giovedì 7 giugno 2012
Stangata Imu per i poliziotti fuori sede: l’abitazione diventa seconda casa
L’Imu, se sei un poliziotto, diventa una batosta “super”. Tra gli agenti la preoccupazione cresce in vista della prima rata, in scadenza il 18 giugno. Il motivo è presto detto: otto poliziotti su dieci, in Italia, lavorano in una regione che non è la propria. Per regolamento devono trasferire la loro residenza nel luogo in cui lavorano. Risultato: la casa di proprietà, nel luogo di origini dove magari vivono moglie e figli, diventa seconda casa. Con un’Imu ovviamente più salata. Agenti che spesso pagano un mutuo.
In questi giorni sono aumentate le segnalazioni ai sindacati. Felice Romani, segretario generale del sindacato di categoria Siulp, dice: “Io sono il tipico caso del poliziotto che lavora in una città, Roma, e deve pagare l’Imu seconda casa sull’abitazione di proprietà, a Modena. E in più ci devo pagare il mutuo. Noi abbiamo l’obbligo di trasferire la residenza secondo il regolamento di servizio. Altrimenti si rischia la sanzione disciplinare”. Tornare al paese d’origine? Difficile: servono da 20 a 25 anni di anzianità. Un tempo, poi, c’erano le caserme ma ora sempre più frequentemente i poliziotti affittano un appartamento con altri colleghi. “Ci stano tagliando anche gli alloggi di servizio”, dicono al sindacato Sap.
Fonte: Blizt quotidiano
Milano. Violenta ragazzina di 13 anni nella casa dell’ex moglie: arrestato
Violentata nell’appartamento della vicina di casa. Ad aggredire una ragazzina di appena 13 anni a Milano è stato l’ex marito della vicina di casa. L’uomo, 48 anni, la minacciava e da tempo abusava di lei. La bambina però non ha subito denunciato l’accaduto. Solo dopo alcuni giorni ha trovato il coraggio di confidare quanto accaduto alla madre. “Se parli con qualcuno te la farò pagare”. Queste le parole dell’aggressore alla ragazza, che così ha taciuto. L’uomo ora è stato arrestato ed è accusato di violenza sessuale aggravata.
La ragazzina conosceva da tempo il suo aggressore e cercava di evitarlo. L’uomo si recava nella palazzina dove abita l’ex moglie con i due figli, ed è lì che ha visto la ragazzina nel pianerottolo la prima volta. Dai primi timidi saluti le sue sono diventate aggressive avances. Abbracci e baci non richiesti e strappati con la forza, poi schiaffi ed infine la violenza sessuale.
Fonte: Blizt quotidiano
BIMBO MORTO DA 20 ORE SI SVEGLIA, CHIEDE L'ACQUA E POI SI RIADDORMENTA
Un'insufficienza cardio-respiratoria, poi la disidratazione dopo un attacco di polmonite. Il piccolo corpo di Kelvin Santos, bambino brasiliano di due anni, non ha sopportato la malattia ed è morto, consegnato alla famiglia per i funerali. Ma proprio durante la veglia, un'ora prima della funzione, in casa Santos si è verificato un fatto inspiegabile: Kevin sarebbe tornato a vivere, seduto nella sua bara aperta.
Suo padre, Antonio Santos, ha dichiarato: «Durante la veglia gli ho preso un braccio e detto: "Figlio, torna da papà". E poche ore dopo mio figlio si è messo a sedere nella bara e ha detto: "Papà, dammi l'acqua".
Tutti erano sbalorditi, alcune persone sono svenute, altri hanno lodato Dio. Gli ho dato un bicchiere d'acqua, poi si è sdraiato e non si è mosso più».
Il signor Santos ha quindi riportato il bambino all'ospedale, e qui i medici non hanno potuto far altro che constatare come il corpo non desse segni di vita, ma non sono riusciti a dare alcuna spiegazione al padre disperato su quanto era accaduto poco prima.
Kelvin era morto da 20 ore quando si è alzato per chiedere acqua, e dopo il ritorno dall'ospedale la famiglia ha aspettato ancora un'ora prima di celebrare i funerali, nella speranza che si risvegliasse, ma non è accaduto e il piccolo è stato sepolto.
Intanto, il padre di Kelvin è convinto che il figlio sia stato vittima di malasanità, così ha sporto denuncia. «Forse non lo hanno esaminato a fondo, i morti non si svegliano e parlano», ha dichiarato, e si è detto "determinato a scoprire la verità".
Fonte: Leggo
MELISSA, PARLA UN TESTE: "VIDI IL BENZINAIO SUL SUO YACHT DOPO LA STRAGE"
"L'ho visto andare alla barca dopo la strage". Dopo la strage di Brindisi Gianni Vantaggiato, nei ritagli di tempo, ha continuato a coltivare il suo hobby principale: la cura dello yacht da 50 piedi ormeggiato nella darsena di Porto Cesareo. A raccontarlo è un artigiano di Copertino, un tappezziere, che fa molti lavori sulle barche della zona e che un anno fa aveva avuto come cliente anche Vantaggiato.
Il tappezziere racconta che ieri sera, quando rientrando a casa per la prima volta ha visto le immagini del filmato che ritraggono l'attentatore che mentre preme il telecomando e fa esplodere la bomba dinanzi alla scuola, ha subito pensato che potesse trattarsi di Vantaggiato. «Più che dalla somiglianza, che c'è - ha detto - l'ho riconosciuto dal portamento e da quell'abitudine di portare la mano in tasca». Anche il tappezziere lo descrive con un uomo schivo, riservato, ma non scontroso, un solitario che per lo più lavorava sempre nella sua azienda e che il sabato e la domenica si dedicava ai lavori sulla barca. «L'ho visto proprio martedì scorso - ha raccontato - stava facendo i lavori di pulizia della carena che si fanno annualmente prima di rimettere la barca a mare e partire per le vacanze». «Stava lavorando da solo - ha concluso - ed era tranquillo, nessuno avrebbe potuto immaginare il peso che ha sulla coscienza».
Fonte: Leggo
GETTÒ IL FIGLIO NEL TEVERE. LA PERIZIA:"CAPACE DI INTENDERE E DI VOLERE"
Quando il 4 febbraio scorso gettò nel Tevere il figlio Claudio di 16 mesi Patrizio Franceschelli era pienamente capace di intendere e di volere e può anche stare utilmente in giudizio. È quanto stabilito da una perizia disposta dal gip di Roma Riccardo Amoroso, nell'ambito dell'incidente probatorio svoltosi oggi. Quest'atto istruttorio prelude ora alla chiusura dell'indagine sulla vicenda e una richiesta di rinvio a giudizio da parte del pubblico ministero. Franceschelli gettò il bambino nel Tevere dopo aver avuto una violenta discussione con la sua compagna. L'uomo lo strappo dalle braccia della nonna, uscì di casa e raggiunto il ponte Mazzini lanciò il bambino nel fiume. Il corpo fu ritrovato il 29 marzo scorso nei pressi di Fiumicino a pochi centinaia di metri dalla foce del Tevere
Fonte: Leggo
Attentato a Brindisi, il fermato confessa. “L’obiettivo era il tribunale”
L’obiettivo sarebbe il tribunale di Brindisi. Non quella scuola, non il preside, tantomeno Melissa Bassi. E non c’entra la mafia, le nuove Brigate Rosse o gli anarco-insurrezionalisti. Dietro le bombe di Brindisi solo una vendetta privata contro la giustizia, così dicono le ultime ricostruzioni.
E’ stato fermato dopo le 22, dopo un lungo interrogatorio, l’uomo sospettato di essere l’assassino di Melissa. Una lunga resistenza, poi ha ceduto: “Ha confessato”, dicono alcuni inquirenti. Una vendetta privata, è la pista seguita. L’uomo sarebbe di Copertino, Lecce, e avrebbe un deposito di carburante. L’agenzia Ansa e Repubblica fanno il nome: Giovanni Vantaggiato. Non è chiara l’età: alcuni media dicono abbia 68 anni, Chi l’ha visto? invece, dopo aver ascoltato alcune fonti, sostiene sia del 1968 e avrebbe quindi 44 anni.
I motivi che avrebbero spinto l’uomo ad agire, sempre secondo le prime informazioni, non sarebbero legati al preside Angelo Rampino, come invece sembrava dalle prime notizie. Secondo una nuova ipotesi l’obiettivo sarebbe stato il tribunale di Brindisi che dista pochi metri dalla scuola Morvillo. Il movente sarebbe stata una sentenza di poche settimane prima dell’attentato. L’uomo, che aveva subito una truffa da oltre 300.000 euro in una fornitura di carburante, si sarebbe sentito vittima di malagiustizia poichè la giudice non aveva condannato tutti gli imputati.
Non sarebbe il primo attentato con esplosivo fatto dall’uomo. Ecco cosa scrive la Gazzetta del Mezzogiorno: L’attentato di Brindisi dello scorso 19 maggio potrebbe essere collegato ad un episodio analogo avvenuto quattro anni fa in un comune della stessa provincia. Secondo quanto apprende la Gazzetta del Mezzogiorno.it da fonti investigative anche in quella circostanza venne utilizzato un esplosivo azionato con un comando a distanza. La deflagrazione avvenne al passaggio della bicicletta condotta da un commerciante di carburante che rimase investito dall’esplosione: l’uomo rimase ferito in modo grave ma riuscì a sopravvivere.
Gli inquirenti sono arrivati all’uomo anche grazie al video girato dalla telecamera di sorveglianza di un chiosco davanti alla scuola in cui compare anche la macchina dell’uomo, una Fiat Punto. Notevole anche la somiglianza con il signore che si vede nel video. Ma altri indizi hanno insospettito chi indaga: alcune contraddizioni nel racconto e un dialogo intercettato con la moglie.
”Non ho nemici e di sicuro non ho come nemico nessun titolare di pompe della benzina”. Lo ha detto a Tgcom24 – riferisce un comunicato di Mediaset – il preside dell’Istituto Morvillo-Falcone di Brindisi, Angelo Rampino. Rampino ”smentisce le indiscrezioni secondo le quali sarebbe stato lui il reale obiettivo dell’attentato. Il preside, infatti – conclude Mediaset – passava in quel punto tutti i giorni alla stessa ora ma, proprio quel tragico sabato, era in ritardo”.
La porta blindata. La trasmissione Chi l’ha visto?, mercoledì sera, ha mandato in onda un’intervista a un dipendente della scuola. Il quale ha raccontato che circa un mese prima dell’attentato il preside ha voluto far installare una porta blindata nel suo ufficio all’interno dell’istituto. L’uomo non ha saputo spiegare il motivo.
L’attentato di Brindisi non è opera né della mafia né degli anarco-insurrezionalisti, specifica il capo della Polizia, Antonio Manganelli, rivelando che il giorno della tragedia “i detenuti della Sacra Corona Unita hanno fatto un telegramma di solidarietà alla famiglia di Melissa: un segnale specifico per dire noi non ci entriamo”. E anche per quanto riguarda la Fai “faccio fatica a immaginare” che sia opera loro un attentato così vigliacco”. “Arriveremo a chi è stato”, ha garantito il capo della Polizia.”Ho sentito molte sciocchezze”, ha proseguito il capo della Polizia nel corso del suo intervento alla Scuola di Polizia interforze, sull’attentato di Brindisi ricordando che la mafia “non è oggi in condizione di porsi in contrasto con lo Stato” né tanto meno si può parlare di Br risorte. “Ci troviamo a fare i conti con un’indagine che deve dare risposte – ha aggiunto – e quando sapremo chi è stato sapremo anche la matrice. E a chi è stato ci arriveremo”. “Noi lavoreremo ancora di più per scoprire i fatti – ha concluso – e fermare gli autori”.
Millequattrocento persone controllate e 32 perquisizioni fatte: questo il bilancio dell’eccezionale servizio di controllo del territorio disposto dal questore di Brindisi, Alfonso Terribile, all’indomani dell’attentato. L’attività – è detto in una nota – è svolta da “decine di equipaggi Volanti della questura supportati da altrettanti equipaggi del Reparto prevenzione crimine Puglia”, oltre cento uomini che, in coordinamento con i reparti investigativi, giornalmente presidiano la provincia di Brindisi. Gli agenti – è precisato – “presenziano all’ingresso e all’uscita degli studenti, monitorano persone e veicoli, osservano, attuano simultaneamente perquisizioni e posti di blocco, eseguono controlli mirati su soggetti di elevata caratura criminale, esercitano pressione su persone orbitanti organizzazioni criminali”. Il servizio ha consentito di denunciare 28 persone per reati contro il patrimonio e la persona e di arrestarne una.
Veronica Capodieci, la studentessa sedicenne rimasta gravemente ferita e dal 24 maggio scorso ricoverata al Centro ustioni di Pisa, è stata sottoposta ieri al terzo intervento chirurgico, anche questo superato bene. E quanto si apprende dal bollettino medico emesso dall’Azienda ospedaliero universitaria pisana. Con l’operazione di oggi, prosegue il bollettino medico, “si spera di ottenere la guarigione della maggior parte delle ferite e a breve, se le condizioni generali lo consentiranno, si avvierà per lei la fase riabilitativa, in attesa di un ultimo trattamento chirurgico di rifinitura”.
Fonte: Blizt quotidiano
mercoledì 6 giugno 2012
GIUSEPPE BINETTI "MANIACI RIBELLI" (CONTRO LA PEDOFILIA) video ufficiale
"Maniaci ribelli" estratto dal disco di Giuseppe Binetti "Solo Rock" (traccia n°10) per la campagna contro la pedofilia, è teso a sensibilizzare l'italia riguardo il fenomeno pedofilia che giorno dopo giorno cresce e si manifesta più evidentemente. Questo brano è stato fortemente voluto dal cantante che ha voluto esprimere tutto il proprio disprezzo per i pedofili e per tutti coloro che maltrattano gli indifesi.
ASSOCIAZIONE GIOVANNA D'ARCO ONLUS
Tutelare i diritti dei minori, accompagnarli nei loro momenti più difficili, sostenere la famiglia nella prevenzione di situazioni di crisi o durante la separazione o il divorzio o la dichiarazione di nullità del matrimonio canonico, fornire supporto durante l’iter per l’affidamento e per l’adozione di minori, affrontare la tragedia di rimanere vittima di un pedofilo; promuovere l’adozione a distanza di comunità di bimbi, realizzare progetti di ricerca.ASSOCIAZIONE SOSTENUTA DA GIUSEPPE BINETTI.
GRAZIE GIUSEPPE BINETTI PAGINA FACEBOOK
SI SPACCIAVA PER GUARITORE E ABUSAVA DELLE PAZIENTI. ARRESTATO FALSO MEDICO
Gli agenti della Squadra mobile di Ascoli, in collaborazione con i colleghi della Divisione Anticrimine, hanno arrestato, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Perugia, il 'magò Gabriele Campanelli, 59 anni residente a Monteprandone. L'uomo deve scontare una condanna definitiva a 5 anni e 6 mesi di carcere per violenza sessuale e truffa aggravata. I fatti risalgono al 1997. L'uomo, spacciandosi appunto per mago, sosteneva di togliere le fatture e risolvere problemi fisici di ogni tipo. Secondo l'accusa, Campanelli otteneva dai 'pazientì cifre esorbitanti per i servizi prestati, in alcuni approfittandosi sessualmente delle clienti di sesso femminile. Campanelli esercitava la professione di fisioterapista nella sua abitazione di Monteprandone, nonostante fosse privo di abilitazione e in possesso solo della licenza elementare, come appurarono le indagini svolte dal Commissariato di San Benedetto del Tronto. Il sedicente 'guaritorè, che esibiva nel suo studio un attestato falso di fisioterapista, praticava 'massaggi curativì e per completare la terapia chiedeva agli assistiti una foto dicendo di poter ottenere la guarigione attraverso la sola immagine.
Fonte: Leggo
NON PUÒ LAVORARE PERCHÉ INFORTUNATO:49ENNE SI IMPICCA PER LA CRISI
Per Umberto Pilat, 49 anni, il camion era tutto, ma da più di un mese non poteva lavorare per un infortunio al ginocchio, conseguenza di una caduta in mountain bike. L'assenza dal lavoro stava compromettendo la sua attività di trasporto per conto terzi e aveva già fatto saltare diverse commesse, come riporta il Gazzettino nella sua versione on-line. I dolori persistenti e i relativi problemi con il lavoro avrebbero giocato un ruolo determinante nella decisione dell’uomo, residente con la famiglia a Tarzo (Treviso), di farla finita, impiccandosi. E se da una parte non si intravvede all’orizzonte un solo altro motivo che possa giustificare il gesto estremo, dall’altra la conferma indiretta che la chiave della tragedia risiede in quel ginocchio malandato viene da un amico di Pilat.
LA CONFIDENZA ALL'AMICO Un'ora prima di uccidersi, Umberto gli aveva confidato l’esito dell’ultima risonanza magnetica al menisco: altri 20 giorni di stop. Drammatico, per uno con il morale già a terra. A trovare il cadavere, alle 18.30 di lunedì nell'abitazione in località Talponè a Nogarolo di Tarzo, è stata la figlia minorenne: l’artigiano si era appeso con una corda a una trave del vano scale. Una scoperta macabra, traumatizzante per la ragazzina di 15 anni che, disperata, ha dato l'allarme.
LE DIFFICOLTÀ Eppure Umberto Pilat non era il classico piccolo imprenditore alle prese con difficoltà economiche insormontabili. Non era sommerso dai debiti, non era finito nel mirino del fisco, non pare vi fosse un retroterra di committenti che non avevano corrisposto il denaro trascinandolo sul lastrico. Quantomeno, sono queste le indicazioni raccolte dai carabinieri chiamati lunedì pomeriggio dalla moglie Katina William. Nonostante Umberto non lavorasse da qualche settimana, su tutta la famiglia aleggiava un’apparenza di assoluta normalità. Lui era casa, famiglia e mountain bike, la sua grande passione.
COMUNITÀ SCONVOLTA Parenti, amici, conoscenti, la comunità stessa, per non parlare della società ciclistica Asd La Vallata, sono rimasti tutti sconvolti da questa tragica fine. Giunta senza una riga di spiegazione. I carabinieri non hanno trovato nulla che potesse giustificare la decisione di farla finita. Allora restano in piedi soprattutto le ipotesi, costruite sui sottili fili della logica: quel camion fermo nel parcheggio, il maledetto dolore al ginocchio che dopo più di un mese ancora non gli dava tregua, le commesse che iniziano a saltare, lo scoramento, lo sforzo di mascherare per giorni e giorni la mancanza di serenità, i turbamenti interiori, la risonanza magnetica sfociata in una indomabile crisi depressiva. E la tragica fine.
Fonte: Leggo
Manifestazione Nazionale contro Green Hill e la vivisezione - Roma
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| Roma - Piazza della Repubblica (Piazza Esedra) Ore 15.00 |
Il Coordinamento Antispecista del Lazio e Occupy Green Hill organizzano per Sabato 16 Giugno una manifestazione nazionale a Roma contro Green Hill e la vivisezione. Negli ultimi mesi una parte sempre crescente dell'opinione pubblica si è schierata contro la vivisezione e a favore di chi da anni lotta contro Green Hill, e contro tutti i lager italiani ed europei in cui si pratica la vivisezione, o si allevano animali per destinarli ai laboratori. Quello che è accaduto il 28 Aprile, con la liberazione di oltre 70 cani da Green Hill è il sintomo che la chiusura di questo lager non è più demandabile e che occorre iniziare subito un percorso che porti presto l'Italia a considerare la vivisezione solo un brutto ricordo di un passato nero, e non il presente della ricerca.
Per questo manifesteremo a Roma, per dare un messaggio chiaro e forte alle istituzioni, che serve cambiare le cose ora!
Cercheremo di organizzare mezzi di trasporto da ogni città per portare a Roma il 16 Giugno un oceano di gente, che faccia capire ai nostri politici che vogliamo l'inizio di un nuovo corso e la fine di barbarie che non possono essere accettate da una società che si vuole definire civile.
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ELENCO PULLMAN AGGIORNATO
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