lunedì 21 maggio 2012

BOMBOLE DEL GAS ? MA NON DICIAMO ERESIE...



Passata l' ondata di emozioni susseguenti alla morte della giovanissima studentessa di Brindisi ed al ferimento di alcune sue compagne, la mente non puo' fare  a meno di analizzare quanto ci e' stato raccontato sull' attentato e di valutare le immagini che sono state proposte dalle televisini senza soluzione di continuita'. A dire il vero, adesso, molto meno.
La versione ufficiale dei fatti e' che tre bombole di gas, occultate all' interno di un cassonetto, sono state fatte esplodere mediante un timer regolato alle 7.45 e gia' qui viene da porsi una prima domanda...ma avete presente quanto pesa una bombola di GPL  ? Certamente le hanno dovute collocare nel cassonetto una per volta e preparare l' ordigno successivamente al loro posizionamento, mi pare infatti assurdo ipotizzare che tre bombole, quindi una sessantina di chili, con un ingombro notevole, possano essere state preassemblate, munite di detonatore e di timer e dopo collocate insieme all' interno del cassonetto. Sarebbe senza dubbio alcuno stato necessario un automezzo munito di una piccola gru per effettuare l' operazione ed insomma, terroristi che se ne vanbno a giro con una bomba su un autocarro mi sembrano troppo anche per l' Italia. Dunque una per volta ed assemblaggio sul posto. Una operazione che ha impegnato  due persone che hanno trafficato intorno al cassonetto ( e la spazzatura ? ) per diverso tempo.
Supponiamo che sia andata cosi' e che tutto sia filato per il verso giusto, qualcuno puo cortesemente spiegare come si provoca l'esplosione di una bombola di GPL ? Perche' io, che ho una certa esperienza sull' argomento, non riesco proprio a trovare un metodo che possa funzionare con efficacia specialmente al momento prestabilito. Come avviene la connessione timer, detonatore ordigno ? I GPL (  Gas da Petrolio Liquefatti )  sono gas pesanti, derivanti dalla raffinazione del greggio, che vengono mantenuti e trasportati allo stato liquido in contenitori a pressione. Lo stato liquido si ottiene per aumento di pressione o sottrazione di calore e viceversa lo stato gassoso diminuendo la pressione o aumentando il calore. Il GPL e' quello che fa funzionare gli accendini, per capirci e se qualcuno lo usa trasparente puo' vedere il gas all' interno che assomiglia all' acqua.
L' esplosione improvvisa di un contenitore di GPL e' chiamato BLEVE ed e' l' evento peggiore che  viene ipotizzato nella analisi dei grandi rischi connessi agli impianti ed alle strutture che trattano questo prodotto.
Qualcuno si ricordera' della esplosione alla Stazione ferroviaria di Viareggio ed alla strage che ne segui', con persone che vennero vaporizzate dal' irraggiamento mortale del fireball ( palla di fuoco ) che segui' il BLEVE ( l' esplosione ). Allora sappiamo cosa avvenne, una perdita consistente di gas da uno dei vagoni ed una saturazione dell' armosfera circostante fino al realizzarsi di una miscela instabile tra combustibile (GPL) e comburente (l'aria) che venne poi innescata dalle scintille di un freno del vagone malfunzionante. Come nei film...accendi la luce e ...BAMMMMM!!!
Come questa dinamica possa essere artificialmente riprodotta con tre bambole dentro ad un cassonetto ce lo devono ancora spiegare ma supponiamo che sia avvenuto. Dunque le tre bombole esplodono ed alla esplosione segue il fireball che irraggia un' area  abbastanza rilevante intorno all' epicentro. Dunque, ricapitolando, prima il BLEVE., con gli effetti tipici della esplosione, schegge, detriti, onda d' urto e subito dopo il  Fireball, ossia questa palla di fuoco che incenerisce tutto al suo passaggio. Non si sfugge a questa dinamica se erano bombole.
 La fotografia che vedete  si riferisce allo scoppio  di due bombole che erano dentro ad un furgone schiantatosi fuori strada ed e' stata presa parecchio dopo l' evento. DUE SOLE BOMBOLE. Mi pare non ci sia bisogno di commentarla.
Dalle immagini proposte dalle televisioni abbiamo invece notato che non vi e' alcun cratere nel luogo dell' esplosione, non vi sono fuochi residui.  che il cassonetto e' solo lacerato ma non disintegrato e carbonizzato, che l' erba di un prato adicente e' verde e che alcuni alberelli nei pressi sono intatti. Cosi' tanto per gradire da una prima sommaria occhiata per televisione. Chiunque abbia un minimo di dimistichezza capisce immediatamente ma anche chi ha solo un briciolo di intelligenza comprende la spiegazione.
Allora, vorrebbero dirci che li' e' vi e' stato il BLEVE di tre bombole e' che lo stato dei luoghi successivo a tale evento e' quello che abbiamo visto ?  Ma non raccontassero cazzate per piacere.
Li' non e' esplosa nessuna bombola e mi ci gioco le palle, pero' sarebbe interessante sapere perche' la menzogna comincia proprio da li'.

di Gianni Fraschetti

TERREMOTO IN EMILIA, MILIARDI DI DANNI.4.000 SFOLLATI, 5.000 AZIENDE KO




Una scossa di terremoto è stata avvertita dalla popolazione tra le province di Ferrara e Modena. Le località prossime all'epicentro sono Finale Emilia (Modena), Bondeno (Ferrara) e Sant'Agostino (Ferrara). Secondo i rilievi registrati dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l'evento sismico è stato registrato alle ore 18,37 con magnitudo 4.1. Subito sono stati allertati i vigili del fuoco, mentre le persone presenti al Centro operativo misto si sono prontamente allontanate dalla struttura. Una breve scossa di terremoto, probabilmente di assestamento, è stata avvertita anche a Sant'Agostino, nel ferrarese. La scossa è durata solo alcuni secondi.

NUOVI DANNI NEL BOLOGNESE. Aumenta il bilancio dei danni del terremoto in provincia di Bologna, in particolare quelli causati dalla scossa delle 15.18 di ieri che ha causato crepe e crolli nei comuni di Molinella, Malalbergo e Baricella. In attesa di un sopralluogo dei Vigili del Fuoco, i carabinieri e alcuni tecnici comunali hanno vietato l'accesso al Palazzetto di via Libertà di Molinella e a due chiese a Baricella: Santa Filomena, nella frazione Passo Segni, e Santa Maria in piazza Carducci, entrambe danneggiate da profonde crepe nei muri e la chiesa di Santa Filomena anche dal crollo parziale della balaustra del campanile. A Malalbergo invece ha ceduto il soffitto di un casolare abbandonato in via Nazionale. Fra gli interventi svolti dai carabinieri nella zona c'è stato anche il salvataggio di una donna di 73 anni di Baricella: la pensionata è caduta a terra, lussandosi una gamba, mentre cercava di allontanarsi da casa spaventata dopo la scossa di ieri pomeriggio. Visto che l'appartamento era chiuso a chiave dall'interno, i carabinieri hanno sfondato la porta permettendo ai medici del 118 di soccorrere la donna e di trasportarla all'ospedale di Bentivoglio.

DANNEGGIATI BENI CULTURALI Il sisma di ieri nelle province di Ferrara e Modena oltre ad aver lasciato «un drammatico e pesante bilancio di vittime umane, ha rappresentato un durissimo colpo ai beni culturali». Dopo due giorni di verifiche «si può affermare che quasi tutti gli edifici storici, in particolare quelli ecclesiastici, sono stati danneggiati molto seriamente e, in alcuni casi, in modo addirittura irrimediabile». A dirlo è la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell'Emilia-Romagna.

5MILA AZIENDE IN GINOCCHIO  Il terremoto ha colpito duro sul lavoro. Se quattro operai sono morti mentre lavoravano, è perchè molte delle strutture produttive che si trovano nel cratere del sisma sono collassate. A Modena e Ferrara ci sono 5.000 tra operai e dipendenti dell'industria che questa mattina sono andati al lavoro sapendo che sarebbero tornati a casa: le loro aziende infatti erano 'inagibilì, chiuse. Catene di montaggio ferme. Il conto, della Cgil, è approssimativo e al ribasso. Perchè, fa notare il segretario di Modena Donato Pivanti, vanno aggiunti gli operatori di terziario, servizi, agricoltura, precari e interinali. «Dobbiamo riuscire a proteggerli tutti» dice netto. Servono cassa integrazione straordinaria e in deroga. Ma «bisognerà iniziare a ragionare su come mettere in condizione le aziende di ripartire» aggiunge Giuliano Guietti, segretario Cgil Ferrara. Per Confindustria i danni diretti alle imprese non sono inferiori ad alcune centinaia di milioni di euro: il 70% delle imprese di Modena è fermo. In vista della dichiarazione dello stato di emergenza del Governo, gli industriali chiedono credito, sospensione immediata di tutti gli adempimenti fiscali, tributari e contributivi (in particolare delle prossime scadenze Imu) e l'attivazione urgente degli ammortizzatori sociali (anche in deroga). Dell'utilizzo degli ammortizzatori in deroga il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, ha già parlato con il Ministro Fornero; mentre il sottosegretario Catricalà ha spiegato che il Governo valuterà il possibile rinvio dei pagamenti di tributi e contributi, oltre che una deroga al patto di stabilità. Ritenuta quest'ultima una priorità da Errani per garantire la ricostruzione. Tutto è rinviato al Consiglio dei ministri di domani.

IL BILANCIO: 4MILA GLI SFOLLATI È salito a 4.000 il conto degli sfollati per il terremoto che all'alba di ieri ha colpito l'Emilia. I dati sono stati aggiornati dalla Protezione civile dell'Emilia-Romagna che entro oggi conta di allestire altri 1.500 moduli assistenziali nel Modenese, una delle province più colpite insieme a quella di Ferrara. «Ai 3000 senza casa che avevamo calcolato inizialmente - ha detto il capo della Protezione civile regionale Demetrio Egidi - se ne sono aggiunti un'ottantina nel Ferrarese e circa 300 nel Bolognese. Poi ci sono quelli della provincia di Modena tra Finale Emilia, Mirandola e altri posti vicini». Inoltre, a Crevalcore, nel Bolognese, è stato allestito un centro di accoglienza (in una struttura fissa) occupato in gran parte da extracomunitari. «Il lavoro di assistenza va avanti anche se la pioggia ostacola un po'», ha concluso Egidi.

DANNEGGIATE 500MILA FORME DI PARMIGIANO  «È una lotta contro il tempo. Dobbiamo dividere le forme intere da quelle danneggiate: le prime potranno continuare la stagionatura, le altre cercheremo di reinserirle in un processo produttivo alternativo». È quanto spiega Oriano Caretti, dell'omonima azienda agricola produttrice di Parmigiano, una tra le più danneggiate dal sisma che ha colpito il Nord-Est e in particolare l'Emilia. Ancora non è stato stabilito con esattezza l'entità del danno che comunque risulta di circa 500mila forme, ma alla Caretti sono già tutti freneticamente al lavoro per recuperare quanto possibile. Nel pomeriggio allo stabilimento è arrivata anche la Cnn. Ad essere colpite sono soprattutto le forme fresche (sei mesi di stagionatura) danneggiate dal crollo delle 'scalere', le grandi scaffalature di stagionatura che sono collassate sotto la scossa di terremoto di 6 gradi della scala Richter.

Fonte: Leggo news

Disabili maltrattati e costretti a lavorare nel salernitano, Orlando scrive a Caldoro



Una dettagliata relazione sulle condizioni in cui vengono tenuti gli ospiti disabili della Rsa Silba SpA di Villa Alba di Roccapiemonte, nel salernitano, e' stata richiesta al presidente della Regione Campania Stefano Caldoro dalla Commissione d'inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari."Alcuni servizi filmati recentemente trasmessi dalla trasmissione televisiva 'Striscia la notizia' - si legge in una nota - documentavano, infatti, presunti abusi e irregolarita' che si sarebbero verificati nella struttura, provvisoriamente accreditata con la Regione in forza di una delibera del 1996. Gli ospiti disabili, come emerso dalle riprese effettuate, oltre che venir ripetutamente maltrattati e tenuti in condizioni che vanno ben oltre i limiti della decenza, sarebbero, per giunta, adibiti a mansioni lavorative inerenti la gestione dei servizi e l'assistenza personale per fare fronte alla carenza di dipendenti della Rsa".
Il materiale pervenuto alla Commissione, verra' valutato nell'ambito della prevista Relazione al Parlamento sullo stato della sanita' nella Regione Campania.

Fonte: ADNKronos

ROMA, ANCORA UN SUICIDO PER LA CRISI:SESSANTENNE SI IMPICCA IN CASA



Ancora un suicido dettato dalle difficoltà economiche esasperate dalla crisi. Un romano di circa 60 anni si è impiccato all'interno della sua abitazione, nella Capitale. Alla base del gesto ci sarebbero problemi economico-finanziari del 60/enne. L'episodio è avvenuto in via Giuseppe Arimondi, alla periferia di Roma.

Fonte: Leggo 

PISA, ADESCAVA RAGAZZINI SU FB:ARRESTATO L'AUTISTA DELLE GITE


 Un autista di una ditta di autotrasporto specializzata in gite scolastiche, pisano di 38 anni,  è stato arrestato per pedofilia al termine di un'indagine condotta dalla polizia postale e durata più di un anno che ha permesso anche di rintracciare 8 vittime che hanno confermato le violenze subite. L'uomo, utilizzando diversi profili registrati su Facebook, adescava le vittime su internet (ragazzini tra i 13 e i 17 anni) e poi abusava di loro in parcheggi o altre aree appartate della zona. L'uomo era già stato processato in passato per lo stesso genere di reati, ma fu prosciolto. Questa volta gli inquirenti gli hanno sequestrato a casa, sul suo computer e sui suoi telefonini, centinaia di immagini pedopornografiche scattate alle vittime, tra queste anche immagini dei nipotini (figli di sua sorella) che convivevano nello stesso appartamento. Il pedofilo entrava in contatto con i ragazzini fingendo di essere un loro coetaneo registrando account falsi sul social network e ben presto si rivelava chiedendo e ottenendo prestazioni sessuali promettendo in cambio 'regalì: ricambi di motorini, ma anche Iphone e Ipad, in realtà mai consegnati. Le vittime accertate e rintracciate dai poliziotti sono 8, tutti maschi dell'hinterland pisano e in età compresa tra i 13 e i 17 anni, ma il sospetto è che l'aguzzino, ora rinchiuso in isolamento nel carcere Don Bosco di Pisa, abbia abusato di molti altri ragazzini. In un caso aveva addirittura intrapreso una relazione sentimentale con la madre di un sedicenne, proprio per avvicinarsi a lui e poterlo molestare più facilmente.

Fonte: Leggo news

Terremoto Emilia, 4.500 gli sfollati. Notte di paura nelle tendopoli



Notte di paura nelle tendopoli allestite in Emilia Romagna per il tremendo terremoto che ha colpito il Nord est nella notte tra sabato e domenica scorsa. In tanti hanno dormito in macchina e nei parcheggi dei supermercati. Salgono intanto a 4.500 gli sfollati.

Notte di paura per gli sfollati. Il maltempo e le temperature che a Modena e a Ferrara sono scese fino a 12 gradi non hanno aiutato gli sfollati e non aiuteranno gli uomini della Protezione civile, i Carabinieri, i vigili del fuoco e le altre forze dell'ordine che si stanno occupando incessantemente di mettere in sicurezza i cittadini nelle aree più colpite, allestendo tende, cucine da campo e punti di accoglienza.

A RISCHIO 5.000 POSTI DI LAVORO

Tra i paesi più in difficoltà ci sono Sant'Agostino, nel ferrarese, e Finale Emilia, piccolo Comune modenese il cui centro storico è stato letteralmente raso al suolo. Ma in tutta la campagna emiliana gli edifici più vecchi si sono sbriciolati, trasformandosi in cumuli di mattoni. La priorità ora è offrire un riparo, cibo, acqua e assistenza ai circa 3 mila sfollati che non possono tornare nelle loro abitazioni perchè crollate o dichiarate inagibili. Secondo i primi calcoli almeno 900 le persone che stanotte hanno dormito fuori casa.

ARRIVANO GLI SCIACALLI

Messi a disposizione tre alberghi. Circa 400 le persone residenti in alcuni comuni della Bassa modenese che hanno dormito in tre alberghi di Modena, grazie alla solidarietà e alla collaborazione della Feralberghi modenese. Molti quelli che nelle città hanno dormito in auto per strada, mossi anche dalla paura rinnovata dal cosiddetto sciame di assestamento.

LA TERRA TREMA ANCORA: 100 SCOSSE

Aiuti da tutte le regioni. «Nei comuni più colpiti, Mirandola, Finale Emilia, San Felice sul Panaro, Cavezzo e Camposanto, tutti in provincia di Modena, siamo intorno alle 4mila richieste di aiuto. Noi stiamo allestendo, in collaborazione con i primi aiuti che giungono dalle altre Regioni, circa 3mila posti letto in tende riscaldate, con servizi igienici e cucine, integrati con l'allestimento di altri centri d'accoglienza in strutture fisse» afferma al Messaggero il capo della Protezione civile in Emilia Romagna illustrando la situzione di emergenza della zona terremotata.

Hanno paura. Pochissimi hanno dormito nelle proprie case la scorsa notte a Finale Emilia, la cittadina in provincia di Modena dove poco più di 24 ore fa la terra ha tremato e ancora continua a farlo. È qui l'epicentro del sisma che ha scosso e continua a scuotere il Nord-Est.


I parchi, le aree pubbliche, le piazze sono spazi aperti dove le automobili sono diventate camera da letto, cuccia, riparo. Riuscire a prendere sonno è stato doloroso. «Come si fa a dormire mentre succede tutto questo», dicono i più. In paese, e per un raggio di circa 20 km, è tutto chiuso. Cenare è stato arduo per chi non ha voluto rimettere piede in casa. Qualche pizzeria ha fatto gli straordinari col take away. Qualche ristorante non ha potuto servire da mangiare perchè il personale ha preferito starsene alla larga da tetti e mura.

Nel palasport tensione quando, intorno alle tre, sono state avvertite nuove scosse. Qui sono stati smistati i senza-tetto che hanno anche bisogno di assistenza personale: anziani soprattutto, ma anche tanti immigrati. Intorno alle quattro qualcuno ha cominciato ad avvertire freddo, forse anche per la stanchezza. Tutti hanno continuato a chiedersi il perchè : «Qui non è mai successa una cosa del genere». Una dottoressa ha trascorso la notte rassicurando e parlando con tutti; una ragazzina con il suo cagnolino bianco ha atteso fino all'alba la mamma in turno da volontaria. Ah, i volontari. Un esercito silenzioso. Tutti hanno avuto paura nella notte tra sabato e domenica scorsa. Anche loro, ma non sono bastate cento e più scosse per fermarli. Riescono anche a sorridere versando l'ennesimo caffè caldo, tra un tremore della terra e l'altro.

Per quanto riguarda gli sfollati, «ai 4mila del Modenese - spiega - se ne aggiungono altri 350-400 della provincia di Ferrara, nei Comuni di Bondeno, San'Agostino e Mirabello. Questi sono già assistiti». In concreto, la prima notte in tenda, fa sapere Egidi, la passeranno «tre-quattro mila persone». Sul decreto di riforma della Protezione civile che afferma tra l'altro che in caso di catastrofi naturali non sarà più lo stato a pagare i danni ai cittadini, Egidi preferisce non commentare: «Il problema è delle istituzioni» ma aggiunge «certo, qui i danni sono enormi».

Ambulatorio pediatrico. La Croce Rossa italiana di Finale Emilia ha allestito un ambulatorio pediatrico per venire incontro alle esigenze delle decine e decine di mamme con bambini piccoli ospitati nelle varie tendopoli e nei centri di accoglienza allestiti in paese. L'ambulatorio è allestito nella struttura dove è stato insediato il comitato di gestione dell'emergenza presso la sede della Protezione civile e del Comando dei vigili del fuoco di Finale. «A parte il maltempo, la situazione si sta lentamente normalizzando - fanno sapere dalla Croce Rossa -. Durante la scorsa notte non abbiamo effettuato alcuno sgombero di persone, ma soltanto trasferimenti negli ospedali del territorio di sfollati colti da leggero malore, di invalidi con difficoltà a restare all'interno dei centri di accoglienza e di anziani con problemi cronici

Fonte: Il Messaggero

BRESCIA CHOC: LANCIA I FIGLI DAL BALCONE, POI SI UCCIDE. "AVEVA PERSO IL LAVORO"



 Li ha gettati dal sesto piano dopo una lite con la moglie, poi ha deciso di buttarsi anche lui. Un uomo a Brescia ha lanciato dal suo appartamento i due figli di 4 anni e di 14 mesii. Una volta resosi conto degli effetti del raptus, ha deciso di farla finita gettandosi anche lui. Pare che alla base della violenta lite che ha portato alla tragedia ci fossero seri motivi finanziari successivi al licenziamento dell'uomo. L'appartamento della follia è in via Cremona, in una delle zone più popolari di Brescia, abitata da molti operai che negli ultimi mesi hanno perso il lavoro.
I due piccoli sono stati portati subito in ospedale, ma non è servito a niente. L'operaio aveva tentato di uccidere anche la moglie senza successo, prima di farla finita lanciandosi anche lui dal balcone. Sul posto è intervenuta la squadra mobile di Brescia.

Fonte:http://www.leggo.it/news/cronaca/brescia_choc_lancia_i_figli_dal_balcone_poi_si_uccide_aveva_perso_il_lavoro/notizie/180405.shtml

domenica 20 maggio 2012

Lo Stato non risarcirà il terremoto



Il danno e la beffa. Non c’è luogo comune più abusato, ma stamattina, quando il terremoto ha scosso il Nord, non poteva non venire in mente che solo un paio di settimane fa, con un decreto, il governo ha chiuso con i risarcimenti ai cittadini colpiti dalle calamità naturali, aprendo la strada alle assicurazioni private. L’iper liberista Monti, dopo aver ripristinato la possibilità di rispolverare la “tassa sulle disgrazie”, attraverso l’aumento dell’accise della benzina, con beffarda lungimiranza ha polverizzato la speranza di chi rimane vittima di alluvioni, terremoti e altri disastri naturali: niente soldi, non ce ne sono. Il Tesoro ha le casse vuote, è stato spiegato al momento, quindi che gli italiani si arrangino. Anche nei momenti più difficili – questo il messaggio, inutile dare letture diverse – non contate più sullo Stato.

Già, lo Stato. Questa entità che si sente il bisogno di evocare quando una bomba uccide una ragazzina a Brindisi – e chissà poi se è veramente la criminalità organizzata oppure il gesto di un folle – o quando la retorica inonda la celebrazione dei morti ammazzati dalla mafia o da un destino carogna, come gli operai del turno di notte della fabbrica di Sant’Agostino, caduti sul lavoro sotto le macerie come tanti, sempre troppi ogni giorno. E’ uno Stato che latita, la cui immagine plastica di queste ore è quella di Mario Monti, in pulloverino azzuro polvere (ovviamente di cachemire), che da oltre Oceano parla come un automa di “rigore e vicinanza alle famiglie delle vittime”, ma non sembra sfiorato dal pensiero di fare dietrofront, invece di restare a far passerella (anche personale) ad un G8 inutile come tutti quelli di sempre.

Ed è uno Stato che trova il verso d’indignarsi, certo, attraverso la faccia feroce del suo più alto rappresentante, ma solo perché c’è un Grillo che sta attentando alla sopravvivenza del corrotto sistema partitocratico. Che non c’entra nulla con la politica, sia chiaro, ma fa tanto comodo far credere che sia così. “Lo Stato, lo Stato…”, cantilenava amara, scuotendo la testa, dal pulpito di una chiesa stracolma di grandi papaveri delle Istituzioni Rosaria Costa, la vedova dell’agente di scorta di Giovanni Falcone, Vito Schifani, davanti alla bara del marito.

Son passati vent’anni e questo Paese è ancora inchiodato lì, vittima di pazzi, di mafia o di anarchici, ostaggio di una politica immonda e di una crisi che prima di essere economica è di identità, di struttura, di principi comuni. E che adesso – proprio adesso – dovrà anche guardare in faccia le vittime di questo ennesimo terremoto e spiegargli che siccome dobbiamo restare in Europa, per loro di Stato non potrà fare nulla; a Ferrara e dintorni non arriverà una lira. Lo stato di calamità non sarà più qualcosa che si dichiara con leggerezza. Come non vedranno un soldo i genitori di Melissa o le altre ragazze di Brindisi la cui bellezza resterà sfigurata per sempre. Gli italiani vittime di qualunque nemico saranno chiamati ad arrangiarsi ancora. L’hanno sempre fatto, in questo Paese logoro e sudato di pazienza antica. Infinita no, però..

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Le dieci regole per il controllo sociale.


L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche.

1 – La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

Noam Chomsky

Abusi sessuali sui minori: sono 364 i casi in Italia. Nucleo familiare e internet i principali epicentri



Tra il 1° gennaio 2008 e il 31 dicembre 2010, il Centro Nazionale di Ascolto di Telefono Azzurro è intervenuto complessivamente 9.065 volte. Gli episodi sono stati segnalati sul territorio nazionale: i casi relativi a situazioni di abuso sessuale sono stati 364.
Questi i dati del Dossier Pedofilia 2011 a cura di Sos il Telefono Azzurro Onlus. A Benevento, questa mattina, al Convitto Nazionale ‘Giannone’, si è tenuto un convegno dal titolo “Abusi sui minori: dati e prevenzione”. Moderato dall’ avvocato Alessia Nanni, l’incontro ha toccato due sfumature dell’abuso su minori: quello in ambito familiare e quello su internet. Sono stati poi delineati i danni, essenzialmente psicologici, che gravano sulla vittima, e tutti gli strumenti di prevenzione da parte dei servizi sociali e del Tribunale Minorile.
In un contesto per la maggior parte femminile, al convegno ha partecipato un discreto numero di interessati. “Non si può trattare – ha detto Nanni – solo di un discorso culturale. Abbiamo avuto casi che hanno riguardato famiglie del medio ceto sociale. Si tratta, invece, di perversione, di una mentalità malata, propria non solo degli uomini, ma in una percentuale più ridotta anche delle donne”.
L’aspetto della pedopornografia è stato affrontato in maniera tecnica da Giuseppe Orlacchio della polizia postale di Benevento. “La produzione di materiale di tal genere – ha spiegato – avviene in quei paesi, Sud America, Asia dell’Est, in cui il turismo sessuale viene tollerato perché fonte di guadagno. E’ diffuso tramite i siti per adulti con sezioni riservate, lo scambio privato e tramite i siti civetta, dedicati apparentemente ad altri argomenti.
Il video pedopornografico ha natura amatoriale: è, rispetto ai video per adulti, meno sofisticato. Comincia con le scene più dolci e ingenue, la bambina che dorme abbracciando l’orsacchiotto, per poi continuare con quelle sessuali in ambito domestico. I reati che noi di Benevento affrontiamo in maniera prevalente sono: pedopornografia, bullismo e sexting (quando i ragazzini si filmano in atteggiamenti sessuali)”.
Orlacchio ha quindi spiegato in cosa consiste l’intervento della polizia: “Tracciamo i file e le connessioni per individuare i titolari e quindi i pedofili. Uno degli strumenti più efficienti è anche la simulazione di acquisto di materiale pedopornografico”. L’intervento deve essere poi coordinato a livello nazionale, per colpire tutti i file e tutti i materiali, senza far girare la voce e permettere di nascondere prove.
Si è poi discusso anche dei danni sui minori e dei possibili ‘rimedi’: Lucia Sarno, psicologa e psicoterapeuta, ha delineato i cinque tipi di abuso sessuale.
1- Coinvolgimento del bambino in relazioni sessuali da parte del genitore (incesto); 2 – sfruttamento a scopo di gratificazione sessuale da parte di un conoscente; 3- violenza occasionale da parte di estranei; 4- prostituzione; 5- pedopornografia.
Le reazioni dei minori cambiano in relazione all’età, alla gravità dell’abuso (‘sola’ molestia o rapporto completo),  sostegno della vittima, esperienze di vita. I disturbi possono essere sensi di colpa, ansia, timidezza, difficoltà di apprendimento, bassa autostima, problemi sessuali…
Naturalmente ruolo fondamentale rivestono i servizi sociali, anche e soprattutto in una fase preventiva. La dirigente del settore Servizi Sociali del Comune di Benevento, Annamaria Villanacci, ha spiegato l’attività portata avanti e gli strumenti di cui dispone l’Ente.
“L’educativa domiciliare – ha dichiarato Villanacci – consiste nell’ingresso dei nostri operatori nelle dinamiche familiari. Se ciò non arreca risultati si prosegue all’affido familiare, in quei casi di difficoltà dovuti a precarie situazioni economiche, tossicodipendenza. Gli affidatari vanno individuati prima tra i parenti fino al IV grado e poi all’esterno. L’obiettivo è il rientro nella famiglia d’origine, ma spesso non accade e il tribunale procede all’affido giudiziario”.
Rosanna Pane, ordinario di Istituzioni di Diritto Privato all’Università degli Studi del Sannio, poi ha incentrato il suo discorso sulla figura del minore nel divorzio o nella separazione dei genitori, anche per le famiglie di fatto.
“Gli articoli 29 e 30 della Costituzione –ha asserito Pane -, riconoscono alla famiglia una funzione educativa, non un potere, ma un diritto-dovere indirizzato esclusivamente al minore”. E’ nella fase di separazione che essa spesso viene meno. “Richard Gadner – ha proseguito la docente – ha spiegato che la separazione comporta la sindrome da alienazione parentale: i figli diventano oggetto di contesa dei genitori. Arrivano a schierarsi dalla parte di quello convivente e addirittura a rifiutare l’altro. Ciò comporta difficoltà di crescita, immaturità del bambino, difficoltà a relazionarsi. Così, se la giurisprudenza all’inizio prevedeva l’affidamento esclusivo, è giunta con il tempo a ritenere più ottimale un affidamento condiviso. Questo momento di rivoluzione ha dato però pochi risultati: innanzitutto perché la cultura sociale non è pronta in quanto si tende ancora a trovare il colpevole e non il rimedio. Inoltre il legislatore tende ad affidare la materia al giudice ordinario e non a quello minorile, creando difficoltà nei confronti di tale problematica”.

Fonte: http://www.ilvaglio.it/cronaca/abusi-sessuali-sui-minori-364-i-casi-in-italia-nucleo-familiare-e-internet-sono-gli-epicentri/