domenica 29 aprile 2012
Stop ai femminicidi, l'appello "Mai piu' complici"
Dopo ''Se non ora quando'', nuova mobilitazione delle donne dopo l'uccisione di Vanessa Scialfa. Aveva 20 anni, è stata uccisa dal fidanzato con il quale aveva deciso di convivere da qualche mese ad Enna. Dall'inizio dell'anno sono 54 le donne uccise per mano di uomini.
Sta raccogliendo moltissime adesioni la petizione "Mai piu' complici", lanciata dall'associazione "Se non ora quando" , contro il femminicidio, le donne uccise e la violenza sulle donne.
Dall'inizio dell'anno sono 54 le giovani e meno giovani uccise per mano di uomini, che molto spesso sono i loro compagni: un accanimento che sconvolge. Solo negli ultimi 3 giorni nella provincia di Milano ben 6 donne sono state aggredite.
Vanessa Scialfa. Aveva 20 anni, è stata uccisa dal fidanzato con il quale aveva deciso di convivere da qualche mese ad Enna. E’ la 54esima donna che ha perso la vita quest’anno dopo aver subìto violenza da un uomo a lei vicino.
Centinaia le adesioni all'appello. Da Susanna Camusso a Livia Turco, da Renata Polverini ad Anna Finocchiaro, dalla scrittrice Rosetta Loy a Roberto Saviano, che scrive su Twitter: "È una mattanza: 54 donne uccise dall'inizio dell'anno per mano di mariti, fidanzati, ex. È ora di chiamare questa barbarie femminicidio". E il segretario del Pd Bersani: "Si uccidono le donne, le uccidono i maschi. È ora di dirlo, di vergognarcene. Dobbiamo fare qualcosa".
Ci sono politici come Nichi Vendola, Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema; scrittori come, Raffaele La Capria, Emanuele Trevi ed Erri De Luca; attori e cantanti come Valentina Lodovini, Kasia Smutniak, Valerio Mastandrea, Giorgia; giornalisti come Dario Di Vico, Ritanna Armeni, Peter Gomez e le loro colleghe di Giulia (Giornaliste Unite Libere Autonome), docenti e accademici come Giuliano Amato e Nadia Urbinati. E poi decine e decine di associazioni e persone comuni.
“Ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore – si legge nell’appello – Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla”.
Fonte: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=164615
Fermato maresciallo per pedofilia nella Bassa
Le modalità di adescamento sono ormai sempre le stesse, ma le tragedie umane purtroppo no. La Polizia del settore anticrimine del commissariato di Crema sabato ha arrestato un 61enne, ex maresciallo dei Carabinieri residente nella Bassa Bresciana, con l’accusa di pedofilia.
Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, l’uomo, attraverso l’uso dei social network, si sarebbe finto una ragazza per carpire la fiducia di una 13enne, residente a Crema. Con un abile raggiro, fatto di complimenti e dialoghi prolungati, l’anziano sarebbe così riuscito a conquistare la fiducia della ragazzina, tanto da convincerla ad incontrarsi e ad avere rapporti sessuali con lui. Per due anni. Tanto, infatti, sarebbe durato l’abuso. Fino a quando la giovane, ora 15enne, avrebbe iniziato a dare segni di squilibrio a scuola.
Con l’aiuto degli insegnanti, piano piano è emerso quanto stava accadendo nella vita della ragazzina, e soprattutto da quanto. Diversi interrogatori, in cui la ragazza è stata supportata da una psicologa, avrebbero dato agli inquirenti tutti gli elementi utili per agire. La Polizia si è così presentata a casa dell’anziano con in mano una richiesta di custodia cautelare in carcere firmata dal gip e con l’autorizzazione a perquisire l’appartamento e soprattutto il computer del maresciallo in congedo. Qui, infatti, sarebbe stato trovato materiale pedopornografico, e ora gli inquirenti starebbero cercando di capire se la quindicenne di Crema è stata l’unica vittima.
Fonte: http://www.quibrescia.it/cms/2012/04/29/fermato-maresciallo-per-pedofilia-nella-bassa-bresciana/
Notte di paura, anziana aggredita e rapinata in casa: bottino di 60 euro
AVELLINO - Ancora una rapina in un’abitazione in Irpinia. Ancora una notte di paura, questa volta in località Bosco dei Preti, ad Avellino. Alla periferia del capoluogo si registra la terza irruzione dei banditi a distanza di sei giorni dagli altri episodi. La vittima è un’anziana. Circostanze e modalità del colpo fanno salire l’allarme pur se le indagini affidate ai carabinieri procedono serrate.
Stando a quanto emerso dai primi riscontri investigativi, ad agire sarebbero stati tre malviventi con il volto coperto che hanno immobilizzato la donna, di settantasette anni, e l’hanno costretta a consegnare i pochi soldi che aveva in casa. Magro il bottino: circa sessanta euro. Preso il denaro, subito dopo i tre banditi si sono dati alla fuga: poco prima di scappare, però, hanno nascosto il telefono cellulare della vittima in un frigorifero, per evitare che avvertisse con tempestività le forze dell’ordine.
Sulla vicenda indagano i carabinieri della compagnia di Avellino. E in parallelo procedono le inchieste sugli altri due episodi segnalati nella stessa notte in due comuni della provincia. Il primo a Pratola Serra: cinque malviventi sabato scorso erano riusciti a entrare nell’appartamento di un operaio, forzando gli infissi di un balcone al pianterreno. Armati di pistole, i volti travisati da un passamontagna, avevano però trovato in casa soltanto i monili d’oro della moglie dal valore di poche centinaia di euro.
Un’ora dopo, il secondo raid a Monteforte: rapinatori in azione nellavilla di un fruttivendolo. Dopo una violenta colluttazione, avevano costretto il proprietario di casa a consegnare l’incasso del lavoro. Bottino inferiore agli ottomila euro.
Violenza in famiglia, un arresto
Un uomo di 45 anni, di Avellino, è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia e ricoverato nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa.
La misura di sicurezza è infatti stata emessa dal gip del tribunale di Avellino nei confronti di un quarantenne, già pregiudicato per reati contro la persona e il patrimonio, ma da attribuire a seri disturbi psichici. Secondo i riscontri investigativi (indagine condotta dai carabinieri, coordinata dal pm Teresa Venezia), ora sussistono nei suoi confronti «gravi indizi di colpevolezza» per maltrattamenti in famiglia: dal febbraio 2011 ad oggi avrebbe aggredito la sorella, il padre e la madre. Violenze fisiche e morali, finalizzate a ottenere di somme di denaro.
Stando a quanto emerso dai primi riscontri investigativi, ad agire sarebbero stati tre malviventi con il volto coperto che hanno immobilizzato la donna, di settantasette anni, e l’hanno costretta a consegnare i pochi soldi che aveva in casa. Magro il bottino: circa sessanta euro. Preso il denaro, subito dopo i tre banditi si sono dati alla fuga: poco prima di scappare, però, hanno nascosto il telefono cellulare della vittima in un frigorifero, per evitare che avvertisse con tempestività le forze dell’ordine.
Sulla vicenda indagano i carabinieri della compagnia di Avellino. E in parallelo procedono le inchieste sugli altri due episodi segnalati nella stessa notte in due comuni della provincia. Il primo a Pratola Serra: cinque malviventi sabato scorso erano riusciti a entrare nell’appartamento di un operaio, forzando gli infissi di un balcone al pianterreno. Armati di pistole, i volti travisati da un passamontagna, avevano però trovato in casa soltanto i monili d’oro della moglie dal valore di poche centinaia di euro.
Un’ora dopo, il secondo raid a Monteforte: rapinatori in azione nellavilla di un fruttivendolo. Dopo una violenta colluttazione, avevano costretto il proprietario di casa a consegnare l’incasso del lavoro. Bottino inferiore agli ottomila euro.
Violenza in famiglia, un arresto
Un uomo di 45 anni, di Avellino, è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia e ricoverato nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa.
La misura di sicurezza è infatti stata emessa dal gip del tribunale di Avellino nei confronti di un quarantenne, già pregiudicato per reati contro la persona e il patrimonio, ma da attribuire a seri disturbi psichici. Secondo i riscontri investigativi (indagine condotta dai carabinieri, coordinata dal pm Teresa Venezia), ora sussistono nei suoi confronti «gravi indizi di colpevolezza» per maltrattamenti in famiglia: dal febbraio 2011 ad oggi avrebbe aggredito la sorella, il padre e la madre. Violenze fisiche e morali, finalizzate a ottenere di somme di denaro.
Fonte: http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=193196
Suicida un altro imprenditore nel nuorese Costretto a licenziare i due figli, si è sparato
Si è ucciso con un colpo alla testa venerdì scorso perché era stato costretto a licenziare i suoi due figli. L'imprenditore di 55 anni, secondo quanto si legge sull'Unione Sarda, ''non ha lasciato nessun biglietto ma più d'uno a Mamoiada (Nuoro) sussurra che si possa trattare dell'ennesima cronaca di una disperazione dovuta a mancanza di lavoro''.
''Da impresario aveva dato occupazione a diversi giovani del suo paese, Mamoiada, pendolari verso la costa per costruire case di villeggiatura - si legge sul quotidiano - Poi, negli ultimi mesi, il precipizio della recessione. Che si è tradotto nel fermo dell'azienda, fino alla difficilissima decisione di licenziare i due figli che si trovano alle sue dipendenze''.
Fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Suicida-un-altro-imprenditore-nel-nuorese-Costretto-a-licenziare-i-due-figli-si-e-sparato_313253765217.html
''Dalla Regione una legge ammazza servizi sociali''
VITERBO - “Quella che ci apprestiamo a discutere è una legge che ammazzerà i servizi sociali. Quindi sarà battaglia aperta”: lo hanno annunciato il capogruppo del Pd in consiglio regionale Esterino Montino insieme ai consiglieri Giuseppe Parroncini ed Enzo Foschi nel corso dell’iniziativa “La scure della Polverini – Dopo la sanità, il sociale”, ieri alle Terme dei Papi a Viterbo.
In una sala gremita sono stati illustrati tutti i lati oscuri di una iniziativa che modificherà radicalmente e in negativo il settore. “La proposta di legge – ha detto Parroncini – arriverà in aula alla Pisana il 9 maggio. L’idea iniziale non era da buttare: accorpare in una legge quadro tutte le norme sul sociale. Invece così sono riusciti a peggiorare l’esistente. Dagli attuali 55 distretti sociosanitari si passerà a 12: prima avevano la titolarità sugli interventi e si basavano su un piano di azione condiviso, ora nasce l’Oasi (organismo per le azioni integrate associate). Bel nome, ma dalle conseguenze devastanti poiché la Regione riaccentra i poteri creando questa sovrastruttura con a capo un direttore regionale. Si va a distruggere la programmazione che nasceva dal basso a favore di una logica burocratica, quindi si annulla il ruolo dei Comuni”.
Come se non bastasse, gli assistenti sociali passeranno da uno ogni 3000 abitanti ad uno ogni 10.000. “In un sistema di piccoli Comuni come il nostro – ha proseguito Parroncini – dovranno passare la vita in macchina, per spostarsi da una zona all’altra. Ma qui si parla di bambini, anziani e disabili: non si può fare un’altra legge che sia solo di bandiera come il piano casa, dove non ci sono domande. Qui c’è in gioco la persona svantaggiata”.
“Si tratta di una legge – ha commentato Foschi – di distruzione del sistema sociale. La battaglia deve quindi riguardare tutta la comunità regionale, va spostata anche sui territori. La Regione sta portando avanti un non governo che rischia di far saltare tutto: non è più alleata di cittadini e imprese, ma è diventata addirittura un problema”.
A evidenziare le conseguenze negative sono intervenuti anche il segretario provinciale del Pd Andrea Egidi, il vice Alessandro Dinelli, sindaci e cooperative sociali. Poi è toccato al capogruppo del Pd in consiglio regionale. “Con questa proposta di legge – ha spiegato Montino – rischiano di azzerare l’intervento pubblico sui servizi sociali. Già abbiamo registrato un taglio di 191 milioni di euro, passando da 495 a 304. Noi abbiamo mostrato responsabilità, garantendo l’approvazione della legge sull’Alzheimer perché la maggioranza non aveva i numeri. Ma non ci hanno messo un euro. Sulla sanità si sono salvati dal superprelievo al tavolo nazionale di verifica per soli 2 milioni su un totale di 11 miliardi. Da dove arrivava lo sbilancio? Dall’aumento nell’ultimo anno di 30 milioni dei costi della mobilità passiva: ciò su cui li abbiamo sempre messi in guardia”.
Sulla legge in discussione il Pd annuncia battaglia. “Faremo ostruzionismo: abbiamo mille emendamenti pronti. Ma è necessario coinvolgere i territori, facendo arrivare centinaia di ordini del giorno che dicano che la proposta è sbagliata. Quella sui servizi sociali – ha concluso Montino – è una competenza storicamente dei Comuni e a questi deve rimanere”.
Fonte: http://www.viterbonews24.it/news/dalla-regione-una-legge-ammazza-servizi-sociali_12455.htm
sabato 28 aprile 2012
MADRE ABBANDONA I TRE FIGLI MINORI IN AUTO E LASCIA IL 15ENNE ALLA GUIDA
ROMA - Abbandono di minore. Questo il reato per il quale Romina S. sarà processata. Il pm Francesco Dall'Olio ha infatti firmato un decreto di citazione diretta a giudizio nei suoi confronti e il processo inizierà il prossimo 13 luglio. Secondo la ricostruzione dell'accusa la donna, 39enne, il 26 giugno 2009 avrebbe abbandonato i tre figli di 15, 11 e 9 anni in macchina. Non solo, la madre, titolare della potestà genitoriale sui minori, avrebbe anche lasciato che il 15enne guidasse la macchina, benché evidentemente sprovvisto di patente. Non sarebbe però un caso però un episodio isolato. A quanto si è appreso, infatti, ogni mattina da circa un anno, Romina con un'autovettura priva di assicurazione e intestata al compagno, andava da Tor San Lorenzo, percorrendo la Litoranea (dove poi è stato fermato il minorenne alla guida dell'auto) e arrivava all'Eur. Qui prendeva la metro per andare a lavoro presso una ditta di pulizie. Quindi al posto di guida si sarebbe messo il 15enne che portava a scuola i due fratellini più piccoli. Il ragazzino 15enne, una volta lasciati a scuola i fratellini, tornava a casa, parcheggiava l'auto e aspettava poi che la mamma tornasse a casa. La donna, che ha un precedente penale che risale a diversi anni fa per furto, ora rischia una condanna da sei mesi a cinque anni di reclusione. Ancora non risulta alcuna denuncia nei confronti del minore per guida senza patente: ha più di 14 anni, quindi è imputabile e potrebbe essere penalmente perseguito dal tribunale per i minorenni. La magistratura ha contattato i servizi sociali, che ora hanno il compito di aiutare i tre bambini in attesa che la giustizia faccia il suo corso. L'avvocato Gianluca Arrighi, difensore della donna, ha dichiarato: «È indubbiamente una vicenda delicata. Tuttavia, prima di ogni valutazione nel merito, è necessario che il procedimento venga incardinato presso la procura territorialmente competente. I fatti sono avvenuti sulla via Litoranea - ha concluso il penalista - e quindi ritengo che la competenza non spetti a Roma, bensì alla procura di Velletri».
Tagli ai bus dei disabili “Non abbiamo soldi”
La decisione della Provincia di Firenze. Il Comune chiede aiuto ai volontari. Solo una parte riuscirà ad avere ancora il trasporto, per i meno gravi solo bonus taxi
Ogni giorno viaggiano fra la città e l’hinterland, dalle sei e mezzo del mattino alle sette di sera. Quattro Iveco da nove posti che scortano ragazzi a scuola, uomini e donne a lavoro o in strutture sanitarie dove vanno per le cure o la riabilitazione. Dal 14 maggio i bussini dei disabili si fermano. La Provincia di Firenze ha deciso di sopprimerli: non coprirà più i costi con cui l’Ataf da anni organizza il servizio.
La logica è quella del risparmio, dei tagli che invocano altri tagli. Insomma, di rimedi estremi presi di fronte ad un’amara realtà. E cioè l’ultima sforbiciata del 5% sferrata ai fondi per il trasporto pubblico locale dalle misure Tremonti. Almeno così la spiega l’assessore provinciale ai trasporti Stefano Giorgetti: «Una decisione difficile dice ma non potevamo fare altrimenti. Così risparmieremo 380 mila euro annui che Ataf ci chiede di pagare per questo servizio. Del resto, i Comuni si sono resi disponibili a trovare una soluzione. Ci hanno garantito di organizzarsi per mantenere inalterate le navette attraverso la rete delle associazioni».
«E’ impossibile che i Comuni possano riattivare un servizio integrato ed efficiente come quello svolto da Ataf», dice Fabio Ulivastri, uno dei disabili che si servono dei bus ogni giorno e portavoce delle 90 persone che utilizzano le quattro navette. «Fanno percorsi personalizzati, sono attrezzati per sollevare chi è sulla sedia a rotelle e coprono anche tratte
E non tutti i Comuni hanno trovato la rete dei volontari dotata di mezzi e personale. «Noi stiamo facendo un censimento e chiamando i disabili residenti in città dice l’assessore alle politiche sociali di Firenze, Stefania Saccardi Di una parte di loro, quelli con disabilità più gravi, si occuperanno i volontari delle onlus che lavorano con noi, gli altri riceveranno un bonus taxi». Palazzo Vecchio investirà 50 mila euro ma non è detto che tutti potranno avere un bonus taxi settimanale. «Vedremo, gli uffici stanno chiamando una ad una queste persone, cercheremo di ridurre al minimo i disagi», continua Saccardi, che si toglie un sassolino dalla scarpa: «Più che esserci resi disponibili, come vorrebbe Giorgetti, direi che siamo stati obbligati dall’evidenza e dal senso di responsabilità di fronte a un servizio di un’importanza sociale imprescindibile».
Insomma, un altro pezzo di welfare se ne va in nome del rigore. Peraltro risucchiato dalla razionalizzazione delle linee Ataf con 15 giorni di anticipo, visto che il 10 aprile scorso Giorgetti si era impegnato a non stoppare i bussini prima del 30 maggio. «Sono stati i Comuni dice a chiederci di anticipare al 14, e comunque, lo garantisco, nessun disabile sarà lasciato a piedi». Sarà, ma i problemi potrebbero arrivare addirittura prima. Perché dal 30 aprile 3 dei 7 autisti Ataf impegnati con le navette entreranno in ferie. «Hanno concordato così il prepensionamento con l’azienda dice uno dei lavoratori che rimarranno alla guida fino a metà maggio ma in quattro come faremo a coprire l’intera giornata? I turni sono da sei ore e mezza».
Fonte: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2012/04/28/news/tagli_ai_bus_dei_disabili_non_abbiamo_soldi-34065423/
"Disabili, l’amore non è un tabù": ecco la storia di Simone ed Eri
“Il matrimonio per un disabile grave purtroppo non è una cosa comune. Io ed Eri però vorremmo dire alle persone disabili di crederci, di darsi da fare e di non disperarsi: può arrivare anche l’amore”. Mai nozze furono più giuste di quelle viste lo scorso 22 aprile nel duomo di Modena. Lo sposo si chiama Simone Soria, è nato a Modena 33 anni fa ed è affetto da una grave tetraparesi spastica, dovuta a una paralisi cerebrale infantile: non può camminare né controllare correttamente braccia e mani. Simone però può scrivere al computer digitando con un caschetto dotato di un’asta che funge da “dito”. È così che Simone, nel 2004, ha potuto laurearsi in Ingegneria informatica, fra parentesi con 110 e lode. Dopo la laurea ha progettato “Facemouse”, un dispositivo che rileva il movimento della persona e lo utilizza per muovere il mouse.
Ed è stato proprio grazie al suo lavoro che Simone ha conosciuto la sua sposa, una ragazza giapponese di nome Eri Ueno. “L’ho conosciuta due anni fa in uno dei tanti viaggi di lavoro che faccio in giro per l’Italia”, racconta. “Ero andato a dormire a Milano in una onlus, dove ho trovato questa ragazza giapponese che mi ha ricevuto ed offerto la cena”. Simone era già stato in Giappone, e così lui ed Eri hanno iniziato a chiacchierare. “Parlando parlando ci siamo conosciuti un po’, ci siamo scambiati l’email e dopo qualche giorno le ho scritto… e con molta sorpresa lei mi ha risposto! Dopo poco abbiamo iniziato a vederci qualche volta a Milano e qualche volta a Modena. Visto che non era una cosa molto comoda le ho chiesto di venire a vivere a Modena e lei ha accettato”. Le nozze hanno ricevuto anche la benedizione del sindaco Giorgio Pighi. “I suoi successi negli studi e nell’attività professionale”, ha scritto il primo cittadino modenese in un messaggio, “ottenuti anche grazie all’invenzione di soluzioni creative e tecnologiche di alto profilo, sono oggi accompagnati dal successo più importante di ogni persona, quello sul piano affettivo che culmina nel matrimonio”.
Simone ha voluto fare del suo matrimonio un evento quasi “pubblico”, per dare “un messaggio sociale forte” spiega, “vorrei dire alle persone non disabili che anche chi ha un handicap prova dei sentimenti, ha il diritto di amare e di essere amato dall’altro sesso, visto che i disabili spesso vengono visti come degli ‘angioletti assessuati’”. Avere una vita affettiva non è facile, ma nemmeno impossibile. “I problemi ci sono, anche molto pratici”, prosegue Simone, “ma crediamo che per ogni problema ci sia una soluzione: ad esempio i ragazzi che lavorano con me in Aida (Ausili e informatica per disabili e anziani, la società fondata da Simone) aiutano Eri ‘nell’accudirmi’ venendo la mattina ad alzarmi dal letto e qualche sera”.Simone è consapevole che i suoi “successi” non sono casuali o frutto di fortuna, ma arrivano da lontano, da un approccio alla disabilità che la sua famiglia ha sempre adottato. Per avere una vita normale un disabile grave “dev’essere stato integrato nella società fin da bambino ed essere abituato a rapportarsi con gli altri anche senza l’assistenza ‘istituzionale’”, spiega Simone. “Inoltre deve avere l’ausilio giusto che gli permetta di studiare come tutti gli altri suoi coetanei. Io ho avuto la fortuna di essere in una classe normale fin dalle scuole materne, cosa che era un’eccezione negli anni ’80 e che anche oggi non è assolutamente scontata, e ho iniziato ad utilizzare il computer all’età di 7 anni”.
Dopo il matrimonio ci sono ancora progetti e sogni da realizzare, anzi, grossi progetti, ancora una volta sul versante informatico, ancora una volta per aiutare altre persone con disabilità a diventare autonome. Secondo Simone “gli ‘esperti ed operatori’ nel campo della disabilità spesso iniziano a lavorare con le persone considerando la diagnosi medica; il problema è che le diagnosi mediche sono spesso riduttive e a volte completamente sbagliate perché mancano gli strumenti per valutare correttamente le capacità cognitive di chi non parla e non utilizza le mani”. Servirebbero nuove soluzioni tecniche, ma anche uno sguardo diverso sulle potenzialità di chi apparentemente non riesce a esprimersi. “Vorrei costituire una fondazione la cui missione permanga nel tempo indipendentemente da chi ci lavora. Purtroppo però serve un fondo di 50 mila euro per iniziare, quindi sto cercando qualcuno o qualche ente interessato ad appoggiare economicamente questo progetto”. Per Simone ed Eri sarebbe senz’altro il più gradito regalo di nozze.
Fonte: http://affaritaliani.libero.it/sociale/storia-amore-tra-persone-disabili260412.html?refresh_ce
Imu, cambia la norma: gli anziani ricoverati in case di riposo pagheranno come prima casa
Approvato dalla commissione Finanze della Camera un emendamento che consente ai comuni di considerare come prima casa, ai fini dell'applicazione dell'aliquota Imu, l'abitazione di proprietà degli anziani che hanno spostato la loro residenza anagrafica in casa di riposo
I Comuni potranno scegliere di applicare uno sconto Imu per gli anziani che trasferiscono la propria residenza in istituti di ricovero sanitari. Lo prevede un emendamento al decreto legge di semplificazione fiscale, approvato dalla commissione Finanze della Camera, che precisa come l'agevolazione consiste nell'applicazione dell'aliquota stabilita per la prima casa e non per la seconda casa, come finora previsto.
I Comuni - afferma la modifica - "possono considerare direttamente adibita ad abitazione principale l'unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto ad anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente". L'agevolazione, viene specificato, potrà essere assegnata a condizione che la casa "non risulti locata, nonché l'unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato a titolo di proprietà o usufrutto in Italia". Per questi immobili, dunque, non sarà applicata la parte di prelievo che lo Stato applica sulle seconde case.
Con questo emendamento, si è voluto dare risposta alle numerose sollecitazioni arrivate nelle ultime settimane sulla condizione di quegli anziani che hanno spostato la propria residenza anagrafica in case di riposo o strutture simili e che, sulla casa di loro proprietà, si sarebbero trovati a dover pagare l'imposta nella misura dovuta per le seconde case, e non la prima casa di abitazione principale. Ora viene data ai comuni la possibilità di modificare tale disposizione e di prevedere che la casa di proprietà venga tassata come prima e non come seconda casa.
Soddisfazione è stata espressa da numerosi parlamentari. FederAnziani ha espresso sollievo per l'accoglimento dell'emendamento e di "un po' di buon senso" parla anche lo Spi-Cgil, affermando con il segretario generale Carla Cantone che "è stato ripristinato il livello minimo di civiltà che un paese come il nostro dovrebbe avere". "Era davvero impensabile - ha detto Cantone - che anziani non autosufficienti costretti a vivere in strutture residenziali fossero fatti passare per ricchi e agiati proprietari di casa e che per questo fossero soggetti al regime fiscale più alto. Chiediamo ora ai comuni - ha concluso - di esprimersi in modo chiaro su questa materia e di chiudere definitivamente una vicenda incresciosa che è durata fin troppo tempo".
Fonte: http://www.superabile.it/web/it/CANALI_TEMATICI/Superabilex/News/info-2147198391.html
Politiche sociali/ Rambaudi: “Mancano 45 milioni, welfare a rischio”
Welfare sempre più a rischio per il taglio nazionale del 93% delle risorse per servizi indispensabili. Dopo il grido di allarme lanciato dal presidente della conferenza delle Regioni Vasco Errani anche gli assessori regionali al welfare chiedono al Governo la difesa dello stato sociale e dei più deboli attraverso il riassetto dei servizi. Lo spiega l’assessore alle politiche sociali della Regione Liguria e coordinatrice degli assessori per la conferenza delle regioni, Lorena Rambaudi.
“Non si può proseguire sulla strada dei pesanti tagli imposti negli ultimi anni – dice Rambaudi – soprattutto in un momento in cui la richiesta di servizi è triplicata. Serve un riassetto del sistema che punti su pochi obiettivi strategici: infanzia, non autosufficienza, lotta alla povertà, emergenza abitativa e disagio”. A livello nazionale per far ripartire il sistema servirebbero almeno 1,5 miliardi e a livello ligure 45 milioni di euro. ”Le risorse – dice Rambaudi – potrebbero essere ricavate dal ripristino delle somme destinate alle politiche sociali e previste dalle norme sul prolungamento dell’età pensionabile delle donne, dall’altro dalla lotta all’evasione fiscale, dalle entrate del gioco e dai risparmi derivanti dalle spese per gli armamenti”. Secondo Rambaudi ridurre le politiche sociali vuol dire anche contrarre e i posti di lavoro diffusi sul territorio e accessibili ad una vasta platea di giovani. “Se le politiche del Governo non saranno modificate – conclude l’assessore ligure – il risultato è che i cittadini avranno il 40% in meno dei servizi”.
Fonte: http://www.cittadigenova.com/Genova/Cronaca/Politiche-sociali-Rambaudi-Mancano-45-50844.aspx
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