lunedì 30 aprile 2012
La rabbia sociale male del secolo
L'ondata dell'antipolitica si sta ingrossando e proviene da destra, da sinistra e anche dal profondo della società, indipendentemente dalle etichette politiche di originaria appartenenza.
L'ondata ricorda lo "tsunami", si verifica a lunghi intervalli, è capace di produrre distruzioni e danni enormi ma con la stessa velocità con cui arriva si placa lasciando tuttavia dietro di sé un cumulo di rovine.
L'onda lunga è invece quella degli oceani, un moto naturale delle acque che alimenta la vita del mondo marino e terrestre e dell'atmosfera che ci circonda e ci sovrasta. Se vogliamo utilizzare questi fenomeni per meglio comprendere quanto sta accadendo da qualche anno nelle economie dell'Occidente, possiamo dire che allo "tsunami" dell'antipolitica fa riscontro l'onda lunga della politica. Ma dobbiamo anche aggiungere che in alcuni paesi l'ondata antipolitica è più frequente che in altri. L'Italia è uno di questi; l'antipolitica da noi è quasi un fatto permanente e minaccioso d'una società che ha conosciuto assai tardivamente lo Stato e lo ha visto sempre come una potenza ostile da combattere e da frodare.
I democratici di buona volontà dovrebbero dunque sforzarsi di rinnovare e rafforzare l'onda lunga della politica, cioè di una consapevole visione del bene comune da opporre allo "tsunami" dell'antipolitica. Accade invece che la politica galleggi su acque stagnanti e paludose, infestate da miasmi e malarie.
Ho più volte ricordato in questi mesi che c'è un punto preliminare da cui dobbiamo prender le mosse: l'economia globale ha messo in contatto tra loro le masse di persone che vivono in paesi di antica opulenza e le masse che abitano paesi di antica povertà.
Questi due campi di forze così diversi e finora refrattari tra loro sono entrati in comunicazione ormai permanente e crescente e questa comunicazione ha creato un improvviso squilibrio nell'uno e nell'altro campo. La tendenza ad un nuovo equilibrio crea un trasferimento inevitabile di benessere dai paesi ricchi a quelli poveri o meno ricchi e quel trasferimento è destinato a continuare fino a quando l'equilibrio tra i due campi non sarà stato raggiunto.
Ci sono molti strumenti economici e politici per ridurre i costi sociali di questo percorso che tuttavia resta un dato di fondo al quale è del tutto inutile ribellarsi.
Ribadita questa premessa, veniamo ai fatti rilevanti di questa fase. L'evento principale è la vittoria del socialista Hollande al primo turno delle presidenziali francesi, la forte probabilità della sua elezione al secondo turno e la contemporanea comparsa del neo-lepenismo di massa (18 per cento dei voti espressi) che potrà notevolmente influire sul formarsi d'una nuova destra populista e anti-europea.
Se Hollande sarà proclamato Presidente della Repubblica domenica prossima, sappiamo già che il suo primo incontro dopo la formazione del governo sarà quello con Angela Merkel con l'obiettivo di costruire su nuove basi il patto di amicizia che lega le due maggiori nazioni europee.
Hollande punta sulla crescita dell'economia europea, ma anche la Merkel punta sulla crescita. Prima lo diceva con voce sommessa, ora lo dice con voce alta e sicura. Con la stessa voce alta e sicura lo dice anche Mario Draghi e anche il nostro Mario Monti, sostenuto in questa sua linea da tutti e tre i partiti che appoggiano il suo governo. E perciò crescita crescita crescita. Ma con quali strumenti per ottenerla? E con quali tempi necessari a vederne gli effetti?
Gli strumenti proposti da Hollande sono di ottenere l'esenzione delle spese per investimenti dal patto di stabilità fiscale voluto dalla Germania e approvato dalle Autorità europee; ottenere l'emissione di "project bond" per finanziare infrastrutture europee; accrescere le risorse del bilancio europeo amministrato dalla Commissione di Bruxelles e aumentare le risorse della Banca d'investimento (Bei) destinate anch'esse a specifici progetti di infrastrutture inter-frontaliere.
Le richieste francesi sono in larga misura condivise dalle Autorità di Bruxelles. La Germania - e la Bce di Draghi - ne condividono alcune ma escludono i "project bond" e sono molto caute sugli investimenti della Bei. Mario Monti si colloca a metà strada tra le richieste di Hollande e le probabili risposte negative della Merkel ad alcune di esse. In più Monti aggiunge la richiesta dei diciotto paesi dell'Unione di aumentare l'intensità delle liberalizzazioni sul mercato dei servizi in tutta l'area dell'Unione.
Il negoziato - sempre che Hollande vinca il secondo turno delle presidenziali - avverrà tra l'8 maggio e le riunioni dei vertici europei di fine giugno. Un compromesso positivo è molto probabile. Per quanto riguarda l'Italia l'esito del negoziato ha grande importanza ma non esaurisce i nostri problemi politici, economici e sociali. Restano infatti da risolvere le maggiori tutele sociali (esodati), la tenuta dei partiti della "strana maggioranza" e i loro reciproci conflitti; l'esito politico delle amministrative del 6 e 7 maggio; la riforma della legge elettorale; gli strumenti da adottare nella lotta contro la recessione; l'approvazione della riforma del lavoro; la "governance" della Rai. E scusate se è poco.
Tralascio di approfondire i temi di questo lungo elenco che sono stati già ampiamente esaminati su queste pagine nei giorni scorsi. Ma ce n'è uno che tutti li contiene e può determinarne l'esito; riguarda l'atteggiamento dei partiti che appoggiano l'attuale governo. Essi temono che l'ondata antipolitica, già prossima ad intercettare il 20 per cento dei voti stando ai sondaggi, possa ulteriormente crescere fino a rappresentare un quarto dei voti espressi e a creare anche una diffusa astensione, tale da ridurre fino al 60 per cento il numero degli elettori che andranno alle urne. Il combinato disposto tra astensioni e voti antipolitici produrrebbe un colpo estremamente grave per i partiti "costituzionali" (chiamiamoli impropriamente così) e metterebbe in serio periglio la stessa sopravvivenza della democrazia parlamentare.
La tentazione di anticipare il voto al prossimo ottobre traluce ormai da ripetute sortite e rende più incerta l'azione del governo e l'andamento dei mercati. D'altra parte la preoccupazione dei partiti è comprensibile. L'"impasse" in cui si trovano è di difficilissima soluzione: anticipare il voto rischia di squalificarli ancora di più e getterebbe il paese in una fase d'insicurezza assai grave; aspettare ancora un anno fino alla scadenza naturale della legislatura prolungherebbe però la loro cottura a fuoco lento. Qual è dunque la soluzione del rebus?
Una soltanto: i partiti che chiamiamo costituzionali votino intanto una legge elettorale che abolisca il premio di maggioranza o lo faccia scattare soltanto per chi superi il 40 per cento dei voti, ponga una soglia alta (5 per cento) per entrare in Parlamento, vieti le coalizioni elettorali, abolisca dalla scheda elettorale il nome del leader, prenda a modello la legge elettorale tedesca applicata a collegi di piccole dimensioni come previsto dalla legge spagnola.
Nel frattempo il governo, ricevuta l'assicurazione formale e solenne della sua permanenza in carica fino al termine della legislatura, adotti una serie di provvedimenti capaci di accrescere le tutele sociali estendendone la durata e ampliandone la sfera d'applicazione, tagli le spese improduttive e persegua - come sta già energicamente facendo - il recupero dell'evasione fiscale; cartolarizzi una parte del patrimonio pubblico vendibile e mandi avanti il pagamento del debito pregresso verso le imprese fornitrici.
Con le risorse prodotte con questi interventi, diminuisca le imposte sul lavoro, aumenti i crediti d'imposta per investimenti destinati a innovazioni e ricerca, rilanci l'apertura dei cantieri edilizi e introduca sgravi d'imposta sui redditi medio-bassi del lavoro dipendente.
Le risorse recuperabili dalle fonti sopra indicate possono arrivare sicuramente a 80 miliardi, forse a cento e quindi sono in grado di produrre un allentamento della tensione sociale in attesa che le liberalizzazioni e la riforma pensionistica producano gli attesi effetti sul gettito delle entrate.
Questi interventi-ponte sono oltremodo necessari e urgenti per diminuire o almeno non far aumentare il tasso di rabbia sociale che, se lasciato alla deriva, può creare uno sconvolgimento economico con i relativi effetti sui mercati finanziari.
Chi si preoccupa soltanto dello "spread" e considera la rabbia sociale come un fenomeno marginale e sopportabile, non coglie un aspetto fondamentale del problema. La "polis" deve tenere nello stesso conto le leggi economiche e le dinamiche sociali da esse provocate; non a caso i classici della scienza economica, a cominciare da Adam Smith, insegnavano filosofia morale. Chi si proclama "smithiano" dovrebbe almeno studiare il pensiero e la formazione culturale del suo autore di riferimento prima d'impegnarsi sui precetti del liberismo senza se e senza ma.
Un'ultima osservazione: il presidente Monti punta giustamente sull'aumento della produttività delle imprese e sulla loro competitività. Mi auguro che non cada nell'errore di far coincidere l'aumento della produttività con la diminuzione del costo del lavoro. Quest'ultimo è soltanto uno dei componenti d'una maggiore produttività e neppure il più importante. I più importanti sono l'innovazione dei prodotti e dei processi di produzione e dipendono sia l'uno che l'altro dagli imprenditori e non dai lavoratori. Quanto al costo del lavoro dipendente esso deriva in buona parte dalla differenza tra salario lordo e salario netto. In questo caso la sua diminuzione si verifica con un taglio del cosiddetto cuneo fiscale e cioè con la fiscalizzazione dei contributi. Sono sicuro che il professor Monti queste cose le conosce molto meglio di me e agirà quindi di conseguenza.
Fonte: http://www.repubblica.it/politica/2012/04/29/news/la_rabbia_sociale_male_del_secolo-34131671/
VIOLENTAVA MINORENNI A RAGUSA:STUPRATORE SERIALE FERMATO IN ROMANIA
Il modus operandi era sempre lo stesso: aggrediva alle spalle giovani donne, spesso minori, la mattina presto, sempre tra le 7 e le 7.30. Poi le molestava, toccandole e spesso masturbandosi in strada, infine le scaraventava a terra e fuggiva. Sono almeno dieci i casi di aggressione e violenza che la Squadra Mobile di Ragusa contesta al latitante romeno di 25 anni che è stato arrestato ieri mattina in Romania, grazie alla collaborazione con l'Interpol. Il 25enne agiva sempre nelle stradine del centro di Ragusa, dove si concentrano diverse scuole. Grazie alle testimonianze di tre vittime, che sono riuscite a vederlo in faccia, la Squadra Mobile è riuscita a individuarlo. Il romeno nel frattempo si è reso irreperibile. A quel punto il gip del tribunale di Ragusa, su richiesta del pm, ha emesso un mandato di arresto europeo. Le accuse nei confronti del 25enne, bloccato ieri dalla polizia romena che entro due settimane sarà estradato in Italia, sono violenza sessuale aggravata da lesioni e atti osceni in luogo pubblico.
Fonte: http://www.leggo.it/news/cronaca/violentava_minorenni_a_ragusa_stupratore%20seriale_fermato_in_romania/notizie/177735.shtml
Napoli: portiere perde lavoro e casa, disperato si impicca
Il suo lavoro era fare il portiere in uno stabile del centro di Napoli, zona corso Garibaldi, ma l'aveva perso. Nel 2011, infatti, gli era arrivata una lettera di licenziamento e avrebbe dovuto lasciare il suo posto ad ottobre 2012, anche se aveva avviato un contenzioso legale. In piu', il 'basso' in cui viveva, in corso Garibaldi, era stato pignorato e una agenzia immobiliare ne stava valutando la messa sul mercato, la madre e' morta da poco, e i figli vivevano al Nord. Piu' di una causa dunque dietro il suicidio per impiccagione dell'uomo trovato cadavere dai vigili del fuoco. I vicini lo descrivono come persona schiva e riservata, ma che non sembrava avere problemi economici. La polizia continua a scavare nella vita dell'uomo e sta avvisando i familiari. Un fratello dovrebbe risiedere in un quartiere vicino.
Fonte: http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201204301223-ipp-rt10073-napoli_portiere_perde_lavoro_e_casa_disperato_si_impicca
Ragazza violentata da due stranieri sul treno regionale Milano-Modena
La 31enne è scesa a Lodi e ha avvisato i carabinieri: arrestati un nordafricano e un tedesco. Avevano dell'hashish
Un nordafricano di 23 anni e un cittadino tedesco di 29 sono stati arrestati dai carabinieri a Lodi per violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona, ingiuria e detenzione di stupefacenti. Secondo quanto ha denunciato una donna di 31 anni, la sera dello scorso venerdì i due l'hanno violentata nello scompartimento di un treno regionale, che era partito da Milano Rogoredo ed era diretto a Modena. La donna è scesa alla stazione di Lodi, dove ha chiamato le forze dell'ordine. Gli stranieri, trovati in possesso di un etto di hashish occultato in uno zaino, sono stati sottoposti lunedì mattina in carcere all'interrogatorio di convalida dell'arresto.

"VANESSA FINITA CON LA CANDEGGINA".L'AUTOPSIA: "NON AVEVA ASSUNTO DROGHE"
ENNA - L'autopsia sul cadavere di Vanessa Scialfa, la ventenne uccisa dal convivente che ha gettato poi il corpo in un fosso, a pochi chilometri dalla miniera di Pasquasia, a Enna, conferma che la giovane non aveva assunto droga. Di cocaina, confessando il delitto, aveva parlato l'assassino, Francesco Lo Presti, che aveva raccontato di essere sotto effetto di stupefacenti durante l'omicidio. L'uomo ha confessato di avere ucciso la fidanzata colto da un raptus di follia determinato dal fatto che la vittima, mentre avevano un rapporto sessuale, l'aveva chiamato col nome dell'ex ragazzo. L'autopsia confermerebbe un altro sospetto degli inquirenti e cioè che Vanessa, dopo essere stata strangolata, è stata finita con uno straccio intriso di candeggina, premuto sul viso. Tracce di sostanza caustica sono infatti state trovate nell'esofago e nella trachea della giovane. Domani mattina la procura autorizzerà la restituzione della salma alla famiglia e nel pomeriggio verranno celebrati i funerali.
Fonte: http://www.leggo.it/news/cronaca/vanessa%20finita_con_la_candeggina_autopsia_non_aveva_assunto_droghe/notizie/177722.shtml
domenica 29 aprile 2012
Stop ai femminicidi, l'appello "Mai piu' complici"
Dopo ''Se non ora quando'', nuova mobilitazione delle donne dopo l'uccisione di Vanessa Scialfa. Aveva 20 anni, è stata uccisa dal fidanzato con il quale aveva deciso di convivere da qualche mese ad Enna. Dall'inizio dell'anno sono 54 le donne uccise per mano di uomini.
Sta raccogliendo moltissime adesioni la petizione "Mai piu' complici", lanciata dall'associazione "Se non ora quando" , contro il femminicidio, le donne uccise e la violenza sulle donne.
Dall'inizio dell'anno sono 54 le giovani e meno giovani uccise per mano di uomini, che molto spesso sono i loro compagni: un accanimento che sconvolge. Solo negli ultimi 3 giorni nella provincia di Milano ben 6 donne sono state aggredite.
Vanessa Scialfa. Aveva 20 anni, è stata uccisa dal fidanzato con il quale aveva deciso di convivere da qualche mese ad Enna. E’ la 54esima donna che ha perso la vita quest’anno dopo aver subìto violenza da un uomo a lei vicino.
Centinaia le adesioni all'appello. Da Susanna Camusso a Livia Turco, da Renata Polverini ad Anna Finocchiaro, dalla scrittrice Rosetta Loy a Roberto Saviano, che scrive su Twitter: "È una mattanza: 54 donne uccise dall'inizio dell'anno per mano di mariti, fidanzati, ex. È ora di chiamare questa barbarie femminicidio". E il segretario del Pd Bersani: "Si uccidono le donne, le uccidono i maschi. È ora di dirlo, di vergognarcene. Dobbiamo fare qualcosa".
Ci sono politici come Nichi Vendola, Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema; scrittori come, Raffaele La Capria, Emanuele Trevi ed Erri De Luca; attori e cantanti come Valentina Lodovini, Kasia Smutniak, Valerio Mastandrea, Giorgia; giornalisti come Dario Di Vico, Ritanna Armeni, Peter Gomez e le loro colleghe di Giulia (Giornaliste Unite Libere Autonome), docenti e accademici come Giuliano Amato e Nadia Urbinati. E poi decine e decine di associazioni e persone comuni.
“Ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore – si legge nell’appello – Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla”.
Fonte: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=164615
Fermato maresciallo per pedofilia nella Bassa
Le modalità di adescamento sono ormai sempre le stesse, ma le tragedie umane purtroppo no. La Polizia del settore anticrimine del commissariato di Crema sabato ha arrestato un 61enne, ex maresciallo dei Carabinieri residente nella Bassa Bresciana, con l’accusa di pedofilia.
Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, l’uomo, attraverso l’uso dei social network, si sarebbe finto una ragazza per carpire la fiducia di una 13enne, residente a Crema. Con un abile raggiro, fatto di complimenti e dialoghi prolungati, l’anziano sarebbe così riuscito a conquistare la fiducia della ragazzina, tanto da convincerla ad incontrarsi e ad avere rapporti sessuali con lui. Per due anni. Tanto, infatti, sarebbe durato l’abuso. Fino a quando la giovane, ora 15enne, avrebbe iniziato a dare segni di squilibrio a scuola.
Con l’aiuto degli insegnanti, piano piano è emerso quanto stava accadendo nella vita della ragazzina, e soprattutto da quanto. Diversi interrogatori, in cui la ragazza è stata supportata da una psicologa, avrebbero dato agli inquirenti tutti gli elementi utili per agire. La Polizia si è così presentata a casa dell’anziano con in mano una richiesta di custodia cautelare in carcere firmata dal gip e con l’autorizzazione a perquisire l’appartamento e soprattutto il computer del maresciallo in congedo. Qui, infatti, sarebbe stato trovato materiale pedopornografico, e ora gli inquirenti starebbero cercando di capire se la quindicenne di Crema è stata l’unica vittima.
Fonte: http://www.quibrescia.it/cms/2012/04/29/fermato-maresciallo-per-pedofilia-nella-bassa-bresciana/
Notte di paura, anziana aggredita e rapinata in casa: bottino di 60 euro
AVELLINO - Ancora una rapina in un’abitazione in Irpinia. Ancora una notte di paura, questa volta in località Bosco dei Preti, ad Avellino. Alla periferia del capoluogo si registra la terza irruzione dei banditi a distanza di sei giorni dagli altri episodi. La vittima è un’anziana. Circostanze e modalità del colpo fanno salire l’allarme pur se le indagini affidate ai carabinieri procedono serrate.
Stando a quanto emerso dai primi riscontri investigativi, ad agire sarebbero stati tre malviventi con il volto coperto che hanno immobilizzato la donna, di settantasette anni, e l’hanno costretta a consegnare i pochi soldi che aveva in casa. Magro il bottino: circa sessanta euro. Preso il denaro, subito dopo i tre banditi si sono dati alla fuga: poco prima di scappare, però, hanno nascosto il telefono cellulare della vittima in un frigorifero, per evitare che avvertisse con tempestività le forze dell’ordine.
Sulla vicenda indagano i carabinieri della compagnia di Avellino. E in parallelo procedono le inchieste sugli altri due episodi segnalati nella stessa notte in due comuni della provincia. Il primo a Pratola Serra: cinque malviventi sabato scorso erano riusciti a entrare nell’appartamento di un operaio, forzando gli infissi di un balcone al pianterreno. Armati di pistole, i volti travisati da un passamontagna, avevano però trovato in casa soltanto i monili d’oro della moglie dal valore di poche centinaia di euro.
Un’ora dopo, il secondo raid a Monteforte: rapinatori in azione nellavilla di un fruttivendolo. Dopo una violenta colluttazione, avevano costretto il proprietario di casa a consegnare l’incasso del lavoro. Bottino inferiore agli ottomila euro.
Violenza in famiglia, un arresto
Un uomo di 45 anni, di Avellino, è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia e ricoverato nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa.
La misura di sicurezza è infatti stata emessa dal gip del tribunale di Avellino nei confronti di un quarantenne, già pregiudicato per reati contro la persona e il patrimonio, ma da attribuire a seri disturbi psichici. Secondo i riscontri investigativi (indagine condotta dai carabinieri, coordinata dal pm Teresa Venezia), ora sussistono nei suoi confronti «gravi indizi di colpevolezza» per maltrattamenti in famiglia: dal febbraio 2011 ad oggi avrebbe aggredito la sorella, il padre e la madre. Violenze fisiche e morali, finalizzate a ottenere di somme di denaro.
Stando a quanto emerso dai primi riscontri investigativi, ad agire sarebbero stati tre malviventi con il volto coperto che hanno immobilizzato la donna, di settantasette anni, e l’hanno costretta a consegnare i pochi soldi che aveva in casa. Magro il bottino: circa sessanta euro. Preso il denaro, subito dopo i tre banditi si sono dati alla fuga: poco prima di scappare, però, hanno nascosto il telefono cellulare della vittima in un frigorifero, per evitare che avvertisse con tempestività le forze dell’ordine.
Sulla vicenda indagano i carabinieri della compagnia di Avellino. E in parallelo procedono le inchieste sugli altri due episodi segnalati nella stessa notte in due comuni della provincia. Il primo a Pratola Serra: cinque malviventi sabato scorso erano riusciti a entrare nell’appartamento di un operaio, forzando gli infissi di un balcone al pianterreno. Armati di pistole, i volti travisati da un passamontagna, avevano però trovato in casa soltanto i monili d’oro della moglie dal valore di poche centinaia di euro.
Un’ora dopo, il secondo raid a Monteforte: rapinatori in azione nellavilla di un fruttivendolo. Dopo una violenta colluttazione, avevano costretto il proprietario di casa a consegnare l’incasso del lavoro. Bottino inferiore agli ottomila euro.
Violenza in famiglia, un arresto
Un uomo di 45 anni, di Avellino, è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia e ricoverato nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa.
La misura di sicurezza è infatti stata emessa dal gip del tribunale di Avellino nei confronti di un quarantenne, già pregiudicato per reati contro la persona e il patrimonio, ma da attribuire a seri disturbi psichici. Secondo i riscontri investigativi (indagine condotta dai carabinieri, coordinata dal pm Teresa Venezia), ora sussistono nei suoi confronti «gravi indizi di colpevolezza» per maltrattamenti in famiglia: dal febbraio 2011 ad oggi avrebbe aggredito la sorella, il padre e la madre. Violenze fisiche e morali, finalizzate a ottenere di somme di denaro.
Fonte: http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=193196
Suicida un altro imprenditore nel nuorese Costretto a licenziare i due figli, si è sparato
Si è ucciso con un colpo alla testa venerdì scorso perché era stato costretto a licenziare i suoi due figli. L'imprenditore di 55 anni, secondo quanto si legge sull'Unione Sarda, ''non ha lasciato nessun biglietto ma più d'uno a Mamoiada (Nuoro) sussurra che si possa trattare dell'ennesima cronaca di una disperazione dovuta a mancanza di lavoro''.
''Da impresario aveva dato occupazione a diversi giovani del suo paese, Mamoiada, pendolari verso la costa per costruire case di villeggiatura - si legge sul quotidiano - Poi, negli ultimi mesi, il precipizio della recessione. Che si è tradotto nel fermo dell'azienda, fino alla difficilissima decisione di licenziare i due figli che si trovano alle sue dipendenze''.
Fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Suicida-un-altro-imprenditore-nel-nuorese-Costretto-a-licenziare-i-due-figli-si-e-sparato_313253765217.html
''Dalla Regione una legge ammazza servizi sociali''
VITERBO - “Quella che ci apprestiamo a discutere è una legge che ammazzerà i servizi sociali. Quindi sarà battaglia aperta”: lo hanno annunciato il capogruppo del Pd in consiglio regionale Esterino Montino insieme ai consiglieri Giuseppe Parroncini ed Enzo Foschi nel corso dell’iniziativa “La scure della Polverini – Dopo la sanità, il sociale”, ieri alle Terme dei Papi a Viterbo.
In una sala gremita sono stati illustrati tutti i lati oscuri di una iniziativa che modificherà radicalmente e in negativo il settore. “La proposta di legge – ha detto Parroncini – arriverà in aula alla Pisana il 9 maggio. L’idea iniziale non era da buttare: accorpare in una legge quadro tutte le norme sul sociale. Invece così sono riusciti a peggiorare l’esistente. Dagli attuali 55 distretti sociosanitari si passerà a 12: prima avevano la titolarità sugli interventi e si basavano su un piano di azione condiviso, ora nasce l’Oasi (organismo per le azioni integrate associate). Bel nome, ma dalle conseguenze devastanti poiché la Regione riaccentra i poteri creando questa sovrastruttura con a capo un direttore regionale. Si va a distruggere la programmazione che nasceva dal basso a favore di una logica burocratica, quindi si annulla il ruolo dei Comuni”.
Come se non bastasse, gli assistenti sociali passeranno da uno ogni 3000 abitanti ad uno ogni 10.000. “In un sistema di piccoli Comuni come il nostro – ha proseguito Parroncini – dovranno passare la vita in macchina, per spostarsi da una zona all’altra. Ma qui si parla di bambini, anziani e disabili: non si può fare un’altra legge che sia solo di bandiera come il piano casa, dove non ci sono domande. Qui c’è in gioco la persona svantaggiata”.
“Si tratta di una legge – ha commentato Foschi – di distruzione del sistema sociale. La battaglia deve quindi riguardare tutta la comunità regionale, va spostata anche sui territori. La Regione sta portando avanti un non governo che rischia di far saltare tutto: non è più alleata di cittadini e imprese, ma è diventata addirittura un problema”.
A evidenziare le conseguenze negative sono intervenuti anche il segretario provinciale del Pd Andrea Egidi, il vice Alessandro Dinelli, sindaci e cooperative sociali. Poi è toccato al capogruppo del Pd in consiglio regionale. “Con questa proposta di legge – ha spiegato Montino – rischiano di azzerare l’intervento pubblico sui servizi sociali. Già abbiamo registrato un taglio di 191 milioni di euro, passando da 495 a 304. Noi abbiamo mostrato responsabilità, garantendo l’approvazione della legge sull’Alzheimer perché la maggioranza non aveva i numeri. Ma non ci hanno messo un euro. Sulla sanità si sono salvati dal superprelievo al tavolo nazionale di verifica per soli 2 milioni su un totale di 11 miliardi. Da dove arrivava lo sbilancio? Dall’aumento nell’ultimo anno di 30 milioni dei costi della mobilità passiva: ciò su cui li abbiamo sempre messi in guardia”.
Sulla legge in discussione il Pd annuncia battaglia. “Faremo ostruzionismo: abbiamo mille emendamenti pronti. Ma è necessario coinvolgere i territori, facendo arrivare centinaia di ordini del giorno che dicano che la proposta è sbagliata. Quella sui servizi sociali – ha concluso Montino – è una competenza storicamente dei Comuni e a questi deve rimanere”.
Fonte: http://www.viterbonews24.it/news/dalla-regione-una-legge-ammazza-servizi-sociali_12455.htm
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