giovedì 3 maggio 2012

Crisi economica, due suicidi


Strangolato da uno scoperto di migliaia di euro imprenditore si suicida nel trevigiano. Alla compagna poche parole: "Non mi rivedrai più". Disoccupato 51enne si suicida a Carpi

Conti in rosso e uno scoperto da diverse migliaia di euro a gravare su una situazione già non positiva. In più la minaccia di essere lasciato a piedi dalla società di cui era socio.

Una storia tristemente ordinaria in tempi di crisi, che ha portato Gianni Merlo, 52enne di Volpago Nel Montello, in provincia di Treviso, a farla finita, prendendo la stessa tragica decisione di tanti altri lavoratori e imprenditori.
L'ennesimo suicidio per motivi economici è avvenuto poco lontano dal piazzale del cimitero di Falzè di Trevignano, nello Scania di proprietà di Merlo. L'uomo si è impiccato nella cabina del camion verso le quattro di notte, ritrovato dopo quasi dodici ore di ricerche dalla compagna e da uno dei figli, che avevano notato il veicolo fermo nel piazzale. All'interno l'uomo, appeso a un gancio sporgente dal lettino superiore del camion, un foulard a strangolargli il collo. E un biglietto con poche parole destinato alla compagna: "Non mi rivedrai più".
A determinare la decisione di Merlo la situazione drammatica della sua ditta, specializzata nella realizzazione di stand fieristici. L'ultima mazzata il 30 aprile, con una riunione dei soci che lo mette davanti alla realtà dei fatti: rischia di perdere la sua quota del 30 per cento. "Da tempo lo vedevo ombroso - dice un amico - Ma, conoscendolo, sapendo bene che nella vita aveva solo aiutato tanta gente, pensavo fosse uno sconforto passeggero". Merlo lasci i due figli avuti da una relazione precedente, entrambi studenti. E l'attuale compagna.
Ma a suicidarsi non è stato soltanto l'imprenditore trevigiano. La stessa tragica fine l'ha fatta anche un 51enne residente a Migliarina, frazione di Carpi, nel modesene. L'uomo si è ucciso nella sua abitazione, una casa popolare. È stato trovato dopo alcuni giorni, solo dopo che i vicini preoccupati hanno chiamato le forze dell'ordine.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/cronache/a_treviso_ennesima_vittima_crisiimprenditore_travolto_debiti_si_impicca/crisi_economica-lavoro-suicidi/03-05-2012/articolo-id=585991-page=0-comments=1

Pedofilia: 9 anni e mezzo a don Seppia. "Chiedo scusa per cio' che ho fatto"


E' stato condannato a nove anni e sei mesi di reclusione don Riccardo Seppia, l'ex parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente processato per tentata violenza sessuale su minore, tentata induzione alla prostituzione minorile, tentata cessione di droga a minori e detenzione di materiale pedopornografico. Il gup ha accolto nella quasi totalita' la richiesta del pm Stefano Puppo che chiedeva 11 anni e otto mesi di reclusione. L'unico reato per cui e' stato assolto e' la detenzione di materiale pedopornografico. La tentata violenza sessuale e' stata considerata dal giudice una violenza consumata. L'avvocato difensore, Paolo Bonanni, aveva chiesto l'assoluzione da tutti i capi di imputazione tranne una cessione semplice di droga.
  Seppia era accusato, tra l'altro, di avere palpato un chierichetto, di avere offerto droga a minorenni in cambio di prestazioni sessuali e di avere ceduto droga al suo sodale e amico Emanuele Alfano. L'ex parroco e' in carcere da maggio 2010 e, ad oggi, deve ancora scontare 8 anni e sei mesi di reclusione.
 
DON SEPPIA, MI SCUSO PER COMPORTAMENTO DISDICEVOLE
"Mi scuso per il mio comportamento, disdicevole dal punto di vista morale, ma non credo di avere avuto condotte giuridicamente rilevanti". Lo ha detto al gup Roberta Bossi, don Riccardo Seppia, dopo l'udienza e prima della lettura della sentenza.
  L'ex parroco ha anche depositato uno scritto che sintetizza le sue scuse.
 
DIFENSORE DON SEPPIA, SODDISFATTO PER LE ATTENUANTI
"La violenza sessuale e' stata riconosciuta consumata ma di minore gravita', nella cessione e' stata riconosciuta la lieve quantita'. Soddisfatto per il riconoscimento delle attenuanti".
  Cosi' l'avvocato difensore di don Riccardo Seppia, Paolo Bonanni. Seppia e' stato condannato a 4,2 anni per la violenza sessuale su minore e per la tentata induzione alla prostituzione minorile, a 4,8 anni per cessione di droga a minori e 8 mesi per cessione di droga all'amico Emanuele Alfano. Seppia e' stato assolto per detenzione di materiale pedopornografico, dovra' pagare una multa di 28mila euro.

Fonte: http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201205031442-ipp-rt10134-pedofilia_9_anni_e_mezzo_a_don_seppia

LA NASCITA DI UNA BIMBA / O SPECIALE


Franca la tua mamma la tua vittoria in un sociale ancora incerto

Parlare di "Bimbi Speciali " 
della loro " Nascita " dovrebbe portare tutti noi a riflettere .............
la loro nascita porta entrambi i genitori ,a dover affrontare un viaggio sconosciuto ;
Questo viaggio a un certo punto subisce un importante dirottamento.......
quindi se la destinazione era già conosciuta al momento della partenza ,
ad un certo punto appena si viene a conoscenza dell'arrivo di una nuova e importante destinazione ,
i genitori devono assolutamente adattarsi ad una nuova situazione sconosciuta ;
Si trovano in un posto nuovo dove non si conosce la lingua e bisogna imparare il linguaggio dell'Amore .
Dico questo perché solo L'Amore potrà alleggerire questo grande cambiamento cromosomico .un cambiamento che se gestito con grande coraggio e determinazione ,sicuramente porterà  ad una  grande vittoria.
Se dovessi raccontarvi il mio viaggio ,vi direi che è stato un viaggio molto tortuoso ,che il motore di tutto è stata la bellezza "Di Una Grande Luce " che ha circondato tutti noi  ( MIA FIGLIA ) UNA LUCE STUPENDA ,PIENA DI CARISMA E AMORE .
Sono stati tanti i miei obbiettivi e tanti ancora saranno ,quello che posso giurarvi e che mia figlia mi ha cambiato la vita.
Mia figlia mi ha dato una forza superlativa capace di riprodursi e conquistare  quello che non avrei mai immaginato di conquistare ...........LA FORZA DELLA VITA ..............L'ESSENZA DELLA VITA ............L'AMORE
Vi saluto e magari ci ritroviamo presto  ..........Franca De Padova ........


AUTORE: FRANCA DE PADOVA


COLLEGAMENTO PROFILO FACEBOOK: http://www.facebook.com/#!/franca.depadova 

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mercoledì 2 maggio 2012

VANESSA SCIALFA, I GENITORI VANNO IN TV E SCOPPIA LA BAGARRE: "PENA DI MORTE"


Alla madre di Vanessa Scialfa il movente della gelosia proprio non scende giù. «Non può essere vero che durante un momento di intimità mia figlia avrebbe chiamato il fidanzato (Francesco Lo Presti, ndr) con il nome del suo ex. Anche perchè non stavano avendo nessun rapporto di intimità…Vanessa è stata ritrovata completamente vestita». Lo dice a 'Mattino Cinque', Giovanni Scialfa padre di Vanessa Scialfa, la ventenne uccisa dal convivente a Enna. «Vorrei anche contestare l'ipotesi che i due ragazzi abbiano fatto uso di cocaina, perchè, data la lucidità con cui è stato compiuto questo omicidio, è impossibile che sia stato fatto uso di qualche sostanza - continua - Non c'è stata nè gelosia nè cocaina. Queste sono affermazioni che lui sta facendo per buttare fango su mia figlia. Forse Vanessa gli aveva detto che voleva lasciarlo e lui ha compiuto questo omicidio…nessuno, a parte lui, avrebbe mai più dovuto toccarla. Questo omicidio è stato commesso con lucidità». «Io non ho mai chiesto le scuse dei genitori di Francesco - dice la madre Isabella - Non mi servono e comunque non basterebbero. Vermi di questa specie ce ne saranno sempre e continueranno ad uccidere: il mondo non si può cambiare. Io però ho promesso a mia figlia che il nome Francesco non lo pronuncerò mai più, non lo voglio nei miei pensieri…da me non merita neanche questo. Il mio cuore e il mio pensiero sono solo per mia figlia». Giovanni Scialfa conclude lanciando un accorato appello alla giustizia italiana: «Non aspettiamo il processo abbreviato, non diamo sconti di pena ad un assassino. I processi per questi tipi di reati devo essere fatti subito».

IL PUBBLICO IN TV: "PENA DI MORTE" - Ospiti anche di Pomeriggio 5, i genitori della povera Vanessa hanno trovato un pubblico altamente indignato, che a gran voce ha chiesto la morte dell'assassino Lo Presti. Un clima non gradito da Paolo Liguori, anche lui in studio.

Fonte: http://www.leggo.it/news/cronaca/vanessa_scialfa_i_genitori_vanno_in_tv_e%20scoppia_la_bagarre_pena_di_morte/notizie/177964.shtml

Un uomo si impicca, altri due si gettano nel vuoto


Alfonso Salzano, si è tolto la vita impiccandosi con un cavo elettrico nella sua abitazione di Casaluce, nel Casertano. Mentre nel Casentino, un uomo di 45 anni si è gettato nel vuoto perchè non riusciva a pagare il mutuo.

Un muratore di 52 anni, Alfonso Salzano, si e' tolto la vita impiccandosi con un cavo elettrico nella sua abitazione di Casaluce, nel Casertano. L'uomo e' stato trovato dai familiari che hanno avvisato i carabinieri. Secondo quanto riferito dai congiunti l'uomo, senza lavoro da circa sei mesi, soffriva di crisi depressive.

L'uomo lascia moglie e 3 figli. Secondo quanto si e' appreso le uniche entrate erano costituite dall'indennita' di lavoratore socialmente utile della moglie, poche centinaia di euro al mese.

E un uomo di 45 anni, nel casentino, si e' gettato dalla finestra perchè non era riuscito a pagare la casa che aveva acquistato con un mutuo in banca. Si tratta di un cittadino nordafricano, da molti anni in Italia. Secondo quanto si e' appreso, era stato costretto a lasciare la casa acquistata, a causa delle difficolta' economiche, e viveva in un appartamento in affitto.

Si è gettato nel vuoto anche un uomo di 35 anni, licenziato da un negozio di Malta dove fino al febbraio scorso aveva lavorato come commesso. Si e' suicidato buttandosi  dalla terrazza della sua abitazione a Gravina di Catania, alle porte di
Catania.


Fonte: http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=164712

La smentita del Consolato: impossibile negoziare per Urru


DAKAR.“Qui in Mali e’ in atto una guerra civile”, in seguito al colpo di Stato del mese scorso. “Non ho notizie dirette sulla richiesta di riscatto proposta per la Urru. E in ogni caso allo stato attuale non vi sarebbero le risorse per partecipare ad un eventuale negoziato” con i terroristi del Movimento per l’Unicita’ e la Jihad in Africa Occidentale. “Mentre vi parlo dal mio edificio sento colpi di arma da fuoco all’esterno”. Lo ha detto all’ASCA una fonte del Consolato onorario a Bamako di competenza dell’ambasciata d’Italia a Dakar, interpellato sullo stato dei colloqui con gli estremisti islamici a poche ore dalla notizia in esclusiva diffusa dall’Afp secondo cui i militanti del Mujao avrebbero chiesto un riscatto di 30 milioni di euro per la liberazione della cooperante sarda Rossella Urru e di un suo collega spagnolo.
La Urru e’ stata sequestrata il 23 ottobre del 2011 nel campo profughi sahawari in cui lavorava da due anni, insieme ad altri due volontari spagnoli Ainhoa Fernandez de Rincon e Enric Gonyalons. Sul suo rilascio di recente si erano inseguite diverse voci, poi rivelatesi infondate.

Rossella Urru, verso la libertà? chiesti 30 mln di euro


I rapitori della cooperante italiana Rossella Urru hanno chiesto per il suo rilascio un riscatto di 30 milioni di euro e la liberazione di due saharawi detenuti in Mauritania. A riportare la notizia è l’Afp. Le notizie sul web e sulle agenzie di stampa rimbalzano in questi minuti in modo frenetico e non senza qualche contraddizione.
LA TRATTATIVA – Secondo l’agenzia di stampa francese sembra che, dopo il pagamento del riscatto, insieme alla Urru sarebbe rilasciata anche un’altra volontaria spagnola. Per i media internazionali potrebbe essere Ainhoa Fernandez, rapita insieme a un connazionale con la cooperante italiana la notte tra il 22 e il 23 ottobre 2011 in un campo di profughi saharawi ad Hassi Raduni, nel deserto a sud dell’Algeria. Secondo l’Afp il portavoce del gruppo “Monoteismo e Jihad in Africa occidentale” (nato da al Qaeda nel Maghreb islamico), Adnan Abu Walid Sahraui, ha precisato che “i negoziati riguardano soltanto la donna ostaggio italiana e quella spagnola”. L’uomo, che non ha fatto alcun riferimento al volontario del paese iberico, ha chiesto anche 15 milioni di euro per la liberazione di sette diplomatici algerini, rapiti in Mali e nelle mani della sua formazione.

TERNI, BIMBO DISABILE DI 6 ANNI PICCHIATO E MALTRATTATO: IN MANETTE I GENITORI


Costretto a stare tutto il giorno in un box, picchiato in continuazione, anche solo per aver chiesto dell'acqua o del cibo: è quanto sarebbe successo ad un bambino ternano disabile di 6 anni, secondo gli agenti della squadra mobile di Terni, che hanno arrestato, con l'accusa di maltrattamenti, la mamma e il suo compagno (entrambi noti come tossicodipendenti), originari di Rieti. La donna, una 35enne disoccupata, è madre di un'altra bambina, di cinque anni, che però non risulta essere stata picchiata ma soltanto insultata.
Le indagini - secondo quanto riferito oggi in questura -, partite da una segnalazione anonima, hanno permesso di accertare che il bambino (affetto da una malattia genetica rara che comporta, tra l'altro, un grave ritardo neuromotorio) veniva malmenato ripetutamente dai due, che lo avrebbero anche insultato e nutrito a malapena. In particolare, il bambino avrebbe ricevuto schiaffi e pugni sulla testa, anche se chiedeva soltanto da bere.
Quando tornava da scuola - riferisce sempre la polizia - il piccolo veniva messo immediatamente nel box e se cercava di chiedere qualcosa, il compagno della madre (un 27enne, anche lui disoccupato) gli premeva la mano sulla testa, schiacciandolo verso il basso fin quando non stava zitto. La scarsa cena gli veniva data in piedi, sempre nel box. Inoltre, la coppia si sarebbe drogata in casa, davanti ai bambini.
Al termine dell'attività investigativa il gip Pierluigi Panariello, su proposta del pm Elisabetta Massini, ha disposto per i due un'ordinanza di custodia cautelare in carcere con isolamento giudiziario, provvedimento eseguito con il supporto dei carabinieri di Papigno. I due bambini sono stati affidati temporaneamente ad una casa-famiglia.

Fonte: http://www.leggo.it/news/cronaca/terni_bimbo_disabile_di_6_anni_picchiato%20e_maltrattato_in_manette_i_genitori/notizie/177944.shtml

Terni: maltrattavano figlio disabile di sei anni, arrestata coppia


 Sei anni, affetto da una malattia genetica rara che comporta, tra le altre cose, un grave ritardo neuromotorio, costretto a stare tutto il giorno in un box, picchiato in continuazione, anche solo per chiedere dell'acqua o del cibo. Scene di orrore quotidiano, andate avanti per tanto tempo, fin quando la seconda sezione della squadra mobile non ha arrestato la madre del bambino e il suo compagno: 35 anni lei e 27 lui, entrambi originari di Rieti, residenti a Terni, disoccupati e tossicodipendenti.

Fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Terni-maltrattavano-figlio-disabile-di-sei-anni-arrestata-coppia_313261546790.html