mercoledì 18 luglio 2012
PALERMO, VICINO DI CASA ABUSA DI BIMBA DI 10 ANNI: DENUNCIATO 'GRAZIE' A SARA SCAZZI
Dal 2006 al 2009 era stata costretta a subire abusi sessuali da un vicino di casa, poi finalmente nell'ottobre del 2010 la piccola vittima, che all'epoca non aveva nemmeno 10 anni, ha trovato il coraggio di raccontare tutto. Un palermitano di 64 anni, da tempo trasferitosi al nord, è stato così arrestato dalla Polizia. Le indagini, coordinate dalla Procura di Palermo, hanno permesso di far luce sull'ennesimo turpe caso di violenza sessuale ai danni di una bimba. La vicenda è stata denunciata dalla mamma della piccola nell'ottobre del 2010. Allora, infatti, la giovane vittima, colpita dalla vicenda di Sara Scazzi ad Avetrana, si convinse a confessare le morbose attenzioni del vicino di casa. In particolare, la bambina aveva raccolto l'appello di una presentatrice televisiva ai minori vittime di abusi affinchè ne parlassero con i genitori. Così la bambina in lacrime ha raccontato prima alla nonna e poi alla mamma a cosa la costringeva il 64enne, che approfittava della piccola in una cantina dello stabile in cui abitavano le famiglie della vittima e dell'indagato durante i suoi periodi di vacanza a Palermo. Per l'uomo sono così scattate le manette.
Fonte:Leggo
HOLLANDE E IL PASSAPAROLA-BUFALA SU FB. "NON HA ABOLITO LE AUTO BLU"
Da ieri si sta diffondendo su Facebook un documento nel quale sono presenti tutti i provvedimenti adottati dal Presidente francesce François Hollande, nei suoi primi sessanta giorni di Governo. Il premier transalpino avrebbe "abolito il concetto di scudo fiscale", avrebbe "emanato un urgente decreto presidenziale stabilendo un’aliquota del 75% di aumento nella tassazione per tutte le famiglie che, al netto, guadagnano più di 5 milioni di euro all’anno", avrebbe "decurtato del 25% lo stipendio di tutti i funzionari governativi, del 32% di tutti i parlamentari, e del 40% di tutti gli alti dirigenti statali che guadagnano più di 800 mila euro all’anno" e con i soldi risparmiati avrebbe "assunto 59.870 laureati disoccupati", "varato un piano per la costruzione di 4.500 asili nido e 3.700 scuole elementari", "istituito un fondo garanzia welfare che attribuisce a donne mamme single in condizioni finanziarie disagiate uno stipendio garantito mensile per la durata di cinque anni" e molto altro.
Ma il punto che ha creato più interesse e più dibattito è stato senza ombra di dubbio quello riguardante l'abolizione del "100% delle auto blu spedendo un documento a tutti gli enti statalidipendenti dall’amministrazione centrale in cui comunicava l’abolizione delle vetture aziendali". Moltissimi utenti del social network hanno iniziato a condividere questa lunga lista di presunti interventi, e qualcun altro ha iniziato a porsi qualche domanda, magari su quale fosse la fonte della notizia.
Facendo un'attenta analisi possiamo constatare che i siti dei principali quotidiani francesi non ne parlano, così come non c'è nulla sui portali ufficiali o tra i comunicati stampa dell'Eliseo o diFrançois Hollande.
LE AUTO BLU NON SONO STATE ABOLITE Dall'elenco scopriamo che in realtà lo stipendio dei Ministri e del Capo dello Stato è stato ridotto del 30% o che è stato effettivamente programmato il ritiro delle truppe dall'Afghanistan entro il 2012, mentre l'annunciato blocco dei prezzi della benzina per tre mesi è stato rimandato così come è ancora in sospeso il provvedimento che prevede un aliquota fiscale del 75% per i redditi superiori al milione di euro. Ma delle auto blu non se ne parla.
Fonte:Leggo
"ROSSELLA URRU È LIBERA". LA FARNESINA VERIFICA, ANCORA NESSUNA CONFERMA
Rossella Urru sarebbe stata liberata. La cooperante italiana (originaria di Samugheo, provincia di Oristano) rapita in Algeria ad ottobre, secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, sarebbe in via di rilascio, ma non ancora in mani italiane. La Farnesina sta verificando la notizia attraverso i canali disponibili.
Fonte:Leggo
BERGAMO, MAESTRO DI CATECHISMO ABUSA DI TRE RAGAZZINI: ARRESTATO
I carabinieri di Bergamo hanno arrestato un catechista appartenenteall'oratorio di una chiesa dell'interland bergamasco. Le accuse sono pesantissime: attisessuali continuati con minorenni e violenza sessuale. Le indagini erano iniziate alla fine dello scorso aprile, dopo che i genitori di una giovane vittima si erano rivolti ai militari segnalando gli abusi sessuali confidati loro dal figlio. L'uomo, 54 anni, di professione commesso in una farmacia, dal settembre 2010 al giugno 2012, si sarebbe appartato in località isolate e, anche durante viaggi o gite, avrebbe abusato sessualmente e più di una volta di tre ragazzini quindicenni a lui affidati dai genitori, dai quali godeva di piena fiducia. Ora il maestro si trova in carcere aBergamo: l'interrogatorio di garanzia non è stato ancora fissato.
Fonte:Leggo
GREEN HILL, SIGILLI AL CANILE LAGER.GARATTINI: "È LA FINE DELLA RICERCA"
Il Corpo forestale dello Stato sta eseguendo il sequestro di «Green Hill», la nota azienda situata a Montichiari (Brescia) che alleva cani beagle per i laboratori di vivisezione. Alle operazioni di ispezione e sequestro della struttura, disposte dalla Procura della Repubblica di Brescia, partecipano 30 forestali appartenenti ai Comandi provinciali di Brescia, Bergamo e al Nucleo investigativo per i reati in danno agli animali (NIRDA).
È presente anche personale della Questura di Brescia. Sequestrati cani di razza beagle e l'intera struttura costituita da quattro capannoni, uffici e relative pertinenze per un totale di circa 5 ettari. Tra i reati contestati quello di maltrattamento di animali.
TRE INDAGATI Tre persone sono indagate in concorso fra loro per il reato di maltrattamento di animali nell'ambito della vicenda che ha portato al sequestro di «Green Hill», la nota azienda situata a Montichiari (Brescia) che alleva cani beagle per i laboratori di vivisezione. Lo rende noto la Forestale in un comunicato.
«Allo stato attuale - si legge ancora nella nota - le operazioni di sequestro sono ancora in corso e andranno avanti per diverse ore. Non si conosce ancora l'entità numerica dei cani beagle sequestrati in quanto la struttura da ispezionare è molto vasta. I cuccioli di beagle non potranno comunque uscire dall'azienda. I rappresentanti della Green Hill sono stati nominati custodi giudiziari insieme al sindaco della cittadina lombarda e alla locale ASL. Essi avranno l'obbligo di cura e alimentazione degli animali».
GARATTINI: "ADDIO ALLA RICERCA". Chiudere gli allevamenti destinati alla sperimentazione animale, come chiesto a gran voce dalle associazioni dopo il blitz della Forestale nella Green Hill di Montichiari, "significherebbe la fine della ricerca sui farmaci nel nostro Paese". E' l'allarme lanciato dal farmacologo Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri. "C'e' una norma europea molto precisa - spiega Garattini all'AGI - che l'Italia dovrebbe recepire, per armonizzare le procedure in tutta Europa e non creare disparita'. Senza sperimentazione sugli animali la ricerca sui farmaci sarebbe distrutta, non ci sarebbe piu'". D'altra parte, fa notare il farmacologo, "la legge in discussione attualmente in Parlamento vieterebbe l'allevamento di animali destinati alla sperimentazione, e questo significa che in caso di bisogno dovremmo importarli, il che sara' peggio per gli stessi animali". A commuovere l'opinione pubblica e' stato il destino dei cuccioli di beagle allevati alla Green Hill: "Non sempre si puo' lavorare su topi e cavie - spiega Garattini - per esempio studi importanti che hanno prodotto terapie efficaci contro l'Aids hanno utilizzato le scimmie, in altri studi servono maiali, pecore, o per l'appunto cani. Ci sono caratteristiche di ogni specie animale compatibili con la sperimentazione che si sta facendo. Poi, certo, gli animali devono essere tutelati nel senso di non arrecare sofferenze inutili, e noi ci proviamo ogni giorno. Si puo' sempre migliorare, ma non possiamo arrivare al punto di impedire di fare la sperimentazione, altrimenti la ricerca chiude i battenti".
"CANI NON SIANO AFFIDATI ALL'AZIENDA" «Per il bene dei 2500 cani dell'allevamento, chiediamo che almeno la custodia giudiziaria dei beagle non venga affidata all'azienda e neppure ad una delle tante realtà improvvisate che sono nate negli ultimi mesi». È l'appello che arriva dal Coordinamento fermare Green Hill dopo il sequestro dell'allevamento di cani beagle per la sperimentazione di Montichiari, nel bresciano, eseguito in mattinata da forestale e polizia. «Abbiamo individuato l'associazione 'Vita da canì che, a livello nazionale, si occupa della riabilitazione dei cani da laboratorio - spiegano dal Coordinamento. - Una realtà che sarebbe in grado di accudire i beagle di Green Hill». «Il sequestro - fa sapere ancora il Coordinamento - è un altro tassello verso la chiusura dell'allevamento». Intanto a Montichiari stanno arrivando, alla spicciolata, diversi attivisti e simpatizzanti della causa anti-Green Hill.
ANIMALISTI: ORA SENATO APPROVI LEGGE ANTIVIVISEZIONE Lega antivivisezione e Legambiente prendono posizione sul sequestro dell'allevamento di beagle Green Hill e si augurano che gli accertamenti della Procura di Brescia facciano luce sulle reali condizioni cui versano gli animali e chiedono che il Senato approvi la legge che vieta l'allevamento di animali per la sperimentazione.
«Grazie agli atti presentati dalle due associazioni è stata finalmente riaperta l'inchiesta giudiziaria sulle modalità di detenzione degli animali nella megastruttura. - ha dichiarato Gianluca Felicetti, presidente della Lav - Ci auguriamo che gli accertamenti in corso, disposti dalla Procura, possano fare luce, definitivamente, sulle reali condizioni di vita degli animali rinchiusi nei padiglioni della struttura in attesa della spedizione verso gli 'acquirentì, e sull'impossibilità di Green Hill di garantire il rispetto delle necessità fisiche e comportamentali dei cani, visti i numeri enormi di cui si parla».
«In questi mesi - spiegano le due associazioni - è all'esame del Senato la norma, già approvata dalla Camera dei Deputati, che vieterebbe l'allevamento di cani, gatti e primati non umani per la sperimentazione, imporrebbe l'obbligo di anestesia e analgesia per i test e, vietando le esercitazioni belliche e didattiche con animali, sosterrebbe concretamente il ricorso ai metodi sostituivi della vivisezione. Alla luce di questi sviluppi giudiziari rivolgiamo un nuovo appello ai senatori affinchè l'articolo 14 della Legge Comunitaria sia finalmente approvato e possa essere di incentivo per la ricerca pulita, scientifica ed eticamente accettabile».
Fonte:Leggo
martedì 17 luglio 2012
GIUSTIZIA PER SALVO CANNIZZO. EX MARO' MALATO DI CANCRO
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SALVO CI HA LASCIATI SENZA OTTENERE GIUSTIZIA,
E' VERGOGNOSO DA PARTE DELLO STATO........CI
UNIAMO AL DOLORE DELLA FAMIGLIA
Era nel battaglione San Marco, adesso ha un grave tumore al cervello. Gli restano pochi mesi di vita, ma ha deciso di non curarsi «per far emergere la situazione di noi ex militari vittime dell’uranio in Kosovo tra il 1999 e il 2001». In congedo dal 2011, oggi parla di quanto ha visto allora: carri dissolti dalle radiazioni e americani vestiti «da astronauti» per raccogliere delle munizioni. «Sono diventato militare per soldi. Ma lo rifarei, perché amavo il mio lavoro». Anche se, di guerre «non giuste» ne ha viste tante in 17 anni
«Nel 2000 a Djakovica, in Kosovo, ho visto un carro bombardato e con la carrozzeria dissolta. E degli americani, tempo dopo, che con una tuta da astronauta e un autorespiratore, portavano via delle munizioni. Ora so che era per le radiazioni dell’uranio impoverito, ma a quei tempi io e i miei compagni respiravamo quell’aria a pieni polmoni» Salvo Cannizzo, 36 anni, è un sergente in congedo da settembre 2011. Era nel battaglione San Marco, famoso tra i vari corpi della Marina militare italiana per la preparazione durissima, tanto da essere paragonato ai marines americani. «Ho un glioblastoma multiforme, un tumore al cervello di quarto grado. Ma ho deciso di non fare la chemio: voglio vedere se al ministero hanno il coraggio di lasciarmi morire, sono duemila i militari nella mia situazione in Italia. E presto moriremo tutti, vogliamo almeno un indennizzo» dichiara Salvo che, secondo i calcoli dei medici che lo hanno già operato più volte a Milano, ha solo tre mesi di vita. Era a capo di una squadra di nove elementi fino al settembre 2006, quando fu operato una prima volta e trasferito, da impiegato civile, al ministero della Difesa. Ora che non è più un militare, può parlare liberamente, e non ha dubbi: «L’uranio degli americani ha fatto ammalare di tumore me e quattro dei miei compagni di squadra, in Kosovo, dove sono stato quattro volte dal 1999 al 2001. Senza che nessuno ci dicesse del pericolo, che gli americani invece conoscevano».
Inizia così, nel 1995, la vita militare di Salvo Cannizzo. Diplomatosi al Cannizzaro, non riusciva a guadagnare abbastanza per rendersi indipendente. «La mia scelta è stata motivata solo da motivi economici ed è una cosa che non ho mai nascosto, nemmeno nei colloqui nell’esercito. Ma la mia sincerità, in qualche modo, è stata premiata: ho sempre avuto valutazioni eccellenti o sopra la media e, quando sono entrato nel battaglione San Marco, le cose sono cambiate. Basco, divisa militare e un rapporto strettissimo con i miei compagni, che ho sempre chiamato fratelli. Amavo il mio lavoro, sentivo lo spirito di corpo». Così Salvo inizia a guadagnare «già un milione e quattrocentomila lire nel 1997, quando ho deciso di sposarmi». Due figlie dal primo matrimonio, finito nel 2006 «quando è iniziata la mia malattia». S’è risposato in chiesa e considera la figlia della sua seconda moglie «come se fosse mia». Ma, in caso di morte, «la reversibilità della pensione andrebbe alla mia prima moglie», perché la lunga pratica del divorzio non è ancora conclusa. Una pensione che, al momento, è esattamente di «800 euro e 17 centesimi, una cifra che per uno abituato a guadagnarne 2800 al mese circa, più le missioni, è una cifra bassissima. Anche perché devo gli alimenti alla mia ex e ho un affitto da pagare» ci spiega. Quello economico è un problema di estrema urgenza per Salvo, che ha denunciato la sua situazione pubblicamente, ricevendo incoraggiamenti per sottoporsi comunque alla chemio e alle altre terapie dai suoi ex compagni. «Uno di loro è già morto, per un cancro al pancreas. Non so quale sia la casistica, magari un malato di tumore ogni mille abitanti, ma al ministero della Difesa, per riconoscerci la causa di servizio, hanno bisogno che cinque malati di tumore in una squadra di appena nove personedimostrino il rapporto causa effetto con almeno dieci anni di letteratura scientifica». Salvo, al momento, ha ricevuto anche «promesse di aiuto da parte di alcuni politici», anche se preferisce non fare nomi.
«Potrei vivere ancora tre anni se decidessi di sottopormi alla chemio. Ma, dall’ultima operazione che ho fatto ad aprile, quest’anno non sono più andato ad eseguire i controlli, non posso permettermi un viaggio a Milano dove sono in cura, ho finito i risparmi». E pensare che quando Salvo era un marò, un soldato scelto spesso mandato in missione «anche dai servizi segreti, per scortare ambasciatori e ministri anche se queste missioni non risultano nel mio stato di servizio», guadagnava molti soldi. «Non ho mai capito l’ammontare della paga per le missioni non ufficiali: arrivava un assegno, con su scritto “affari speciali” e la cifra. A volte duemila, altre volte ottomila euro». Per le missioni in Kosovo, invece, Salvo ha ricevuto «72 dollari al giorno. E ho ricevuto una medaglia, una croce di guerra, perché nel 2000 ho fatto un record, con tre missioni consecutive. Ma non me ne pento: dovevo comprarmi la casa».
«Purtroppo, un militare in carriera come ero io non poteva rifiutarsi di andare nelle missioni, anche se di cose ingiuste ne ho viste molte». Per Salvo l’esperienza del Kosovo è stata quella più traumatica. Racconta di «una guerra ingiusta, perché cacciavamo i legittimi abitanti per far spazio agli ultimi arrivati». Gli americani, spiega Salvo, pur di consumarle e rinnovare l’armamentario «buttavano centinaia di bombe, spesso senza inneschi per non fare vittime. Per loro è unbusiness e i nuovi armamenti in quel caso li pagava la Nato». E gli italiani? «Non siamo al loro livello, ma siamo i primi produttori di mine antiuomo. E ancora oggi non siamo a conoscenza di quanti militari italiani siano impiegati in giro per il mondo. Sapevi che al momento c’è un gruppo di sommozzatori in Somalia?». Adesso aspetta qualcosa, un segnale di attenzione. «Ci sono decine di class action contro l’uranio impoverito, ma sappiamo già che non ci pagheranno mai: aspettano che moriamo per non doverci riconoscere due milioni di euro di indennizzo». E, se non dovesse farcela, almeno avrà scelto «quando morire, visto che non posso più scegliere quando vivere»
SALVO CI HA LASCIATI SENZA OTTENERE GIUSTIZIA,
E' VERGOGNOSO DA PARTE DELLO STATO........CI
UNIAMO AL DOLORE DELLA FAMIGLIA
SALVO CI HA LASCIATI SENZA OTTENERE GIUSTIZIA,
E' VERGOGNOSO DA PARTE DELLO STATO........CI
UNIAMO AL DOLORE DELLA FAMIGLIA
PER CONTATTI PROFILO FACEBOOK SALVO CANNIZZO
FONTE:CIZEN - CATANIA PUBBLICA.TV
SI MASTURBA DAVANTI ALLA FINESTRA DI UNA BIMBA DI 10 ANNI: ARRESTATO
Entrava di nascosto nel cortile di un condominio di Torino e si masturbava sotto la finestra della cameretta di una bambina di 10 anni. Dopo diversi episodi i genitori della piccola hanno avvertito la polizia che lo ha sorpreso in flagranza. Il 24enne è stato arrestato dagli agenti del commissariato San Donato per atti osceni in luogo pubblico in presenza di minore. Secondo il racconto dei genitori della bambina, il ragazzo entrava nel cortile e aspettava che la piccola uscisse a giocare o sul balcone per poi mostrare l'organo genitale e iniziare a toccarsi. Negli appartamenti del condominio vivono diverse famiglie con bambini che spesso giocano sulle altalene e i giochi nel cortile dove il giovane si appostava.
Fonte:Leggo
TORINO, ABUSA PER MESI DI UN'AMICA DODICENNE DELLA FIGLIA. "FIDANZIAMOCI"
Convinse un'amica di sua figlia, che aveva 12 anni, a 'fidanzarsi' con lui e abusò di lei per alcuni mesi. Con quest'accusa, sostenuta dal pm Alessandra Provazza, un negoziante di Torino, che oggi ha 36 anni, è stato condannato dal Tribunale del capoluogo piemontese a sei anni di reclusione per violenza sessuale aggravata e continuata. La vicenda risale al 2009 ed emerse dopo che un'amica della famiglia della bambina, insospettita per la frequenza con cui lei andava nel negozio, avvisò la madre.
Fonte:Leggo
Una petizione per il compleanno di Aldro: "Firmiamo per una legge contro la tortura"
Oggi Federico Aldrovandi, il 18enne di Ferrara, ucciso la notte del 25 settembre 2005 da quattro poliziotti, condannati in Cassazione per omicidio colposo per abuso dei mezzi di contenzione, avrebbe compiuto 25 anni, e sua madre Patrizia Moretti chiede un aiuto: “Vorrei onorare la sua memoria. Firmate la petizione per una legge contro la tortura”.
“Firma la petizione - è l’appello - la consegnerò direttamente nelle mani del ministro degli Interni non appena raggiungeremo le 100mila firme”.La madre di Federico ha infatti lanciato un appello on line con una lettera accorata: “I poliziotti che hannomassacrato di botte e ucciso mio figlio 18enne Federico Aldrovandi non andranno in carcere e sono ancora in servizio. Vi prego di unirvi a me per chiedere una legge forte contro la tortura che faccia pagare le forze dell’ordine per i reati commessi e prevenga omicidi come questo”.
Perché “c’è un solo modo per evitare ad altre madri quello che ho dovuto soffrire io: adottare in Italia una legge contro la tortura. Una legge forte che spazzi via l’impunità di Stato in Italia”. La madre di Federico infatti nel suo appello sottolinea: “La morte di mio figlio non è un’eccezione: diversi abusi e omicidi commessi dalle forze dell’ordine rimangono impuniti”.
Patrizia Moretti cita i casi della scuola Diaz al G8 di Genova, di Stefano Cucchi, di Giuseppe Uva e Aldo Bianzino. Alcuni parlamentari - ricorda - si sono uniti all’appello, ma “per portare a casa il risultato hanno bisogno di tutti noi”. E “prima che il Parlamento vada in ferie, vi chiedo di firmare la petizione”.“Federico - ricorda la madre nella lettera - era già ammanettato quando i poliziotti lo hanno picchiato così forte da spaccare due manganelli e da mettere fine alla sua giovane vita. Dopo anni di vero e proprio calvario, la Corte di Cassazione li ha condannati per eccesso colposo a tre anni e mezzo, ma i poliziotti dovranno scontare solo 6 mesi senza farsi neanche un giorno di carcere a causa dell’indulto e incredibilmente sono ancora in servizio”.
“La perdita di mio figlio - scrive la madre - mi ha quasi distrutto, ma sono determinata a cambiare il sistema. Nessuno potrà restituirmi mio figlio, e oggi non potrò festeggiare il suo 25esimo compleanno con lui”. Ma “vorrei aiutare a prevenire la sofferenza che ho dovuto provare io per la perdita di un figlio” e “vorrei onorare la sua memoria con il vostro aiuto”.
“La perdita di mio figlio - scrive la madre - mi ha quasi distrutto, ma sono determinata a cambiare il sistema. Nessuno potrà restituirmi mio figlio, e oggi non potrò festeggiare il suo 25esimo compleanno con lui”. Ma “vorrei aiutare a prevenire la sofferenza che ho dovuto provare io per la perdita di un figlio” e “vorrei onorare la sua memoria con il vostro aiuto”.
“Per favore - conclude la lettera - unitevi a me e insieme costruiamo un appello assordante per una legge forte per fermare la tortura e per far espellere gli agenti responsabili di questi crimini odiosi dalle nostre forze dell’ordine. Firma la petizione e dillo a tutti i tuoi amici”. La petizione è all’indirizzo: http://www.avaaz.org/it/italy_against_torture_patrizia/?bYiwgcb&v=16106
Facebook dentro le chat, contro il crimine
Una vasta operazione di monitoraggio delle conversazioni, messa in piedi da Facebook e altre piattaforme social per segnalare agli ufficiali di polizia le più disparate attività criminose. L'esclusiva ha fatto rapidamente il giro del web specializzato, a partire da un'inchiesta pubblicata dall'agenzia di stampa Reuters.
I tecnici del social network di Menlo Park avrebbero implementato uno specifico strumento software per il monitoraggio della chat interna, a caccia di un gruppo di parole chiave sospette. Il programma di sorveglianza è emerso dopo l'arresto di un cittadino statunitense che aveva programmato un appuntamento con una ragazza di appena 13 anni.
I predatori sessuali risultano infatti tra le vittime preferite dal vasto sistema di sorveglianza implementato da Facebook e altre reti sociali. Il tool procede con l'analisi del linguaggio tra i messaggi in tempo reale del sito in blu, andando ad esempio a scovare la differenza d'età tra i protagonisti della conversazione.
In caso di comunicazioni sospette, il programma procede con l'immediata segnalazione dei vari profili ai responsabili di Facebook, che possono poi contattare la polizia per denunciare il caso. Non è dato sapere se il sistema preveda l'archiviazione degli stralci di chat all'interno dei server, una problematica che farebbe insorgere gli attivisti della privacy.
Da parte degli stessi vertici del sito pare non vi sia nessuna intenzione di spiare in massa le attività degli utenti. Solo utilizzare una tecnologia capace di prevenire crimini come ad esempio l'abuso sessuale sui minori. Facebook è in grado di consegnare alle autorità le informazioni personali degli utenti, in presenza di una specifica richiesta - subpoena - da parte di un giudice.
Qui si tratta però di una consegna automatica in base all'analisi delle parole chiave all'interno di una conversazione in chat. Facebook ha sottolineato come la condivisione dei dati con la polizia si basi su "sospetti effettivi". Ovvero per prevenire un crimine arrestando un predatore sessuale prima che incontri la sua vittima. Resta da chiarire se, nonostante le buone intenzioni, la faccenda non superi una certa linea: non è che Facebook ha inventato la pre-crimine?
Fonte:Puntoinformativo
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