendo, in collaborazione con i primi aiuti che giungono dalle altre Regioni, circa 3mila posti letto in tende riscaldate, con servizi igienici e cucine, integrati con l'allestimento di altri centri d'accoglienza in strutture fisse» afferma al Messaggero il capo della Protezione civile in Emilia Romagna illustrando la situzione di emergenza della zona terremotata.

Hanno paura. Pochissimi hanno dormito nelle proprie case la scorsa notte a Finale Emilia, la cittadina in provincia di Modena dove poco più di 24 ore fa la terra ha tremato e ancora continua a farlo. È qui l'epicentro del sisma che ha scosso e continua a scuotere il Nord-Est.


I parchi, le aree pubbliche, le piazze sono spazi aperti dove le automobili sono diventate camera da letto, cuccia, riparo. Riuscire a prendere sonno è stato doloroso. «Come si fa a dormire mentre succede tutto questo», dicono i più. In paese, e per un raggio di circa 20 km, è tutto chiuso. Cenare è stato arduo per chi non ha voluto rimettere piede in casa. Qualche pizzeria ha fatto gli straordinari col take away. Qualche ristorante non ha potuto servire da mangiare perchè il personale ha preferito starsene alla larga da tetti e mura.

Nel palasport tensione quando, intorno alle tre, sono state avvertite nuove scosse. Qui sono stati smistati i senza-tetto che hanno anche bisogno di assistenza personale: anziani soprattutto, ma anche tanti immigrati. Intorno alle quattro qualcuno ha cominciato ad avvertire freddo, forse anche per la stanchezza. Tutti hanno continuato a chiedersi il perchè : «Qui non è mai successa una cosa del genere». Una dottoressa ha trascorso la notte rassicurando e parlando con tutti; una ragazzina con il suo cagnolino bianco ha atteso fino all'alba la mamma in turno da volontaria. Ah, i volontari. Un esercito silenzioso. Tutti hanno avuto paura nella notte tra sabato e domenica scorsa. Anche loro, ma non sono bastate cento e più scosse per fermarli. Riescono anche a sorridere versando l'ennesimo caffè caldo, tra un tremore della terra e l'altro.

Per quanto riguarda gli sfollati, «ai 4mila del Modenese - spiega - se ne aggiungono altri 350-400 della provincia di Ferrara, nei Comuni di Bondeno, San'Agostino e Mirabello. Questi sono già assistiti». In concreto, la prima notte in tenda, fa sapere Egidi, la passeranno «tre-quattro mila persone». Sul decreto di riforma della Protezione civile che afferma tra l'altro che in caso di catastrofi naturali non sarà più lo stato a pagare i danni ai cittadini, Egidi preferisce non commentare: «Il problema è delle istituzioni» ma aggiunge «certo, qui i danni sono enormi».

Ambulatorio pediatrico. La Croce Rossa italiana di Finale Emilia ha allestito un ambulatorio pediatrico per venire incontro alle esigenze delle decine e decine di mamme con bambini piccoli ospitati nelle varie tendopoli e nei centri di accoglienza allestiti in paese. L'ambulatorio è allestito nella struttura dove è stato insediato il comitato di gestione dell'emergenza presso la sede della Protezione civile e del Comando dei vigili del fuoco di Finale. «A parte il maltempo, la situazione si sta lentamente normalizzando - fanno sapere dalla Croce Rossa -. Durante la scorsa notte non abbiamo effettuato alcuno sgombero di persone, ma soltanto trasferimenti negli ospedali del territorio di sfollati colti da leggero malore, di invalidi con difficoltà a restare all'interno dei centri di accoglienza e di anziani con problemi cronici

Fonte: Il Messaggero

BRESCIA CHOC: LANCIA I FIGLI DAL BALCONE, POI SI UCCIDE. "AVEVA PERSO IL LAVORO"



 Li ha gettati dal sesto piano dopo una lite con la moglie, poi ha deciso di buttarsi anche lui. Un uomo a Brescia ha lanciato dal suo appartamento i due figli di 4 anni e di 14 mesii. Una volta resosi conto degli effetti del raptus, ha deciso di farla finita gettandosi anche lui. Pare che alla base della violenta lite che ha portato alla tragedia ci fossero seri motivi finanziari successivi al licenziamento dell'uomo. L'appartamento della follia è in via Cremona, in una delle zone più popolari di Brescia, abitata da molti operai che negli ultimi mesi hanno perso il lavoro.
I due piccoli sono stati portati subito in ospedale, ma non è servito a niente. L'operaio aveva tentato di uccidere anche la moglie senza successo, prima di farla finita lanciandosi anche lui dal balcone. Sul posto è intervenuta la squadra mobile di Brescia.

Fonte:http://www.leggo.it/news/cronaca/brescia_choc_lancia_i_figli_dal_balcone_poi_si_uccide_aveva_perso_il_lavoro/notizie/180405.shtml

domenica 20 maggio 2012

Lo Stato non risarcirà il terremoto



Il danno e la beffa. Non c’è luogo comune più abusato, ma stamattina, quando il terremoto ha scosso il Nord, non poteva non venire in mente che solo un paio di settimane fa, con un decreto, il governo ha chiuso con i risarcimenti ai cittadini colpiti dalle calamità naturali, aprendo la strada alle assicurazioni private. L’iper liberista Monti, dopo aver ripristinato la possibilità di rispolverare la “tassa sulle disgrazie”, attraverso l’aumento dell’accise della benzina, con beffarda lungimiranza ha polverizzato la speranza di chi rimane vittima di alluvioni, terremoti e altri disastri naturali: niente soldi, non ce ne sono. Il Tesoro ha le casse vuote, è stato spiegato al momento, quindi che gli italiani si arrangino. Anche nei momenti più difficili – questo il messaggio, inutile dare letture diverse – non contate più sullo Stato.

Già, lo Stato. Questa entità che si sente il bisogno di evocare quando una bomba uccide una ragazzina a Brindisi – e chissà poi se è veramente la criminalità organizzata oppure il gesto di un folle – o quando la retorica inonda la celebrazione dei morti ammazzati dalla mafia o da un destino carogna, come gli operai del turno di notte della fabbrica di Sant’Agostino, caduti sul lavoro sotto le macerie come tanti, sempre troppi ogni giorno. E’ uno Stato che latita, la cui immagine plastica di queste ore è quella di Mario Monti, in pulloverino azzuro polvere (ovviamente di cachemire), che da oltre Oceano parla come un automa di “rigore e vicinanza alle famiglie delle vittime”, ma non sembra sfiorato dal pensiero di fare dietrofront, invece di restare a far passerella (anche personale) ad un G8 inutile come tutti quelli di sempre.

Ed è uno Stato che trova il verso d’indignarsi, certo, attraverso la faccia feroce del suo più alto rappresentante, ma solo perché c’è un Grillo che sta attentando alla sopravvivenza del corrotto sistema partitocratico. Che non c’entra nulla con la politica, sia chiaro, ma fa tanto comodo far credere che sia così. “Lo Stato, lo Stato…”, cantilenava amara, scuotendo la testa, dal pulpito di una chiesa stracolma di grandi papaveri delle Istituzioni Rosaria Costa, la vedova dell’agente di scorta di Giovanni Falcone, Vito Schifani, davanti alla bara del marito.

Son passati vent’anni e questo Paese è ancora inchiodato lì, vittima di pazzi, di mafia o di anarchici, ostaggio di una politica immonda e di una crisi che prima di essere economica è di identità, di struttura, di principi comuni. E che adesso – proprio adesso – dovrà anche guardare in faccia le vittime di questo ennesimo terremoto e spiegargli che siccome dobbiamo restare in Europa, per loro di Stato non potrà fare nulla; a Ferrara e dintorni non arriverà una lira. Lo stato di calamità non sarà più qualcosa che si dichiara con leggerezza. Come non vedranno un soldo i genitori di Melissa o le altre ragazze di Brindisi la cui bellezza resterà sfigurata per sempre. Gli italiani vittime di qualunque nemico saranno chiamati ad arrangiarsi ancora. L’hanno sempre fatto, in questo Paese logoro e sudato di pazienza antica. Infinita no, però..

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Le dieci regole per il controllo sociale.


L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche.

1 – La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

Noam Chomsky

Abusi sessuali sui minori: sono 364 i casi in Italia. Nucleo familiare e internet i principali epicentri



Tra il 1° gennaio 2008 e il 31 dicembre 2010, il Centro Nazionale di Ascolto di Telefono Azzurro è intervenuto complessivamente 9.065 volte. Gli episodi sono stati segnalati sul territorio nazionale: i casi relativi a situazioni di abuso sessuale sono stati 364.
Questi i dati del Dossier Pedofilia 2011 a cura di Sos il Telefono Azzurro Onlus. A Benevento, questa mattina, al Convitto Nazionale ‘Giannone’, si è tenuto un convegno dal titolo “Abusi sui minori: dati e prevenzione”. Moderato dall’ avvocato Alessia Nanni, l’incontro ha toccato due sfumature dell’abuso su minori: quello in ambito familiare e quello su internet. Sono stati poi delineati i danni, essenzialmente psicologici, che gravano sulla vittima, e tutti gli strumenti di prevenzione da parte dei servizi sociali e del Tribunale Minorile.
In un contesto per la maggior parte femminile, al convegno ha partecipato un discreto numero di interessati. “Non si può trattare – ha detto Nanni – solo di un discorso culturale. Abbiamo avuto casi che hanno riguardato famiglie del medio ceto sociale. Si tratta, invece, di perversione, di una mentalità malata, propria non solo degli uomini, ma in una percentuale più ridotta anche delle donne”.
L’aspetto della pedopornografia è stato affrontato in maniera tecnica da Giuseppe Orlacchio della polizia postale di Benevento. “La produzione di materiale di tal genere – ha spiegato – avviene in quei paesi, Sud America, Asia dell’Est, in cui il turismo sessuale viene tollerato perché fonte di guadagno. E’ diffuso tramite i siti per adulti con sezioni riservate, lo scambio privato e tramite i siti civetta, dedicati apparentemente ad altri argomenti.
Il video pedopornografico ha natura amatoriale: è, rispetto ai video per adulti, meno sofisticato. Comincia con le scene più dolci e ingenue, la bambina che dorme abbracciando l’orsacchiotto, per poi continuare con quelle sessuali in ambito domestico. I reati che noi di Benevento affrontiamo in maniera prevalente sono: pedopornografia, bullismo e sexting (quando i ragazzini si filmano in atteggiamenti sessuali)”.
Orlacchio ha quindi spiegato in cosa consiste l’intervento della polizia: “Tracciamo i file e le connessioni per individuare i titolari e quindi i pedofili. Uno degli strumenti più efficienti è anche la simulazione di acquisto di materiale pedopornografico”. L’intervento deve essere poi coordinato a livello nazionale, per colpire tutti i file e tutti i materiali, senza far girare la voce e permettere di nascondere prove.
Si è poi discusso anche dei danni sui minori e dei possibili ‘rimedi’: Lucia Sarno, psicologa e psicoterapeuta, ha delineato i cinque tipi di abuso sessuale.
1- Coinvolgimento del bambino in relazioni sessuali da parte del genitore (incesto); 2 – sfruttamento a scopo di gratificazione sessuale da parte di un conoscente; 3- violenza occasionale da parte di estranei; 4- prostituzione; 5- pedopornografia.
Le reazioni dei minori cambiano in relazione all’età, alla gravità dell’abuso (‘sola’ molestia o rapporto completo),  sostegno della vittima, esperienze di vita. I disturbi possono essere sensi di colpa, ansia, timidezza, difficoltà di apprendimento, bassa autostima, problemi sessuali…
Naturalmente ruolo fondamentale rivestono i servizi sociali, anche e soprattutto in una fase preventiva. La dirigente del settore Servizi Sociali del Comune di Benevento, Annamaria Villanacci, ha spiegato l’attività portata avanti e gli strumenti di cui dispone l’Ente.
“L’educativa domiciliare – ha dichiarato Villanacci – consiste nell’ingresso dei nostri operatori nelle dinamiche familiari. Se ciò non arreca risultati si prosegue all’affido familiare, in quei casi di difficoltà dovuti a precarie situazioni economiche, tossicodipendenza. Gli affidatari vanno individuati prima tra i parenti fino al IV grado e poi all’esterno. L’obiettivo è il rientro nella famiglia d’origine, ma spesso non accade e il tribunale procede all’affido giudiziario”.
Rosanna Pane, ordinario di Istituzioni di Diritto Privato all’Università degli Studi del Sannio, poi ha incentrato il suo discorso sulla figura del minore nel divorzio o nella separazione dei genitori, anche per le famiglie di fatto.
“Gli articoli 29 e 30 della Costituzione –ha asserito Pane -, riconoscono alla famiglia una funzione educativa, non un potere, ma un diritto-dovere indirizzato esclusivamente al minore”. E’ nella fase di separazione che essa spesso viene meno. “Richard Gadner – ha proseguito la docente – ha spiegato che la separazione comporta la sindrome da alienazione parentale: i figli diventano oggetto di contesa dei genitori. Arrivano a schierarsi dalla parte di quello convivente e addirittura a rifiutare l’altro. Ciò comporta difficoltà di crescita, immaturità del bambino, difficoltà a relazionarsi. Così, se la giurisprudenza all’inizio prevedeva l’affidamento esclusivo, è giunta con il tempo a ritenere più ottimale un affidamento condiviso. Questo momento di rivoluzione ha dato però pochi risultati: innanzitutto perché la cultura sociale non è pronta in quanto si tende ancora a trovare il colpevole e non il rimedio. Inoltre il legislatore tende ad affidare la materia al giudice ordinario e non a quello minorile, creando difficoltà nei confronti di tale problematica”.

Fonte: http://www.ilvaglio.it/cronaca/abusi-sessuali-sui-minori-364-i-casi-in-italia-nucleo-familiare-e-internet-sono-gli-epicentri/

Tassa su cani e gatti ultime notizie: Proposta ritirata dopo le polemiche



Non poteva non sollevare polemiche la notizia che la famosa tassa sugli animali di affezione, ormai in discussione dal 2009, stesse per diventare una vera realtà. Forti agitazioni hanno coinvolto sia gli animalisti che i partiti politici italiani. La proposta, infatti, “in dirittura d’arrivo in commissione Affari sociali della Camera prevedeva che i comuni potessero istituire, a loro discrezione, una tariffa per i proprietari di cani e gatti per finanziare iniziative contro l’abbandono dei cani in Italia”. Tuttavia, in seguito alle polemiche che hanno seguito, inevitabilmente, la notizia, lo stesso relatore del Pdl, Gianni Mancuso avrebbe smentito, dichiarando che si trattasse solo di una battuta: “Tranquilli, nessuna tassa sugli animali domestici, era solo una battuta nei confronti di un deputato che l’aveva proposta”. Secondo quanto aggiunto dal relatore che avrebbe provveduto a far togliere l’imposta dal ddl, si trattava di una tassa di scopo, creata per permettere ai comuni di attivare un piccolo capitolo di spesa con cui affrontare la gestione degli animali come i cani randagi o le colonie feline



TERREMOTO IN EMILIA: VIDEO

TERREMOTO IN EMILIA, BIMBA DI 5 ANNI SOTTO MACERIE: "SALVA PER MIRACOLO"



«Paura? Tanta. Certo. C'era gente che è uscita in pigiama»: alla parrocchia di San Giovanni Battista a Moglia, risponde al telefono la perpetua. Il parroco è fuori con i parrocchiani. Moglia è uno dei comuni del mantovano più vicini all'Emilia e quindi alla zona interessata dal sisma. La chiesa e il municipio di Moglia hanno riportato danni e la piazza che li ospita entrambi è transennata. «Ci sono stati crolli di qualche comignolo e danni alla chiese, sia ai muri sia all'interno, mi han detto che è caduto l'organo - spiega la titolare della farmacia Roveda di piazza Cesare Battisti - Paura ne abbiamo avuta tanta. Adesso la situazione è tranquilla e la gente è rientrata in casa; ci sono in giro i vigili per i controlli». Verifiche alle strutture in corso anche a Gonzaga, comune limitrofo a Moglia, dove la scossa ha causato paura ma i danni materiali sembrano minori. I vigili urbani stanno controllando anche qui le case nelle zone periferiche e in campagna. Anche qui sono inagibili le due chiese.

A FINALE «La prima scossa è sembrata come fosse un forte colpo di vento. La seconda, quella che ha fatto danni, è stata seguita da un forte boato». Così Luigi Facchini, che abita nel centro di Finale, ha spiegato ai giornalisti come ha avvertito il terremoto della scorsa notte. Anche a Bologna più persone hanno avuto la stessa sensazione, come se si fosse trattato di un'improvvisa folata di vento. Subito in tanti si sono riversati con giubbotti e coperte in strada, dove sono rimasti a lungo, anche fino a giorno avanzato.

BIMBA SALVATA DALLE MACERIE Una bambina di 5 anni, che era rimasta sotto le macerie a seguito del crollo di un palazzo a Finale Emilia, comune colpito la notte scorsa dal terremoto, è stata salvata grazie a una chiamata arrivata dagli Usa al 113 di Roma. Intorno alle 4.40 un medico, che chiamava da New York , ha riferito di aver ricevuto una telefonata da una donna sua paziente che non riusciva a contattare i soccorsi per segnalare la presenza di una bimba di 5 anni sotto le macerie di un edificio. Il 113 di Roma ha contattato i vigili del fuoco di Modena che si sono messi in contatto con la donna. La bimba di 5 anni è stata estratta dalle macerie, portata all'ospedale di Modena ed è in buone condizioni. «Mio figlio, a New York, era su Internet e ha letto del terremoto che ha colpito la Pianura Padana e in particolare la sua zona d'origine. È riuscito a parlare con noi, che invece non riuscivamo a telefonare ai soccorritori per problemi di linea. Dall'America lui è riuscito, e così i vigili del fuoco hanno salvato la piccola Vittoria». Adriano Ziosi, 64 anni, decoratore in pensione, racconta all'ANSA come il figlio Marcello, 34, ricercatore alla Columbia University, ha lanciato un Sos dall'altra parte dell'oceano. «È là da due anni - spiega - si occupa di studi molecolari, di tumori al cervello. Appena ha saputo del sisma, allarmato ci ha chiamati. E così i soccorsi li ha potuti allertare lui». La famiglia Ziosi abita nella villetta adiacente alla casa di Vittoria Vultaggio. La loro è rimasta illesa, crolli di suppellettili a parte, quella della bimba è rimasta devastata dal crollo della torretta secentesca che ne fa parte, di recente ristrutturata in profondità, ma che non ha retto alla fortissima scossa della notte.

«La bimba è rimasta calma, pur sommersa da una coltre di un metro e mezzo di macerie. È il papà è stato un leone per liberarle il viso e farla respirare. Poi la protezione civile ha fatto il resto». A parlare è Andrea Giovanardi, 50 anni, vicino di casa di Bartolomeo Vultaggio che ha aiutato nei primi soccorsi alla piccola Vittoria. «Barto urlava di aiutarlo - dice Giovanardi - Io ero in pigiama, mi sono vestito e, devo essere sincero, c'era una parte del tetto che penzolava e la terra che tremava di continuo. Pensavo che se fosse venuto giù il resto saremmo morti anche noi. Ma Barto si è buttato nella stanza della bimba. Poi mi ha detto che quello che penzolava era solo polistirolo, isolante del coperto. L'ho seguito. Lui chiamava Vittoria, e Vittoria rispondeva in qualche modo. Siamo riusciti a raggiungerla, a liberarle il viso, a farla respirare. Le abbiamo dato acqua. I soccorsi sono arrivati un'ora dopo, non riuscivamo a chiamarli. Un'altra ora è servita per estrarla dalle macerie. Illesa. Un miracolo. Era sul letto. Si è salvata perchè il letto era accostato alla parete».

Fonte: Leggo news