mercoledì 20 giugno 2012

Orlandi, la Magliana era sulle tracce di Emanuela

La folla in Vaticano chiede giustizia per Emanuela Orlandi

Parla un amico della ragazza: quel 21 giugno '83 eravamo pedinati.




Un amico di Emanuela Orlandi ha riconosciuto, in una delle fotografie che gli sono state mostrate dagli inquirenti, l'uomo che li ha pedinati il 21 giugno 1983, il giorno prima della scomparsa della ragazza.
«Un uomo che apparteneva alla banda della Magliana». La testimonianza, inedita, è stata trasmessa a Chi l'ha visto? mercoledì 20 giugno.
«NON CI HA LASCIATO UN ATTIMO».«Avevamo deciso di andare a vedere un negozio di videogiochi appena aperto», ha raccontato. «Arrivati all'entrata del Vaticano, uscì Emanuela. Ci siamo salutati. Ci siamo accorti che c'erano due giovani che ci guardavano a distanza. Il loro sguardo era puntato su di noi. Ci siamo incamminati, io mi sono voltato e ho visto che ci seguivano, tanto che ho detto a Emanuela: 'mi sa che ti stanno venendo appresso».
«SPARITO NEL NULLA». A Piazza Risorgimento «uno dei due continuò a seguirci, mentre l'altro ci lasciò. Abbiamo percorso via Ottaviano, e poi siamo entrati nel negozio che era su Viale Giulio Cesare. Quando siamo usciti dal negozio me lo sono trovato davanti un'altra volta. Volevo chiedergli perché ci seguiva, ma non l'ho fatto. Ha continuato a seguirci per la strada del ritorno, fino all'ingresso del Vaticano. Ed è rimasto lì». 
Quando Emanuela è entrata, ha concluso «appena il tempo di girarci e lui era sparito».


Fonte:Lettera 43 on-line

Roberta Ragusa, Gello attende. ''Vogliamo la verità''



Cinque mesi di dubbi e incertezze alimentano la sete di verità di amici e parenti di Roberta Ragusa, il cui profilo dinamico relazionale è stato delineato attraverso una raccolta di testimonianze delle amiche e conoscenti più strette.
NEL DOSSIER. Lo scorso 12 giugno, lo psicologo Fabrizio Mignacca e la criminologa Immacolata Giuliani, hanno consegnato al pm Aldo Mantovani, per conto dell'associazione ''Per Roberta'', un dossier su Roberta Ragusa, il cui contenuto è stato realizzato grazie ad una raccolta di testimonianze delle amiche e conoscenti più stretti della donna scomparsa da Gello. Il dott. Mignacca e la dott.ssa Giuliani hanno potuto così, delineare un profilo dinamico relazione di Roberta. I consulenti, in un fascicolo a parte, hanno aggiunto alcune considerazioni personali e di natura tecnica relativamente alle dinamiche ricostruttive, sui possibili scenari della vicenda e su eventuali piste investigative. Il tutto grazie all'analisi delle testimonianze raccolta e alla dinamica degli elementi già noti agli inquirenti.
LA VERITA'. Dopo le varie piste seguite negli ultimi cinque mesi, dall'allontanamento volontario al suicidio fino a quella più realistica di omicidio, Gello attende e chiede la verità. Esattamente una settimana fa, il 13 giugno, in occasione dei cinque mesi dalla scomparsa, un centinaio di persone, tra amici, parenti e affezionati alla vicenda, hanno partecipato alla manifestazione organizzata da Cinzia Guidi, la stessa che lo scorso marzo fu promotrice della fiaccolata in occasione del 45esimo compleanno di Roberta Ragusa. La manifestazione, il cui corteo ha sfilato per le vie di Gello fino alla villetta in via Ulisse Dini dove abita ancora Antonio Logli con i due figli Alessia e Daniele, ha avuto come obiettivo quello di chiedere la verità sul caso. ''Non vogliamo che il silenzio cada sulla vicenda. Roberta deve ottenere giustizia, per chiesto vogliamo tenere alta l'attenzione'' commentò Cinzia Guidi alla vigilia del corteo. Ma la manifestazione è stata l'ennesima occasione per il gruppo di amici, parenti e conoscenti per chiedere la verità, in coro. Una verità che viene chiesta da tutti ogni giorno, silenziosamente ma non troppo, sul web e nella vita reale. Intanto, questa sera a Chi l'ha visto? su Rai 3, Federica Sciarelli tornerà a parlare di Roberta, cercando di approfondire la pista del cimitero.

Fonte:Il Reporter.it

INDIA CHOC: PADRE DECAPITA LA FIGLIA E SFILA IN STRADA CON LA SUA TESTA


Un padre indiano ha decapitato la figlia e sfilato intorno al villaggio con la sua testa tra le mani perché non era d'accordo con le sue scelte sentimentali.
Oghad Singh, un minatore di marmo, ha usato una spada per uccidere Manju, la figlia 20enne che si era sposata due anni fa con un matrimonio combinato ma era attualmente separata. E proprio quelle che per il padre erano "rapporti extraconiugali" che lo hanno portato al gesto estremo, così come confermato da Rahul Katkey, sovrintendente della polizia del distretto di Rajsamand, a 330 chilometri da Jaipur.
L'uomo, secondo quanto riportato dalle autorità, è uscito di casa domenica sera brandendo in una mano una sciabola insanguinata, nell'altra la testa mozzata della figlia. È stato poi l'intervento di un vicino a convincere Singh a consegnarsi alle autorità. 
La polizia ha raccolto la sua dichiarazione, in cui non ha mostrato alcun rimorso per l'omicidio della figlia, perché già si era lamentato più volte per i suoi atteggiamenti che erano un "insulto pubblico alla sua persona" e impedivano alla famiglia di trovare un marito per le sorelle più giovani. Manju, che frequentava molti uomini, era scappata di casa due settimane fa, ma era stata costretta a farvi ritorno.


Fonte: Leggo

martedì 19 giugno 2012

LE COMPAGNE DI CLASSE BULLE: "SEI TROPPO GRASSA". FIONA SI IMPICCA A 14 ANNI


Non ha retto a quei continui sfotto' delle compagne di classe, delle bullette di 14 anni che non trovavano di meglio da fare che prendere in giro a scuola Fiona Geraghty a causa delle sue misure non proprio da modella. E lei, stanca di sentirsi grassa a causa di un disturbo alimentare quale la bulimia, appena tornata a casa ha deciso di farla finita, impiccandosi a soli 14 anni fuori dalla finestra, dopo aver legato una corda al termosifone della sua camera.

La tragedia è avvenuta a Tauton, come riporta il Daily Mail, in un collegio privato britannico tra i più rinomati del Regno, con una retta di 15.000 sterline l'anno. La ragazzina era figlia di un papà consulente ospedaliero e di una mamma medico, che si è detta profondamente delusa dal sistema sanitario nazionale, dato che la figlia 14enne era seguita sia dagli insegnanti della scuola sia da uno psicologo. La 14enne, secondo quanto riferisce la mamma, era stata seguita in 4 occasioni dagli specialisti psichiatrici prima di tornare a casa.


Fonte: Leggo

UCCISA A SPRANGATE DOPO UNA RELAZIONE SU FB: 30 ANNI AL KILLER DI CHIARA

Chiara Brandonisio
La Corte d'appello di Bari ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per il 54enne piacentino Domenico Iania accusato dell'omicidio premeditato di Chiara Brandonisio, la 34enne barese ammazzata a colpi di spranga la mattina dell'8 luglio 2010. La sentenza di primo grado era stata emessa nel giugno 2011 al termine di un processo con rito abbreviato. 
Secondo la ricostruzione dell'accusa, dopo aver avuto per cinque mesi una relazione virtuale in chat, prima su Facebook poi su Msn, la donna aveva troncato il rapporto perchè aveva iniziato a frequentare un uomo a Bari. Iania, residente a Morfasso (Piacenza), avrebbe prima minacciato di suicidarsi in diretta webcam, poi avrebbe pianificato il piano criminale. 
Gli investigatori hanno ricostruito il percorso dell'assassino dalla sua casa nel piacentino fino a luogo del delitto. Nella notte tra il 6 e il 7 luglio si sarebbe messo in viaggio sull'autostrada adriatica. Giunto a Bari all'alba, avrebbe utilizzato le 24 ore successive per studiare i movimenti della vittima. Dopo averla trovata, l'avrebbe osservata, pedinata e infine aspettata sulla strada che Chiara percorreva ogni mattina in bicicletta per andare a lavorare. 
Lì l'avrebbe colpita alla testa ripetutamente con una spranga di ferro, fracassandole il cranio e uccidendola. Poi avrebbe abbandonato la sua auto sul bordo di un precipizio e sarebbe ritornato nel piacentino in treno e in autostop.


Fonte: Leggo

Aiutiamo Alessandro a vivere come gli altri



C'è il dramma di una malattia improvvisa e crudele, ci sono i danni cerebrali provocati ad un bambino, c'è la volontà dei genitori di lottare per cercare di rendere la vita del loro sfortunato figliolo la più possibile autonoma, la più possibile normale. Una lunga, difficile sfida, che richiede il nostro aiuto. Vi raccontiamo la storia di Alessandro, che ha oggi ha sette anni e vive a Givoletto, attraverso la parole della mamma Isabella: «I problemi sono cominciati a tre settimane dalla nascita dopo una corsa in ambulanza all'ospedale pediatrico a causa di una bronchiolite non diagnosticata. Questa infezione ha causato una setticemia e conseguenti danni cerebrali, crisi epilettiche oltre che un grave edema cerebrale.

Oggi il mio bambino si ritrova con gravi problemi che ne condizionano i movimenti e la capacità di apprendere: a tutt'oggi non cammina, non parla. Sa però sorridere, e questa è una speranza. Noi non ci siamo mai scoraggiati ed abbiamo sempre lottato. Facciamo terapie riabilitative a casa da anni: hanno dato risultati insperati. Ma perchè queste terapie abbiano ulteriori effetti dobbiamo continuarle con costanza, nel tempo. Purtroppo le poche ore che ci vengono fornite dall’Asl non sono sufficienti. Abbiamo così fatto ricorso alla terapia Adeli (in Slovacchia), alla terapia iperbaricaa, allla idrokinesiterapia. Fino ad oggi ci siamo arrangiati con le nostre risorse economiche, ma ultimamente non riusciamo davvero più. Vorremmo far conoscere a tutti la storia del nostro bambino anche per chiedere una mano per sostenere questo sforzo, che è al di là delle nostre possibilità».

Chi vuole aiutare Alessandro può versare in banca con bonifico sul c/c intestato a Fondazione La Stampa Specchio dei tempi, IBAN IT10 V030 6901 0001 0000 0120 118. Alla posta sul ccp 7104 intestato a La Stampa - Specchio dei tempi, via Marenco 32, 10126 Torino. Agli sportelli di via Monte di Pietà 2 (Libreria Mondadori) e in via Marenco 32 a Torino. Su Internet con carta di credito sul sito www. specchiodeitempi.org.Il link da cliccarehttp://www3.lastampa.it/specchio-dei-tempi/la-fondazione/le-news/dettaglio-news/lstp/451509/ In ogni versamento a Specchio dei tempi è utile indicare la causale: «Fondo 500 -Per Alessandro».

PER  CONTATTI :ALESSANDRO SPADOLA  Profilo facebook
SITO WEB
Fonte: La Stampa

TROPPA PEDOPORNOGRAFIA SUI SOCIAL NETWORK: GLI USA PROPONGONO UN FILTRO


Un filtro prima della pubblicazione online dei contenuti presenti nei social networksembra un'impresa impossibile, invece potrebbe diventare probabile. A seguito di un caso negli Usa in cui una giovane quindicenne veniva costretta a prostituirsi attraverso i social network, nello stato di Washington si sta portando avanti una campagna che punti ad una modifica legislativa al fine di costringere i provider di servizi user-generated di verificare i contenuti che gli utenti caricano.
SecondoTheverge.com a scatenare questo movimento sarebbe stato Backpage, uno dei principali servizi di social network e annunci online che in America sta velocemente raggiungendo la vetta del mercato del sesso online.
Ora si dovrà decidere l'eventuale modifica della sezione 230 della normativa federale Usa che allo stato attuale prevede una verifica continua dei contenuti inseriti e diffusi in rete. Un passo decisamente importante che potrebbe rivoluzionare il mondo dei social network.


Fonte: Leggo

FACEBOOK ADOTTA IL RICONOSCIMENTO FACCIALE CON FACE.COM


Face.com entra a far parte di Facebook e riconosce le facce degli utenti anche contro il loro volere. 
Face.com, come Instagram, è stato inglobato dal social network e verrà utilizzato al suo interno. L'applicazione permette, presa una foto, di individuare i volti e, in questo modo, facilitare tag e identificazioni.
Secondo il DAILY MAIL l'ingresso di Face in Facebook sarebbe costato circa 60 milioni di dollari, ma l'acquisizione è stata definita, da parte dell'azienda stessa, di routine ed è stato come portate un collaboratore in casa. «Le persone che usano Facebook vogliono condividere foto e ricordi con gli amici. La tecnologia di Face.com ci ha aiutato a fornire la migliore esperienza in questo senso».
Ma il problema nasce, ancora una volta, per la privacy. Questo processo di riconoscimento verrebbe, infatti, eseguito automaticamente e non garantirebbe all'utente la tutela della sua immagine.


Fonte: Leggo

GEORGIA, LASCIA MORIRE DI FAME LA FIGLIA 16ENNE: "LA PUNIVA CON IL DIGIUNO"


Era così ossessionata dal cibo e dalla forma fisica che ha lasciato morire sua figlia d16 anni. 
Markea Blakely-Berry, mentalmente disabile, pesava solo 40 chili al momento della sua morte. Secondo i parenti Berry Ebony, il nome della mamma, era solita punire in questo modo la figlia, privandola del cibo per periodi prolungati. L'adolescente è stata trovata morta nella sua casa in Georgia. 
Berry, 38 anni, è ora accusata di omicidio di primo grado e crudeltà infantile. La donna, non aveva mai accettato la bambina: "Lei la odiava - ha commentato la nonna della sedicenne - Ha punito la figlia. Non avrebbe dovuto uccidere la mia nipotina così".
La costrizione e la fame spingevano la ragazza a raffigurare su fogli bianchi piatti e cibo in abbondanza. In un recente disegno si vede una tavola imbandita per la festa del Ringraziamento, colma di pietanze, ma piatti vuoti, e una bambina che non riesce a prendere il cibo. In passato, la sedicenne era anche scappata di casa e poi ritrovata a rubare cibo in un grande magazzino.
La madre apparteneva anche a un gruppo Facebook che incita alla fame ed era già stata segnalata dai servizi sociali poiché in molti sospettavano che la bambina fosse malnutrita e maltrattata. Ora i parenti si chiedono perché non si è intervenuti prima. 


Fonte. Leggo

SUICIDIO A PAVIA, OPERAIO SENZA LAVORO S'IMPICCA DENTRO CASA


Ha deciso di togliersi la vita impiccandosi alla trave del soffitto della sua casa di Montebello della Battaglia (Pavia). Paolo Vecchia, 31 anni, era un operaio rimasto senza lavoro dopo il fallimento dell'azienda in cui era assunto, la Brasilia di Retorbido. In una pagina di Facebook («Solidarietà ai lavoratori della Brasilia»), gli ex colleghi di lavoro di Vecchia hanno commentato il suo tragico gesto mettendolo in relazione con la fine della ditta. La Brasilia, specializzata nella produzione di macchine per caffè, è stata dichiarata insolvente dal Tribunale di Milano. Paolo Vecchia, che viveva con la madre, non ha lasciato uno scritto per motivare il suo tragico gesto: ma le preoccupazioni per il suo futuro dopo la perdita del lavoro possono molto probabilmente avere inciso nella sua tragica scelta. Sulla vicenda prende posizione la Cgil di Pavia secondo la quale «mesi senza reddito e soprattutto l'incertezza di immaginare una via d'uscita, un futuro, per un uomo di soli 30 anni è impresa assai ardua, forse per chiunque». «In questi mesi - prosegue la Cgil - Paolo ha incontrato in sindacato e nel suo precorso la Fiom e la Cgil. Insieme a noi ha condiviso lotte speranze, voglia di giustizia e desideri di futuro». «Per questa ragioni - conclude il sindacato - tutti noi ci sentiamo ancora più impegnati affinchè la grave crisi economica e occupazionale, che attraversa la nostra provincia, trovi soluzioni dignitose ai tanti problemi che vi sono, ai bisogni delle donne e uomini, al loro diritto a un lavoro che consenta loro di costruirsi un domani».


Fonte: Leggo