giovedì 11 ottobre 2012

In difesa delle bambine e delle ragazze - GIORNATA MONDIALE



150 milioni di ragazze nel mondo subiscono ogni anno abusi sessuali, 10 milioni sono spose bambine e in Italia dei 5000 minori vittime di violenza l'80% sono femmine. In occasione della prima Giornata Mondiale per le bambine e per le ragazze, Terre des Hommes, lancia la campagna "InDifesa", per la protezione e la tutela dei diritti delle piccole donne in Italia e nel mondo. Tanti dati agghiaccianti e una sola certezza: nascere femmina è ancora un grosso problema nella maggior parte del pianeta

Quelli diffusi dall'Onu nelle scorse settimane, sono dati che lasciano poco spazio all'immaginazione. Ad oggi, nel mondo, mancano all'appello più di 100 milioni di bambine, non nate per aborto selettivo o morte di malnutrizione. Sono 150 milioni le ragazze che nel mondo ogni anno subiscono abusi sessuali, almeno nel 56% dei casi commessi da familiari. E circa 10 milioni le spose bambine, spesso vittime della violenza del partner, ragazze con un basso livello di istruzione che nel 60% dei casi giustificano i maltrattamenti. In Italia la situazione non è certo migliore. I dossier dei centri Soccorso Rosa rivelano che nel 2011, dei 5000 minori vittime di violenza (il 15% in più rispetto al 2010) l'80% erano bambine.

In occasione della prima Giornata Mondiale per le bambine e per le ragazze, l'11 ottobre, l'Organizzazione delle Nazioni Unite ricorda alla comunità internazionale quanto, ancora oggi, sia più problematico nascere femmina che maschio. Quanto, ancora nel 2012, il genere sessuale rappresenti il principale fattore di discriminazione in molti Paesi, lo spartiacque tra un'esistenza libera e una sottomessa, tra una normale e una violata. In alcuni casi, tra la vita e la morte. Il fenomeno dell’infanticidio e dell'aborto selettivo è infatti ancora presente in Paesi come l'India e la Cina e in alcune comunità straniere in Italia. Come suggeriscono i dati di Soccorso Rosa, il nostro Paese, pur godendo di una legislazione all'avanguardia, non è ancora riuscito ad estirpare del tutto pratiche come le mutilazioni genitali femminili, un orrore che al momento rischiano di subire almeno 1000 bambine sul territorio italiano.

Quindi in occasione della prima Giornata Mondiale a loro dedicata, e a pochi giorni dall'approvazione del regolamento del Garante dell'Infanzia e dell'Adolescenza, che permette finalmente all'organismo che tutela i più piccoli di entrare in funzione, Terre des Hommes, ha presentato i dossier "La condizione delle bambine e ragazze nel mondo" e "Cronache bambine", lanciando la campagna "InDifesa", per la protezione e la tutela dei diritti delle piccole donne in Italia e nel mondo.

I dati che documentano la violenza sui minori, del resto, sono agghiaccianti. Per quanto riguarda l'Italia, ad aumentare in modo esponenziale sono soprattutto i reati di corruzione di minorenne, 446 in Italia nel 2011, cresciuti del 238% rispetto al 2010, e la situazione si fa ancora più critica se si parla di violenza sessuale: 822 le bambine colpite nel 2011, l'83% del totale, cui si aggiungono le 434 violenze sessuali aggravate, l'82% delle quali su femmine. Ma anche i dati sulla violenza contro i bambini non rassicurano: si stima che ogni anno, a livello mondiale, tra i 133 e i 275 milioni di maschi assistano a violenze familiari, e lo sfruttamento di minori tra prostituzione, pornografia infantile e attività simili riguarda circa 1 milione di vittime.


Nel resto del mondo, le bambine sono esposte più dei maschi alla malnutrizione e all'anemia che ne compromettono il corretto sviluppo. Di contro, nei Paesi più industrializzati, sono le più colpite da disturbi dell'alimentazione come anoressia e bulimia (90% dei casi). Ma il momento critico che condiziona la vita di una bambina per sempre è quello legato al proseguimento degli studi, e sono ancora troppe le ragazze che non hanno accesso all'istruzione secondaria e finiscono per essere sfruttate come piccole schiave in lavori pesanti, o per sposarsi precocemente. In Africa sub sahariana questo dato è particolarmente alto: solo il 27% delle bambine prosegue oltre le elementari. Nel mondo, quasi 88 milioni di bambine sono oggi costrette a lavorare, metà delle quali in impieghi pericolosi e/o pesanti.

"L'evidenza di un filo "rosa" tra questi terribili dati conferma l’urgenza di assicurare maggiore protezione alle bambine e alle ragazze", dichiara Federica Giannotta, responsabile Diritti dei Bambini di Terre des Hommes, da 50 anni in prima linea per proteggere i bambini di tutto il mondo dalla violenza, dall'abuso e dallo sfruttamento. "Per questo la nostra organizzazione, con la sua campagna "Indifesa", intende porre i riflettori del grande pubblico e delle istituzioni sulla condizione di grave vulnerabilità da abusi e discriminazioni delle bambine in Italia e nel mondo".

La campagna sarà anche accompagnata dall'SMS solidale 45501, attivo fino al 21 ottobre, con cui Terre des Hommes finanzierà specifici progetti di assistenza e prevenzione degli abusi e discriminazioni di genere in Italia. Grazie alla raccolta fondi, saranno aiutate le "bambine domestiche" del Perù, le "spose bambine" del Bangladesh, le "mamme bambine" della Costa d’Avorio e le "bambine salvate dall'infanticidio" in India. In Italia, grazie a una partnership con i centri Soccorso Rosa dell'Ospedale San Carlo di Milano e SBAM della Clinica Mangiagalli di Milano, TdH contribuirà anche alla realizzazione di progetti di prevenzione degli abusi. ''Il problema infatti è anche italiano" spiega Raffaele Salinari, presidente di Tdh "e l'assenza di un vero e proprio monitoraggio degli abusi sui bambini, e in particolare sulle bambine, in Italia, è una delle questioni che Terre des Hommes pone da tempo alle istituzioni''.

Il dossier “Cronache Bambine”, nato dalla collaborazione tra l'agenzia Ansa e Terre des Hommes, è una drammatica indagine su quanto spesso le cronache italiane trattino casi di abusi e maltrattamenti verso le bambine. Nell'ultimo anno e mezzo sono state in media 6 al giorno le notizie a riguardo (3.198 in tutto). Una gran parte relative a casi di pedofilia e adescamento online (804 notizie), seguiti da violenze familiari, abbandoni, trascuratezza, ecc.  Ancora, se consideriamo i 5 casi più importanti di cronaca nera sui minori, tutti riguardano storie di bambine, i cui nomi per mesi hanno affollato le testate giornalistiche: gli omicidi di Sarah Scazzi (914 notizie), Yara Gambirasio (413), Elisa Claps (304), delle gemelle Schepp (280), assieme alle notizie (46) che ancora oggi arrivano sulla scomparsa di Denise Pipitone.

Proprio in queste settimane anche l'Italia ha ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, siglata a Lanzarote nel 2007, introducendo così nel Codice penale l'articolo 414-bis, che prevede il reato di istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia, ora punito con la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni; stessa pena a chi fa apologia di questi delitti, con l'impossibilità di invocare, "a propria scusa, ragioni o finalità di carattere artistico, letterario, storico o di costume". La ministra del Lavoro, delle politiche sociale e delle pari opportunità Elsa Fornero, ha inoltre firmato la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, documento che rappresenta il primo strumento giuridicamente vincolante per gli Stati in materia di violenza sulla popolazione femminile: la violenza sulle donne è infatti qui riconosciuta come una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione.

Fonte:La Repubblica

SESSO E GIOCHI ON-LINE, 3 MLN DI ITALIANI NE SONO SCHIAVI: "È COME UNA DROGA"



Sono ben tre milioni gli italiani che cadono nella trappola del sesso o dei giochi in rete. Persone che passano davanti al Pc otto e più ore al giorno. E non per lavorare, ma perche' non ne possono fare a meno, come succede con una sostanza stupefacente. L'allarme viene dagli specialisti che partecipano a Milano al 46/o Congresso Nazionale della Societa' Italiana di Psichiatria. L'incidenza del disturbo vada dal 3 all'11% della popolazione, con una prevalenza maggiore dai 15 ai 40 anni. Sesso virtuale e giochi le trappole principali.

SCHIAVI DEL SESSO VIRTUALE O DELLA DIPENDENZA DAI GIOCHI DI RETE «In Italia – spiega Massimo Di Giannantonio dell'Università di Chieti – da tempo si parla di dipendenza da Internet, ma oggi si stima che l'incidenza del disturbo vada dal 3 all'11% della popolazione, con una prevalenza maggiore fra i giovanissimi e adulti, dai 15 ai 40 anni. Ed è più a rischio chi è isolato geograficamente o a causa di turni di lavoro notturni, ma anche chi ha disagi psicologici o familiari preesistenti». Queste persone cominciano con l'aumentare il tempo trascorso al computer e perdono man mano interesse per le attività della vita reale e per gli amici in carne ed ossa a favore del conoscenti virtuali. Quindi peggiorano i risultati a scuola e sul lavoro, compaiono aggressività, stanchezza, agitazione psicomotoria e modifiche del ritmo sonno-veglia.

«Esistono vari tipi di dipendenza online – afferma lo psichiatra Claudio Mencacci, presidente del congresso milanese – Fra le più pericolose c'è la dipendenza dal sesso virtuale, in cui il paziente passa il suo tempo a scaricare, utilizzare e commercializzare materiale pornografico. Ma altrettanto rischiosa è la dipendenza 'cyber-relazionalè, in cui i rapporti sociali virtuali prendono il sopravvento su quelli reali, arrivando a destabilizzare la famiglia; oppure il 'net-gaming', ovvero la dipendenza dai giochi in rete». In alcuni casi la dipendenza diventa estrema e si manifesta con un totale ritiro sociale, il cosiddetto hikikomori. Il disturbo è stato definito in Giappone, dove sono numerosi i casi di adolescenti che si rifugiano completamente in un mondo virtuale, ma sta dilagando anche in Cina, Corea, negli Stati Uniti e ora arriva anche in Europa e in Italia. «Per guarire – osserva Eugenio Aguglia, presidente della Società di Psichiatria – esistono due tipi di approccio: il trattamento medico attraverso psicofarmaci e psicoterapie, e la 'risocializzazionè, ovvero l'accoglienza dell' hikikomori in comunità dove si trovano altri ragazzi e ragazze con lo stesso problema, in modo da consentire al paziente di capire che non è solo ed è possibile guarire dal suo problema».

Fonte:Leggo

BEVE WHISKY AL PARTY DI COMPLEANNO:BIMBO DI 2 ANNI UBRIACO IN OSPEDALE




Festeggia il suo secondo compleanno con il whisky è finisce in ospedale. É accaduto a Sonny in un ristorante inglese dove il bambino era stato portato dalla sua famiglia per festeggiare i suoi due anni di vita.
La mamma del piccolo aveva ordianato del lime con acqua da bere, una delle sue bevande preferite, ma dopo poco che il bambino stava sorseggiando ha iniziato a fare delle smorfie. Insospettita la donna ha assaggiato la bevanda e si è resa subito conto del contenuto alcolico della stessa. «Sono andata subito nel panico», ha dichiarato al The Sun, «Ero molto arrabbiata e mi sono messa a piangere».
Il bambino è stato portato in ospedale completamente ubriaco, ma senza conseguenze, tanto che è stato dimesso.
Il ristorante si è detto profondamente dispiaciuto per l'accaduto, si è giustificando parlando di una confusione degli ordini. Il portavoce dell'azienda si è scusato con la famiglia che ha anche avuto uno sconto del 50% sul conto da pagare per il pranzo.

Fonte:Leggo

NAPOLI, DISABILE TORTURATO E PICCHIATO PER DUE ANNI. ARRESTATO IL VICINO DI CASA



Una storia che fa male al cuore, che crea indignazione. Il protagonista negativo della vicenda è Luigi Margione, 63 anni, arrestato dagli agenti del commissariato di Afragola, paese nella provincia di Napoli. L'uomo è stato arrestato per maltrattamenti ripetuti nei confronti di un disabile poliomielitico 54enne, con problemi di deambulazione, costretto all'uso della sedia a rotelle per svolgere i più semplici movimenti quotidiani.
La vittima, da circa due anni, non avendo altri parenti prossimi, così come erano state le ultime volontà della madre in punto di morte, era stata affidata alle cure di Margione, vicino di casa e persona della quale la donna si fidava.
Il vicino, per l’affidamento dell’uomo, percepiva dall’INPS la somma di €.1.300,00 al mese e, benché la donna avesse riposto su di lui estrema fiducia, non aveva poi esitato a maltrattare il 54enne, segregandolo in casa, picchiandolo anche con un bastone e costringendolo a vivere in pessime condizioni igieniche.
Dopo le continue segnalazioni da parte dei vicini di casa, la Polizia ha disposto l'avvio delle indagini nell'estate scorsa: gli inquirenti hanno così potuto raccogliere numerose prove sulle continue percosse subite dalla vittima, che in un’occasione era anche stata ricoverata in ospedale, riportando anche la frattura di due costole dopo essere stato percosso.
L’Ufficio del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, dopo le indagini della polizia ha emesso nei confronti di Margione un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari che, nel pomeriggio di ieri, è stata eseguita dagli agenti.

Fonte:Leggo

mercoledì 10 ottobre 2012

IL SESSO CON ANIMALI SPOPOLA AL NORD.AIDAA: "TANTI CASI IN LOMBARDIA E TICINO"




Una richiesta insolita a una prostituta del bellinzonese, distretto del Canton Ticino, ha attirato l'attenzione dell'AIDAA, Associazione italiana per la difesa degli animali e dell'ambiente, su un fenomeno che stando agli ultimi episodi registrati si sta diffondendo sempre più anche nel nord Italia: il sesso con gli animali.

Alla ragazza era stato chiesto telefonicamente da un cliente di procurarsi un cane e portarlo all'incontro stabilito in una camera d'albergo. Secondo la richiesta, la prostituta avrebbe dovuto effettuare una fellatio all'animale mentre il cliente si sarebbe accontentato di guardare.

Quello del bellinzonese non è l'unico episodio di zoofilia del Ticino. Qui sarebbero una ventina le coppie e i singoli proprietari di cani che si dedicherebbero all'amore carnale nei confronti degli animali. In tutto le persone coinvolte sarebbero una quarantina. La zona maggiormente interessata sarebbe il Luganese. A segnalarlo, una "pentita", che avrebbe contattato l'AIDAA spiegando che gli animali usati sarebbero stati cani e cavalli, e le zona d'azione quelle di Milano, Como, Sondrio, Novara, Varese e, come detto, il Canton Ticino, nello specifico il Luganese.

Lorenzo Croce, presidente di AIDAA, sul sito dell'associazione scrive che “ci sono alcuni capi gruppo che mettono a disposizione le loro case di campagna situate nelle provincie del nord della Lombardia in particolare tra Como, Lecco e Sondrio e nella zona di Lugano nel Canton Ticino per organizzare incontri di sesso con animali ed orge questo gruppo che appare abbastanza chiuso è però sempre alla ricerca di proprietari di cani da inserire o per affittare i medesimi animali e i cavalli per le loro porcherie".

Fonte:Leggo

martedì 9 ottobre 2012

"SUI TRENI DOTATI DI WI-FI ONDE MAGNETICHE OLTRE I LIMITI PER L'UOMO". ALLERTA CODACONS



Sui treni italiani dotati di wi-fi l'esposizione alle onde magnetiche ed elettromagnetiche «supera complessivamente i limiti fissati dalla legge, e rappresenta pertanto un potenziale pericolo per la salute dei passeggeri»: la denuncia arriva dal Codacons, che riferisce di avere effettuato delle rilevazioni all'interno delle carrozze di Trenitalia e di Ntv.
Il Codacons ha presentato un esposto alle Procure della Repubblica di Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze, ai Ministeri dell'Ambiente e della Salute e all'Arpa, chiedendo di disporre la disattivazione del wi-fi su tutti i treni nelle tratte in cui vengono superati complessivamente i limiti fissati dalla legge, e qualsiasi altro intervento per il rispetto delle soglie massime all'esposizione magnetica ed elettromagnetica.
L'associazione ha inviato la perizia anche a Trenitalia e Ntv, per consentire alle due società di presentare osservazioni. Proprio sulla questione del Wi-Fi sui treni Frecciarossa e Frecciargento verrà discusso il prossimo 11 ottobre un ricorso del Codacons al Tar del Lazio, attraverso il quale l'associazione chiede misure volte a tutelare i cittadini da possibili pericoli derivanti dall'esposizione alle onde elettromagnetiche.
Le misurazioni, spiega il Codacons, sono state eseguite sul treno 9655 Frecciarossa delle ore 19 in servizio tra Milano e Roma e sul treno Italo 9940 delle ore 13,55 in servizio tra Roma-Ostiense e Milano-P.Garibaldi. Sul primo le misurazioni avrebbero registrato un superamento del 60,4% dei limiti fissati per legge. Sul secondo i limiti invece sarebbero stati superati del 272%.
Il Codacons conclude che cioè è ancora più gravi se si considerano i limiti previsti dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC): «i valori sul treno Frecciarossa farebbero registrare un superamento dei limiti del 588%, mentre per il treno Italo si arriverebbe addirittura ad un +6800%».

Fonte:Leggo

EPIDEMIA DI MENINGITE, PAURA USA:13.000 CONTAGIATI. 4 ANCHE A LIVORNO




Almeno 13mila persone in 23 stati degli Stati Uniti sono a rischio di una rara forma di meningite fungina a causa di iniezioni con steroidi contaminati, hanno reso noto le autorità sanitarie federali, mentre otto persone sono già morte e altre 105 hanno contratto la malattia.
Secondo quanto hanno reso noto le autorità sanitarie federali, le infezioni e i decessi sono stati registrati in nove stati e sono riconducibili alle iniezioni di steroidi preparate da una azienda del Massachusetts, un laboratorio manifatturiero, che ha volontariamente sospeso ogni attività e ha richiamato i suoi prodotti.
Lo stato più colpito è il Tennessee, con 35 casi diagnosticati e quattro decessi.
Il farmaco ritenuto all'origine dei casi, lo steroide methylprednisolone, viene somministrato spesso agli anziani,  per la cura di dolori di schiena. Secondo le autorità sanitarie, alcuni dei pazienti che lo hanno utilizzato potrebbero dover aspettare ancora settimane per scoprire se sono stati infettati o meno.

4 CASI ANCHE A LIVORNO Sono in miglioramento le condizioni di 2 dei 4 marittimi contagiati dalla meningite a bordo dalla Msc Orchestra. Sono il filippino di 32 anni ed il brasiliano di 26 anni, ricoverati all'ospedale di Livorno. Restano gravi invece, ma stabili, le condizioni degli altri 2 ricoverati in rianimazione, il cuoco italiano di 47 anni e l'indonesiano di 32 anni che resta comunque il più grave.

Fonte:Leggo

UCCISE BAMBINO GETTANDOLO NEL TEVERE, RINVIO A GIUDIZIO PER IL PAPÁ COLPEVOLE



Rinvio a giudizio e processo con rito abbreviato per Patrizio Franceschelli che il 4 febbraio scorso dopo una lite con la compagna gettò nel Tevere il figlioletto di appena 16 mesi. Diversi mesi più tardi il corpo del bambino fu ritrovato alla foce del Tevere.
Omicidio volontario aggravato da futili motivi e dall'efferratezza, è questa l'imputazione che il gup Adele Rando ha contestato a Franceschelli giunto oggi in manette a Palazzo di Giustizia e oggetto di insulti e proteste da parte di un gruppo di amici della madre e dei congiunti del bambino.
Contro Franceschelli si è costituita parte civile Roma Capitale e stamane a Palazzo di Giustizia c'era anche il vicesindaco Sveva Belviso a ribadire la vicinanza delle autorità cittadine ai famigliari del bambino. Franceschelli è stato giudicato da una perizia medico-legale capace di intendere e di volere pur avendo dei comportamenti sociopatici.

Fonte:Leggo

VALENTINA, TROVATA IMPICCATA IN CASA A CATANIA. "FU OMICIDIO, NON SUICIDIO"



La diciannovenne Valentina Salamone trovata morta impiccata il 24 luglio del 2010, in una villetta alla periferia di Adrano, non si è suicidata ma sarebbe stata uccisa. È l'ipotesi avanzata, dopo indagini eseguite da carabinieri del nucleo investigativo di Catania e del Ros di Messina, dall'avvocato generale etneo, Carmelo Scalia, e dal sostituto procuratore generale Sabrina Gambino. 
I due magistrati, rivela il quotidiano La Sicilia, hanno presentato una richiesta al Gip Francesca Cercone per indagini suppletive, vista la scadenza dei termini, spiegando che «alla luce delle nuove acquisizioni può affermarsi che Valentina Salamone fu uccisa e chi pose in tale in essere tale delitto ebbe a simulare con notevole abilità il suicidio». 
Per questo sono stati chiesti al Giudice delle indagini preliminari «ulteriori approfondimenti» per confermare ulteriormente la tesi dell'omicidio e individuare gli eventuali colpevoli. L'avvocato dello Stato e la Procura generale di Catania avevano avocato l'inchiesta, come prassi, dopo l'opposizione posta dalla famiglia della vittima all'archiviazione chiesta al Gip dalla Procura della Repubblica che aveva chiuso il caso come suicidio.

Fonte:Leggo

Vaccinazioni sbagliate e fatte male dietro i tumori dei soldati italiani



Per anni s'è parlato di uranio come causa dei tumori che hanno colpito i militari italiani. Adesso, però, la Commissione d'inchiesta del Senato ha individuato un altro possibile motivo: le vaccinazioni fatte con tempi, modalità e controlli sbagliati.
di VITTORIA IACOVELLA - 6 ottobre 2012
La commissione uranio ha trovato una nuova probabile causa dell'elevato numero di neoplasie registrate tra i nostri militari. L'audizione di un giovane caporal maggiore gravemente malato davanti ai senatori commossi. L'esperto: "Non sono sbagliati i protocolli, ma le modalità, i tempi e i controlli sulle somministrazioni". Dati impressionanti, ma l'esercito non riconosce il nesso causale.
Roma. Il caporal maggiore Erasmo Savino ha 31 anni, ha un cancro in fase avanzata, ma il 3 ottobre scorso si è alzato dal letto e non ha fatto la chemioterapia. Occhiaie profonde e fasciatura al braccio. E' seduto davanti al computer, emozionato e teso, collegato in videoconferenza col Senato della Repubblica. Col suo accento campano racconta alla Commissione parlamentare d'inchiesta per l'uranio impoverito di aver lavorato per 13 anni come maggiore dell'esercito. Spiega che adesso lotta contro un tumore maligno e afferma di averlo sviluppato a causa di un mix di vaccini fatti in poco tempo seguiti dall'esposizione all'uranio impoverito in Kosovo.

Parla lentamente per non sbagliare nessun dettaglio, accompagnato da un foglio scritto. Poi, davanti alle domande dei senatori, si lascia andare a una testimonianza più personale e drammatica: "Forse sono arrivato alla fine della mia vita... Certo sono un soldato, continuo a combattere, ma sono stato abbandonato dallo Stato". L'aula è ammutolita alciuni senatori sono visibilmente commossi. L'avvocato di Savino, Giorgio Carta, descrive le motivazioni scientifiche che portano a ritenere che ci sia collegamento tra i vaccini cui è stato sottoposto il giovane e il cancro che l'ha colpito. Non è il solo, molti sono già scomparsi, altri giacciono in un letto. Tutti giovani. Centinaia almeno, ma non è possibile avere dati certi... Anche perché, per il Ministero della Difesa questi casi non esistono, non sono collegati al lavoro.

Attorno al tavolo della commissione volti tirati e occhi lucidi. Il Senatore Giacinto Russo afferra il cellulare, scrive un sms al figlio militare che si trova in Afghanistan chiedendogli se anche lui ha fatto tutti quei vaccini in poco tempo. Arriva la risposta, il Senatore si porta le mani al viso. La risposta è un "sì". La seduta continua in apnea, si parla di un Paese in cui si è costretti a scegliere tra salute e lavoro, qualcuno dice "come a Taranto". Questi ragazzi sono precari, negare il consenso ai vaccini significa smettere di lavorare. Il senatore Gian Piero Scanu non riesce a finire il suo intervento, gli manca la voce, si piega su se stesso commosso.

Insomma, la commissione sull'uranio, dopo anni di stasi, ora ha trovato una nuova importante traccia da battere e gli studi scientifici in merito sembrano parlare chiaro. Sarebbero i vaccini numerosi, ripetuti, spesso fatti senza rispettare i protocolli, a indebolire ragazzi sanissimi, a tal punto da aprire la porta a malattie molto gravi, specialmente nel momento in cui vengono esposti a materiali tossici o sostanze inquinanti che possono essere l'uranio impoverito ma anche la diossina, le esalazioni di una discarica o agenti chimici fuoriusciti da una fabbrica.

L'85 per cento dei militari ammalati non è mai stato all'estero. Il problema è che non serve arrivare in Kosovo: la stessa Italia con tutti i suoi veleni rappresenta un pericolo mortale per chi ha un sistema immunitario impazzito a causa dei vaccini. Come accadde a Francesco Rinaldelli, alpino di 26 anni mandato a Porto Marghera e poi morto di tumore. Qualche numero negli anni però è venuto fuori.

Nel 2007, il Ministro della Difesa Arturo Parisi, riferì alla Commissione: "I militari che hanno contratto malattie tumorali, che risultano essere stati impiegati all'estero nel periodo 1996-2006 sono 255. Quelli che si sono ammalati pur non avendo partecipato a missioni internazionali sono 1427".  Nel 2012 Il Colonnello Biselli, dell'Osservatorio epidemiologico della difesa, diede cifre raddoppiate: 698 malati che erano stati inviati all'estero e 3063 che avevano lavorato in Italia, 479 erano deceduti.

Lo Stato non riconosce quasi mai, però, a chi ha indossato la divisa, il riconoscimento né il risarcimento per le malattie contratte. Spesso viene negato che si tratti di cause di servizio. Così è in atto quasi una guerra fra vittime, tra chi vorrebbe essere risarcito per il danno da uranio impoverito e chi per quello causato da vaccini. "Al Ministero della Difesa conviene sostenere la causa dell'uranio impoverito perché questo è stato usato dall'esercito statunitense, non da quello italiano, quindi i nostri vertici non ne avrebbero colpa, mentre, ammettere che i danni derivano dalle modalità con cui vengono vaccinati i militari, significherebbe riconoscere una colpa interna, senza contare poi gli interessi milionari delle cause farmaceutiche" sostiene Santa Passaniti, madre di Francesco Finessi morto dopo essersi ammalato di linfoma di Hodgkin. Aveva ricevuto una dose tripla di Neotyf, un vaccino anti-tifo che poco dopo fu ritirato dal commercio. In molte schede dei militari ammalati si trovano vaccinazioni a brevissima distanza (anche nello stesso giorno) per la stessa malattia o somministrazione di preparati poi ritirati dal commercio. Non solo, secondo i parenti di vittime come Francesco Finessi, David Gomiero e Francesco Rinaldelli, i libretti vaccinali dei loro ragazzi, ottenuti dopo lunghe insistenze, riporterebbero anche visite mediche mai effettuate.

"Questo accade perché si cerca di far tutto velocemente  -  spiega Andrea Rinaldelli, padre di Francesco, morto nel 2008  -  ad esempio, se devono partire per una missione 600 militari, seguire i protocolli e fare lo screening di tutti sarebbe difficile. Magari in base a un'attenta analisi 100 finirebbero per non partire". Così in alcuni distretti, fortunatamente non in tutti, i militari vengono vaccinati in serie quasi senza nessun controllo,  senza andare troppo per il sottile: "Sono come prodotti di una catena di montaggio: stessa procedura per tutti e se qualcuno esce ammaccato, basta buttarlo via".

Il Ministero della Difesa sostiene da sempre di rispettare tutte le cautele necessarie, e che i ragazzi si sono ammalati per cause estranee al lavoro. Alle nostre domande, nessuno risponde, ci invitano a metterle per iscritto, ma ci fanno capire che ci vorranno mesi per avere una risposta. Un esame di coscienza però qualcuno se lo sarà fatto, se il protocollo vaccinazioni del 2003 era di appena tre pagine e quello del 2008 è arrivato a più di 200 e se alcuni documenti riservati trapelati, contengono la lista completa dei casi di militari ammalati dopo pratiche poco chiare di vaccinazioni.

"Il protocollo è scientificamente inattaccabile - sostiene il Prof di oncologia Franco Nobile considerato fra i massimi luminari della materia - il problema è che non viene rispettato. Per praticità e velocità si fanno vaccinazioni a tappeto uguali per tutti, senza controllare se qualcuno l'ha già fatta, se qualcun'altro non è in perfette condizioni di salute o ha ricevuto altre vaccinazioni pochi giorni prima. C'è superficialità, poca cura, non vengono considerate le conseguenze, spesso sono gli infermieri e non i medici a fare i vaccini".

I genitori di molte vittime, come Francesco Rinardelli,  dimostrano che i figli erano stati vaccinati senza anamnesi, come sempre accade, ovvero senza indagare correttamente sul loro stato di salute, senza sapere se erano già immuni ad alcune malattie o domandarsi se fosse realmente necessario un vaccino in più. Sui loro libretti vaccinali sarebbero segnate visite mediche mai effettuate.

L'avvocato Giorgio Carta difende molti militari colpiti da tumore per esposizione a uranio o vaccini e sostiene: "la ricerca della verità è resa difficile da numerosi fattori e dalla scarsa trasparenza, inoltre i medici sono ufficiali, quindi superiori gerarchici, che non impartiscono cure, ma ordini militari ai sottoposti". Rifiutarsi o fare troppe domande non è consentito. Si rischiano sanzioni disciplinari e addirittura il carcere, come nel caso del Maresciallo dell'aereonautica Luigi Sanna che ha chiesto di rinviare i vaccini a quando avrebbe avuto risposte a una serie di domande sulla loro sicurezza e necessità.


A chi indossa la divisa non resta che sperare di essere fortunati, trovarsi davanti a un medico attento a rispettare i protocolli oppure che il mix di fretta, vaccini e sostanze ambientali tossiche, armi e prodotti chimici non abbia le conseguenze temute. Una roulette russa in cui si vince un lavoro o si perde la vita.



Fonte: Inchieste Repubblica